GALLARATE – Tra applausi, sorrisi, frasi di circostanza e la naturale emozione di chi siede in consiglio comunale per la prima volta, ieri sera 9 febbraio è passata quasi inosservata la frase principale del discorso di insediamento del nuovo consigliere comunale di Forza Italia, Stefano Bertoglio. Ma l’ha detta. E apre una nuova stagione di conflitto all’interno del partito a Gallarate.
La frase incriminata
«Accetto l’incarico – ha dichiarato – con senso di responsabilità e nel rispetto del mandato che Forza Italia e la maggioranza congressuale hanno espresso a Gallarate. In quest’aula intendo rappresentare proprio quella parte di Forza Italia, lavorando con serietà, spirito costruttivo e autonomia di giudizio, nel rispetto delle istituzioni e del partito». Ma cos’è la maggioranza congressuale? Non è nient’altro che la corrente che fa riferimento all’ex vicesindaco Rocco Longobardi, esautorato dal suo ruolo dal segretario Calogero Ceraldi dopo aver creato un asse di ferro all’interno della sezione cittadina con l’ex primo cittadino Nicola Mucci. Con questo nome si definiscono infatti i longobardiani dal comunicato diramato lo scorso 27 gennaio da Paolo Brufatto, giorno della estromissione dalla giunta del loro capocorrente.
La vendetta
Di fatto, dunque, Bertoglio ha voluto spaccare in due il gruppo consigliare sin dal suo esordio. Una mossa con risvolti insidiosi per il partito, perché se decidesse ufficialmente di uscire, creando il Gruppo misto o accasandosi altrove, verrebbero meno i due consiglieri per Forza Italia e dunque la condicio sine qua non – secondo la regola che si è dato il centrodestra a inizio legislatura – per avere un assessorato. A quel punto Belinda Simeoni, fresca di nomina, rischierebbe già il posto? Al momento si tratta di fantapolitica, anche perché il sindaco Andrea Cassani – che a malincuore ha dovuto mandare a casa Longobardi – non ha alcuna intenzione che attraverso i giochini interni ai partiti ci si prenda beffa delle istituzioni. E poi perché Bertoglio, al momento, si è limitato a una frase talmente sibillina che in pochissimi hanno colto. Tant’è vero che il segretario Ceraldi, al suo fianco, lo ha persino applaudito al termine dell’intervento.
Ma la realtà è che Longobardi sta preparando la sua vendetta, provando a compattare i dieci “ribelli” che lo scorso ottobre sfiduciarono la segreteria, aprendo la faida interna al partito. In quel gruppetto c’erano, oltre a lui, anche Bertoglio, Brufatto e l’ex presidente della Camera di Commercio Fabio Lunghi che, in più di un’occasione, non ha mai nascosto l’ambizione di proporsi come futuro sindaco della città.
La “maggioranza congressuale”, così come si fanno chiamare, continua a sentirsi, vedersi e relazionarsi a più livelli con vari esponenti del partito a partire da Gianfranco Librandi, a cui fanno riferimento da alcuni mesi. Ceraldi applaude, dunque, ma farebbe bene a guardarsi le spalle.
FI Gallarate, i Longobardiani al contrattacco: «Inaccettabile silenzio di Longhini»
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