L’ha detto lui, il generale, in diretta Tv: “I miei colleghi di partito sono il rifiuto degli altri, quello che avanza. A me sta bene, voglio la sporca dozzina”. Non esattamente una attestazione di autorevolezza politica per il nascente partito di Futuro Nazionale (nel fine settimana è in agenda l’assemblea costituente a Roma), ma una provocazione bella e buona, di quelle a cui Roberto Vannacci ci ha abituati. Linguaggio diretto, privo di fronzoli, che va a segno nel “subconscio della nazione”, come spiega Massimo Gramellini sul Corriere della Sera. E che ammalia schiere di politicanti, vecchi e nuovi, più vecchi che nuovi, in cerca d’autore, pronti a salire sul carro che, per il momento, viaggia veloce verso vette elettorali impensabili.
Al netto delle valutazioni ideologiche, si accomodano in molti sotto l’ala vincente di Vannacci, convinti di trovare una legittimazione politica, per loro impossibile altrove per una serie di ragioni, a volte per nulla commendevoli. Ci raccontava un vannacciano di fresca adesione, veterano di una destra in cui non si riconosce più, della corsa al tesseramento: “Sorprendente, mai vista una cosa del genere”. Parlava di Varese e della sua provincia, dove, come nel resto del Paese, si generano circoli con le insegne del generale a ritmo continuo, dalle principali città ai centri minori.
Ciò che balza subito all’occhio sono i curricula di molti di coloro che formano le inedite truppe: salvo alcune eccezioni, non è esattamente il meglio di quanto può offrire il mercato. Personaggi ai margini della scena pubblica, se non finiti nell’oblio più assoluto, che riprendono fiato, ricompaiono, si ricollocano, s’impancano e sono pronti a cimentarsi alle urne con chiare velleità di comando.
In principio fu Stefania Bardelli, detta la Bersagliera, a schierarsi con entusiasmo dalla parte di Vannacci. Aggregò persone, organizzò incontri, lanciò proclami per poi eclissarsi, e nessuno ha mai saputo perché. Dopo di lei, un’alluvione di tessere, ci verrebbe da dire. Centinaia le adesioni in sede locale, tutte in scia alla crescita di un movimento che giudica Giorgia Meloni una rappresentante della destra che “ha perso la trebisonda”, che parla apertis verbis di remigrazione, che echeggia la famigerata X Mas, che afferma di non essere in cerca di poltrone ma che sta imbarcando la qualunque. Cosa dire, forse sono le poltrone che cercano Vannacci.
Preoccuparsi? La prima a sollevare il dubbio è proprio la premier: “Futuro Nazionale fa il gioco della sinistra, altro che vera destra”. A cascata ci sono gli altri leader del centrodestra. Turbati? Eccome. Tra un anno si vota per le amministrative anche a Varese, Busto Arsizio e Gallarate. Quale sarà il ruolo del nuovo partito? Quale l’atteggiamento da assumere? Chi sinora ha irriso i vannacciani rischia di finire irriso sul serio a sua volta. In provincia, “quella sporca dozzina” (reminiscenze cinematografica della pellicola di Robert Aldrich) sta piantando solide radici. Saranno pure “scappati di casa”, come li giudica imprudentemente qualcuno ai vertici di un partito, ma si stanno attrezzando in modo consistente, E con il consenso degli elettori.
