Femminicidio Samarate, le parti civili: «Gerardi è la banalità del male»

Nella foto Teresa Stabile uccisa dal marito Vincenzo Gerardi

SAMARATE – «Teresa voleva recuperare dignità. Voleva recuperare il rispetto per se stessa e la serenità. Tutte cose che il matrimonio con Gerardi le avevano tolto nel corso degli anni». E’ l’avvocato Manuela Scalia, parte civile per i genitori e la sorella di Teresa Stabile, uccisa con 16 coltellate dal marito Vincenzo Gerardi a Samarate il 16 aprile 2025 non solo a dare voce ai famigliari della vittima ma raccontare gli ultimi giorni della donna. Teresa dal marito si era allontanata dopo 32 anni chiedendo la separazione.

Teresa era terrorizzata

«Era una donna psicologicamente schiacciata, aveva perso fiducia – ha proseguito Scalia – Una donna pacata che voleva riprendere possesso della propria vita. Qualcuno si chiederà perché non si sia allontanata prima. La risposta è semplice: Teresa aveva paura. Paura per sé e per i suoi figli. Era terrorizzata, per anni ha accettato di subire per proteggere i figli e i genitori. Quegli stessi famigliari che dal momento della morte di Teresa vivono un ergastolo emotivo». Una paura affatto infondata visto l’epilogo drammatico che il suo desiderio di essere libera ha avuto.

O tornava o la uccideva

«Per Gerardi c’erano solo due ipotesi: o Teresa tornava da lui oppure usciva di casa in orizzontale, come ha più volte detto – ha aggiunto Scalia – Teresa umiliata dalle forze dell’ordine quando a loro si è rivolta, accusata da Gerardi di un rapporto extraconiugale con un’amica. Che non risulta, ma che anche qualora fosse stato vero di certo non avrebbe potuto portare ad un omicidio. Nel corso di tutto il processo non c’è mai stata una sola parola che abbia condotto la loro storia a una storia d’amore». Scalia si è quindi associata alla richiesta di condanna all’ergastolo già formulata dal pubblico ministero Ciro Caramore.

La banalità del male

Condanna che «non può che essere un ergastolo – ha aggiunto l’avvocato Cesare Cicorella, parte civile per i figli di Teresa – Per loro non finirà tutto con il processo, un ergastolo per questi ragazzi privati della madre e, orrore nell’orrore privati della madre dalla mano del padre, l’ergastolo servirà, spero, a chiudere definitivamente una porta». Cicorella ha parlato di Gerardi citando la «banalità del male. Cioè quando un individuo rifiuta di essere una persona – ha aggiunto – Per Gerardi Teresa era un oggetto, non un essere umano ma una cosa sua. Quando l’imputato ha preso la parola io speravo in un momento di pentimento. Invece mai abbiamo visto un’emozione, un attimo di ravvedimento o il riconoscimento di un errore. Il processo è semplice, le aggravanti sono state tutte provate, la condanna non può che essere all’ergastolo».

Il peso dell’indifferenza

Cicorella ha parlato anche di indifferenza citando i messaggi inviati da Gerardi alla sorella Daniela: «Esplici nelle intenzioni dell’imputato. Scritti ben prima dell’omicidio. Davanti a una situazione così preoccupante, così pericolosa la sorella cosa ha fatto? Ho forse chiamato Teresa o i suoi famigliari per allertarli? No, davanti a questo la sorella non ha fatto niente. Per questo parlo di indifferenza». Il legale ha quindi ripercorso l’aggressione, le 16 coltellate inferte con una virulenza tale da trafiggere anche la cintura di sicurezza e arrivare agli organi vitali nonostante la lama fosse corta. «Colpi devastanti che indicano una regressione all’epoca della clava di civiltà e cultura». Cicorella ha poi chiuso mettendo l’accento sugli atti persecutori subiti da Teresa nel momento in cui ha deciso di andarsene: «Quegli atti persecutori che sono la premessa dell’omicidio», ha concluso l’avvocato.

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