Uto Ughi a Gallarate: «Si suona come in Giappone». E Busto? «Parlano da 50 anni»

Gallarate intervista uto ughi

GALLARATE – «Gallarate dimostra che ci sono ancora realtà di provincia che stanno molto attente alla qualità del suono». Parola di Uto Ughi, tra i più celebri violinisti italiani, pronto a tornare domenica 25 ottobre sul palco del Teatro Condominio dopo il concerto dello scorso anno, rimasto nel ricordo del pubblico. La promessa fatta al termine di quella serata è stata mantenuta: domenica 25 ottobre il maestro tornerà in città, accompagnato dai Virtuosi del Lemene, per un nuovo appuntamento con la grande musica. Le prevendite sono già aperte su TicketOne.
Intervistato da Malpensa24 Tv, sul canale 410 del digitale terrestre, Ughi ha raccontato il legame con il pubblico gallaratese, soffermandosi su un aspetto che considera fondamentale per la musica: la qualità degli spazi in cui viene eseguita. E proprio da qui nasce il confronto con Busto Arsizio, città d’origine del violinista, chiamata a guardare all’esempio della vicina Gallarate. Guarda il video:

Busto può fare lo stesso

Una considerazione che si allarga al ruolo delle istituzioni e agli investimenti culturali. Per Ughi, una città di provincia può raggiungere risultati sorprendenti quando ci sono entusiasmo, attenzione e volontà di fare bene. Un ragionamento che riguarda anche la presenza a Gallarate del Conservatorio, recentemente statizzato, frequentato ogni anno da numerosi studenti stranieri, anche provenienti dalla Cina e dal Giappone. «La provincia deve dare dei risultati sorprendenti, perché intanto c’è un grande entusiasmo, la voglia di fare bene. Un conservatorio in una città piccola è un fiore all’occhiello di ogni persona di cultura», osserva il violinista.
Ma è soprattutto quando il discorso si sposta sulle sale da concerto che il confronto con Busto Arsizio diventa più diretto. Ughi, che è originario proprio della città bustocca, indica l’esempio gallaratese come un modello da seguire: «A Busto Arsizio ne parlano da 50 anni, ma può fare come ha fatto Gallarate, che ha fatto tre sale da concerto di primissimo ordine». E aggiunge un paragone che restituisce il valore attribuito a strutture adeguate e alla cura dell’acustica: «In queste sale è come suonare in Giappone o in Germania, dove c’è grande attenzione per i luoghi dove si fa la musica».
Parole che non si trasformano in una polemica aperta. Il maestro preferisce non alimentare contrapposizioni: «Non ho nessuna intenzione di polemizzare prima di un concerto». Resta però il senso del suo intervento: investire in luoghi adatti alla musica significa dare valore alla cultura e creare opportunità per artisti e pubblico, anche lontano dalle grandi capitali.

La musica come educazione

L’appuntamento di domenica 25 ottobre riporterà Ughi sul palco del Teatro Condominio insieme ai Virtuosi del Lemene. Il programma prevede un concerto di Vivaldi e uno di Bach. La musica, del resto, accompagna da sempre la sua vita. «Non ho nessun sogno professionale: ho sempre fatto questo, tutta la vita, fin da quando ero ragazzo. Finché ho la salute per farlo, lo faccio».
Nell’intervista a Malpensa24 Tv trova spazio anche il tema dell’educazione musicale, sul quale Ughi è impegnato attraverso la propria Fondazione e il lavoro nella Sottocommissione per la revisione delle nuove indicazioni nazionali, presieduta nell’ambito dell’iniziativa promossa dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Il maestro insiste sull’importanza di avvicinare i bambini alla musica fin dai primi anni di scuola, non soltanto per formarne le competenze artistiche, ma anche per favorire la crescita personale e la capacità di stare insieme. «Un bambino che canta e che suona insieme agli altri impara ancora prima di parlare ad ascoltare», sottolinea. E sul canto corale aggiunge: «Un coro insegna moltissime cose, perché la voce umana è il più bello di tutti gli strumenti. Cantare in coro forma il buon gusto, l’eleganza e la profondità». Ughi riconosce al ministro Valditara il merito di aver riportato l’attenzione su un tema che, a suo giudizio, per troppo tempo è stato trascurato in Italia, nonostante la grande tradizione musicale del Paese. «È un dovere», afferma, riferendosi alla necessità di garantire ai giovani una formazione che comprenda anche la musica.
Un messaggio che si lega idealmente al confronto tra Gallarate e Busto Arsizio: la cultura non deve essere un privilegio delle grandi città, ma una risorsa da coltivare anche nei centri di provincia, attraverso strutture adeguate, formazione e attenzione alla qualità. Domenica 25 ottobre, al Teatro Condominio, sarà ancora una volta il violino di Uto Ughi a parlare al pubblico. Con la promessa mantenuta di un ritorno e un messaggio che, al di là del concerto, riguarda il futuro della musica e il ruolo delle città nel renderla accessibile.

Uto Ughi ha mantenuto la promessa: torna a Gallarate con un altro grande concerto

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