GALLARATE – E’tornato a Gallarate Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, per dare un supporto concreto ai genitori con la conferenza organizzata dall’Associazione Genitori Ronchi della scuola primaria Leonardo Da Vinci. L’incontro, dal titolo “Essere genitori, adulti ed educatori nel terzo millennio: sfide complessità e ruoli”, ha riempito il Teatro Nuovo.
Le sfide della genitorialità
Non il solito monologo ma un’occasione di confronto tra professionisti con la collaborazione di Silvia Ceresa, psicologa dell’età evolutiva, e della maestra Nancy Perazzolo, insegnante nella scuola primaria. Un dialogo con domande ma anche commenti e osservazioni che hanno coinvolto tutto il pubblico. La sala era gremita di genitori stimolati ad essere la migliore versione di se stessi, partecipi e interessati ad acquisire nuovi strumenti di genitorialità. Pellai per l’occasione ha offerto numerosi spunti, già analizzati e sviscerati nei suoi libri, ora raccontati anche con un pizzico di ironia e con esempi concreti tratti, tra le altre cose, dalla vita dei suoi quattro figli.
Il terzo incomodo
La sovraesposizione digitale, l’educazione emozionale e lo sviluppo della capacità narrativa, il bisogno di ascolto e di dialogo, il ruolo dei papà come pionieri e protagonisti attivi di un cambiamento, e non per ultima la corresponsabilità della scuola e della famiglia nel costruire un progetto comune per indicare la rotta nel percorso educativo. Queste le tematiche sulle quali i tre professionisti si sono confrontati.
La complessità dell’essere genitori secondo Pellai oggi deriva, tra le altre cose, anche dalla «presenza di un terzo incomodo: lo smartphone», un oggetto che costringe gli adulti a «risintonizzarsi su nuovi canali e, come in un caleidoscopio, reinventarsi arrivando a rinegoziare i valori per adattarsi alla realtà. Senza cedere alla tentazione di fornire uno strumento così pericoloso prima dei 14 anni», come spiega bene nel libro dedicato all’argomento. Ai genitori che hanno difficoltà a far gestire l’utilizzo dello smartphone da parte dei bambini e ragazzi ha ricordato che «i nostri figli sono assediati da tanti Lucignoli che fanno credere di essere nel Paese dei Balocchi. Eppure quel Lucignolo è stato presentato da noi».
Regole e confini
Per questo ha sottolineato l’importanza dei confini e delle regole utili per aiutare i ragazzi a gestire, anche emotivamente, situazioni che alla loro età non sono in grado di affrontare nella loro complessità. Regole e confini che possono generare «rabbia nei figli che si confrontano con l’adulto perché riconoscono che non è il loro migliore amico ma una figura che pone limiti e guida in direzione del proprio progetto educativo».
Ma i genitori nel confronto con i figli sono davvero in grado di ascoltare le loro parole ed emozioni? La conversazione tra i professionisti al Teatro Nuovo si è spostata così sulla difficoltà di ascoltare davvero i messaggi che bambini e i ragazzi consegnano alle famiglie quotidianamente, sollecitando il dialogo tra genitori e figli affinché tutti imparino ad esprimere le proprie emozioni, positive e negative. Davanti ad una «fragilità dei genitori che non sanno accogliere il dolore dei figli» Pellai ha suggerito di coltivare e far coltivare ai ragazzi la lettura, lo strumento che costruisce le reti neuronali necessarie alla gestione delle emozioni e mantiene allenate le competenze acquisite, insegnando l’importanza e la necessità di sapersi raccontare e di saper ascoltare.
Le ciambelle di salvataggio
Per una generazione di mamme e papà attenti ai principi della genitorialità ma perennemente di corsa e in affanno per la mancanza del tempo per coltivarli, Pellai ha lanciato numerose ciambelle di salvataggio e ha ricordato al suo pubblico una regola tanto semplice quanto difficile da applicare: «serve più lentezza per noi adulti, per essere più profondamente connessi con i bambini». E meno con gli smartphone.
Matilde Gonnella
