Forcora, i volontari: «Grazie “nonna” per aver dato un senso alla nostra missione»

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Volontari impegnati nelle ricerche alla Forcora (foto Fb Nucleo Mobile di Pronto Intervento Protezione Civile)

MACCAGNO CON PINO E VEDDASCA – Della sua storia nelle scorse ore ha parlato tutta Italia: Giuseppina Bardelli ha suscitato tanta sorpresa e ammirazione con la sua incredibile forza di volontà, che le ha permesso di resistere per quattro notti all’addiaccio all’età di 89 anni a 1200 metri d’altezza bevendo solo acqua piovana. Ma la sua straordinaria vicenda si affianca a quella dei volontari, che incessantemente hanno continuato a crederci anche quando le speranze sembravano essere ridotte al lumicino, fino al lieto fine di ieri, domenica 25 agosto.

70 persone impegnate ogni giorno

Al campo base e lungo i sentieri della Forcora per giorni si sono alternati uomini e mezzi tra Protezione civile, Vigili del fuoco, Soccorso alpino, Croce Rossa Italiana, Ust e forze dell’ordine. A tutti loro va il grazie del sindaco Ivan Vargiu, che ha seguito costantemente le operazioni. «Una macchina che ha funzionato alla perfezione con circa 70 uomini impegnati ogni giorno nelle ricerche – dice il primo cittadino di Maccagno con Pino e Veddasca – abbracciare il figlio della Sig.ra Giuseppina dopo il ritrovamento è stata la mia prima grande gioia da Sindaco, un giorno che ricorderò per sempre». Il Comitato regionale Lombardia della Croce Rossa parla di «un fantastico ed intenso lavoro di squadra che ha permesso di risolvere il tutto nel migliore dei modi».

Grazie nonna

Ed è particolarmente toccante il messaggio dedicato alla signora Giuseppina, chiamata affettuosamente “nonna”, che porta la firma dei volontari del Coav della Comunità Montana Valli del Verbano.

La nonna di tutti noi trovata in vita dopo 4 notti e 5 giorni di ricerca su al Passo della Forcora.
Volontari, impegno, tecnologia, expertise, cuore, niente è rimasto a casa. Tutto era lassù al campo base, dove uno spiegamento di forze ha impressionato i numerosi passanti del turismo di fine agosto. Nulla è stato lasciato al caso, nemmeno un metro di quella zona bellissima e impervia, nemmeno un anfratto, nemmeno un boschetto di felici altissime e nessun salto di roccia o sentiero è rimasto inesplorato.

E allora via via un succedersi di battute, di strategie, di ascolto di ogni piccolo indizio, dei volontari, dei cani da ricerca, dei droni a rilevanza termica, dei risultati di sorvolo degli elicotteri di telecamere e anche di intuizioni. Ma sono state le squadre a terra a fare la differenza. Quelle squadre composte dai Volontari di Protezione Civile, dal Soccorso Alpino, dai Vigili del Fuoco, dai Soccorritori di Croce Rossa, dalle Unità Cinofile, tutti insieme volti all’unico sperato obiettivo.

Poi in tarda mattinata, la radio del posto di comando avanzato che aveva trasmesso solo vani indizi, in un breve ma inequivocabile messaggio gracchia un “trovata” e poi dopo qualche secondo nei quali al campo è calato un silenzio sospeso in un limbo surreale ha detto “viva”. Obiettivo raggiunto nello stupore della razionalità che il cuore sapeva essere solo messa lì per eludere le emozioni.

È stato possibile ritrovarti perché un complesso sistema di ricerca ha funzionato all’unisono.
Grazie “nonna”, per aver resistito così tenacemente nel bosco per tutto quel tempo e aver dato così un senso alla nostra missione.

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