Gallarate, anche l’ex sindaco Luini con Vannacci. «Pronto a ricandidarmi»

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GALLARATE – A metà degli anni Novanta, Angelo Luini, sindaco leghista di Gallarate, suggerì a Roberto Maroni, ministro dell’Interno, l’intervento manu militari in piazza della stazione, fin da allora luogo sensibile per l’ordine pubblico. “Manu militari”, scrisse esattamente così nella missiva che inviò al capo del Viminale. Non ricevette risposta. “Oggi, trent’anni dopo, ho finalmente trovato un politico che la pensa come me: per risolvere certi problemi ci vuole l’esercito” dichiara Luini per spiegare la sua adesione a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Per dirla in un altro modo, c’è voluto un ex generale per accogliere quella proposta. E convincere Luini a schierarsi d’emblée dalla sua parte. “Del resto – esemplifica –l’immigrazione selvaggia e la sicurezza sono le questioni prioritarie della nostra società: vanno affrontate con risolutezza, non con le chiacchiere”.

Un altro nome eccellente di Gallarate, dopo il consigliere regionale Luca Ferrazzi, scende in campo con le truppe vannacciane. Luini si è iscritto al Comitato cittadino 450, pronto a riprendere posto nel mondo politico cittadino. “Se sarà il caso non mi tirerò di certo indietro: mi ricandiderò”  fa sapere con la schiettezza che lo ha sempre contraddistinto. Leghista della prima ora approdò in Municipio sull’onda del Bossi-pensiero, a ridosso dell’inchiesta Mani Pulite che aveva terremotato i “poteri forti” della politica, anche a Gallarate. La Lega fece manbassa di consensi, Angelo Luini divenne primo cittadino a furor di popolo, con quasi il 70 per cento dei consensi.

Grazie a quel “risultato bulgaro” rimase in sella dal 1993 fino al ’97, quando dovette lasciare il posto al forzista Angelo Greco. Si ripresentò alle successive elezioni con una sua lista, Vivi Gallarate, in contrapposizione alla stessa Lega, gruppo civico che raggiunse il 15 per cento dei voti. Per poi scemare durante gli anni, fino all’uscita momentanea dalla scena pubblica.

Ora rieccolo in pista  con i “futuristi” di Vannacci, movimento in cui avrà modo di muoversi secondo schemi decisionisti che avrebbe voluto attivare già da sindaco, frenato allora dalle regole amministrative e da un Carroccio che, a un certo punto, cercò di legargli le mani, di condizionarlo. La rottura fu inevitabile. Ritrovarlo ora al fianco del generale non è affatto una sorpresa. Per uno come lui, si tratta di un’adesione ideologica probabilmente naturale, a differenza dei molti che sono saliti sul carro di Vannacci con obiettivi poco nobili, se non quelli di accasarsi con la speranza di trovare posti da occupare. Vedremo alle prossime elezioni del 2027 come si schiereranno i diversi comitati, quali liste presenteranno e, soprattutto, quali candidati. Angelo Luini sarà sicuramente della partita.

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