Il 2026 al Maga di Gallarate: dopo Kandinsky Arte viva, Scheggi e Agnetti

Gallarate museo maga 2026

GALLARATE – La grande mostra “Kandinsky e l’Italia”, progettata e realizzata dal Maga in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia, rimarrà aperta fino al 12 aprile. Ma nel frattempo il museo d’arte contemporanea di Gallarate delinea e presenta i progetti che animeranno le sale di via De Magri nel corso del 2026. 

Arte Viva 

Dal 31 gennaio al 5 ottobre, si terrà la XXVIII Edizione Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate, dal titolo “Arte viva. Processi performativi e partecipativi come pratica” che presenta le opere di cinque artisti – Allison Grimaldi Donahue, Francesco Fonassi, Francesca Grilli, Beatrice Marchi, Martina Rota – che si esprimono attraverso linguaggi performativi capaci di coinvolgere la parola, il corpo, il suono, l’altro. Pratiche che assumono una dimensione processuale e relazionale, interrogando i confini dell’opera e il ruolo stesso del pubblico.

Scheggi e Agnetti 

Dal 23 maggio all’11 ottobre, il Maga approfondirà le figure di due importanti protagonisti italiani dell’arte internazionale: Paolo Scheggi e Vincenzo Agnetti.
L’esposizione dedicata a Paolo Scheggi, uno dei maestri più riconosciuti delle indagini sperimentali degli anni Sessanta, erede dello Spazialismo e tra i fondatori della pittura monocroma e oggettuale, curata da Emma Zanella, direttrice del Maga e da Ilaria Bignotti, curatrice scientifica dell’Archivio Scheggi, celebrerà l’ingresso dell’opera del maestro toscano dal titolo Struttura modulare (1967), nelle collezioni permanenti del Museo gallaratese, reso possibile grazie alla vincita del bando indetto da PAC-Piano per l’Arte Contemporanea 2025 della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Dall’altro lato, il progetto espositivo su Vincenzo Agnetti, maestro concettuale italiano, curato da Alessandro Castiglioni, vicedirettore del Maga, pone l’attenzione sullo specifico interesse di Agnetti per la fotografia concettuale e per una pratica che mette al centro la capacità narrativa del frammento fotografico, della sua decontestualizzazione e ricontestualizzazione, l’attraversamento della storia e dei media, il dialogo con la letteratura e con la tecnologia.

Torna Archivifuturi

Dal 5 al 21 giugno, in un territorio compreso tra l’alto milanese e la provincia di Varese, fino ai laghi e il confine svizzero, il museo di Gallarate torna a essere l’epicentro di “Archivifuturi. Festival degli Archivi del Contemporaneo”. Giunto alla sua quinta edizione, presenta un programma articolato di mostre, aperture straordinarie e appuntamenti musicali e educativi, realizzati dai 20 partner della rete Archivi del Contemporaneo.
Il Museo e l’Associazione Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate ETS dedicano i tre giorni inaugurali (5-7 giugno) alle arti performative, ponendo al centro il tema della performance come pratica artistica e come strumento di attivazione del patrimonio.
A partire dal 5 giugno, in occasione della Notte degli Archivi 2026 promossa da Archivissima, gli artisti protagonisti della mostra Arte viva, in programma al Maga dal 31 gennaio all’11 ottobre – Allison Grimaldi Donahue, Francesco Fonassi, Francesca Grilli, Beatrice Marchi e Martina Rota – terranno una serie di incontri, sostenuto da pratiche artistiche dinamiche e partecipative, contribuendo all’incontro tra linguaggi vivi e performativi, capaci di attivare nuove modalità di relazione con i luoghi e di coinvolgere pubblici differenti.
Il carattere interdisciplinare della performance (linguaggio, corpo, parola, gesto, suono, multimedialità) consente di ampliare l’orizzonte di comprensione e di esperienza dell’oggetto culturale e del patrimonio artistico, materiale e immateriale, custodito e riattivato nei luoghi della rete.
I partner della rete sono luoghi di conservazione e valorizzazione di un patrimonio culturale e artistico inteso come giacimento non solo da preservare, ma da riattivare attraverso linguaggi, esperienze e pratiche condivise. La performance diventa così una possibilità, una metodologia di analisi fondata su nuovi modelli di esperienza del patrimonio; la pratica performativa, agita dall’artista, dal curatore e dallo stesso pubblico, si configura come strumento di partecipazione.

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Gallarate museo maga 2026 – MALPENSA24

 

 

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