di Massimo Lodi
La Notte Inaspettata. Non perché fosse imprevisto l’alt alla Flotilla, l’abbordaggio degl’israeliani alle barche umanitarie, il prevalere della crudità di guerra sull’animo di misericordia. Ma perché erano impreviste manifestazioni numerose, spontanee, partecipate in tante città italiane. Milano, Roma, Torino, Napoli, Bologna, altrove. Manifestazioni in sospetto (insistito) d’essere lo sbocco d’un certosino disegno anti-governativo, e che magari/forse lo sono in parte; ma che nella sostanza maggioritaria sembrano qualcosa d’assai diverso. No sguaiatezze, no violenze. Sì indignazione, sì protesta. Occupazioni pacifiche di binari, comprese.
Un fiume di giovani. E idem di post-giovani. Gente d’ogni età, gente d’ogni ceto sociale, gente d’ogni orientamento politico. Il sentiment che le televisioni trasmettono è d’un sussulto di semplice riprovazione, di sincero risentimento, di elementare patriottismo. Elementare uguale basico. Se vedi in ambasce i tuoi connazionali, ti senti preso da naturale solidarietà. Al netto della generosa/pericolosa iniziativa dei naviganti. Certo era meglio che si fermassero, una volta conseguito l’obiettivo di mobilitare in favore dei palestinesi, trucidati a migliaia, le coscienze fino ad oggi sopite; certo andava messo nel conto il rischio d’una complicazione del processo di pace; certo l’appello del presidente Mattarella meritava miglior ascolto, assieme alla preghiera delle gerarchie ecclesiastiche. Però.
Però, tutto questo considerato e senza risparmio d’obiezioni, la discesa nelle piazze è stata avvertita come un richiamo ineludibile, un dovere civico, un servizio ai fondamentali della convivenza tra persone titolate a definirsi così. Di qui la Notte Inaspettata. Dentro la quale si sono calati, di sicuro, gli appartenenti all’associazionismo organizzato, ai partiti di sinistra, all’Italia del dissenso anti-governativo; e insieme, tuttavia, si sono calati gli appartenenti semplicemente a sé stessi, alle loro sensibilità, all’idea che hanno d’esser parte d’un Paese. Precisamente: d’una Nazione. Enne maiuscola. La Nazione è qualcosa talvolta catalogabile oltre la retorica, gli stereotipi, la propaganda. Risponde alla domanda d’unità di cuori che eventi speciali sollecitano.
La Notte Inaspettata, nel suo articolarsi molto naïf e poco soggetto a comanderie, sta rappresentando -ora e qui, allo scoccare della mezzanotte, mentre buttiamo giù una noterella affatto pretenziosa- l’esatto contrario dei giorni delle votazioni, cui ci si è purtroppo abituati. Penosa sagra dell’astensionismo deteriore i secondi, pensoso festival della partecipazione la prima. Festival è parola di certo inappropriata e sfiora l’irriverenza. Ma non se ne trova di migliore a indicare il genuino popolarismo che han conosciuto gl’italiani in giro per le loro città, incrociando i cortei dei manifestanti; e che han conosciuto gl’italiani impoltronati davanti ai teleschermi, guardando scene così cariche d’emozione da far sorgere il dubbio che non di realtà in diretta si trattasse e invece d’un film tirato fuori da un fantasioso repertorio. Ma guarda che dono romanzesco ci regala, la Notte Inaspettata.
Flotilla, manifestanti a Saronno sui binari dei treni diretti a Malpensa
