BUSTO ARSIZIO – E’ stato condannato a un mese e a pagare due mila euro di danni Nicolò Tandurella, pastore e agricoltore molto noto a Fagnano in quanto fonte di numerosi malumori e non solo, accusato di interruzione di pubblico servizio. La sentenza emessa oggi, venerdì 10 gennaio, dal giudice del tribunale di Busto Arsizio Francesca Roncarolo.
I fatti contestati
I fatti risalgono all’11 settembre del 2019. Secondo quanto ricostruito dall’accusa Tandurella avrebbe bloccato l’accesso agli uffici comunali con il proprio gregge (dieci pecore e due capre, oltre al cane pastore) per protesta chiedendo a gran voce che gli venisse concesso il reddito di cittadinanza. La presenza degli animali sullo stretto ponticello che dà accesso al municipio, tra l’altro transennato, avrebbe impedito a dipendenti comunali e utenti di raggiungere gli uffici amministrativi. Oggi in aula sul punto sono stati ascoltati l’ex sindaco di Fagnano Elena Catelli (alla guida del Comune all’epoca dei fatti) e uno dei carabinieri della stazione di Fagnano intervenuti quella mattina per gestire la situazione. Il militare ha spiegato che il gregge impediva o quanto meno rendeva estremamente pericoloso l’accesso al Comune con il pericolo che la presenza degli animali potesse far cadere le transenne presenti con il rischio che qualcuno potesse farsi male.
Non è vero niente
Diversa la ricostruzione di Tandurella, assistito dall’avvocato Letizia De Carlo, che oggi ha reso esame come imputato. In base ha quanto dichiarato in aula il pastore stava portando il gregge al pascolo quando venne fermato da una pattuglia dei carabinieri. Il gregge, affamato, non si era fermato immediatamente andando a brucare i fiori dell’aiuola davanti alla sede di un istituto bancario. Salvo poi essere messe in un angolo, vicino all’ingresso al Comune, «ma senza ostruire il passaggio- ha detto Tandurella – Io ho obbedito agli ordini. Mi sono fermato e, grazie al cane che non è mai stato aggressivo, spostavo le pecore in modo da garantire il passaggio quando mi veniva chiesto. Quelle contro di me sono accuse false. Non ho mai portato il gregge in municipio per chiedere il reddito di cittadinanza. Non sono stupido, lo avrei chiesto all’Inps al massimo visto che l’amministrazione non ha alcun potere in quest’ambito».
La sentenza
L’accusa definendo inverosimili le dichiarazioni del pastore ha chiesto una condanna a 4 mesi, mentre Elisabetta Brusa, avvocato di parte civile per il Comune, ha chiesto un risarcimento pari a 5mila euro per i danni patiti dall’ente. Il giudice, dopo una breve camera di consiglio, ha limato le richieste condannando Tandurella a un mese e al pagamento di 2mila euro di danni.
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