GALLARATE – C’è chi dice sì, «ci vuole». C’è chi dice no, «meglio investire su quello attuale». Gallarate si divide sulla prospettiva di chiusura del Sant’Antonio Abate e, soprattutto, sul progetto dell’ospedale unico che sorgerà nel 2031 a Busto Arsizio, nel quartiere di Beata Giuliana. Sono stati proprio i cittadini a raccontare sensazioni, dubbi o speranze in merito alla maxi-opera che da tempo fa discutere il territorio. Lo hanno fatto in occasione della tappa gallaratese del tour di Malpensa24, intercettati tra le bancarelle del mercato settimanale.
Gallarate si divide
Se ne è parlato moltissimo dell’ospedale unico. E non solo negli ambientati frequentati dalle istituzioni (come consigli comunali, Commissioni, conferenze). È invece un tema che raggiunge tutti, durante la vita di ogni giorno. Sono quindi i cittadini a prendere una posizione ora, e Gallarate sembra dividersi a metà sull’utilità di un unico nosocomio. Chi pensa che il progetto possa essere uno sbocco inevitabile, che aiuterà a garantire al territorio un servizio sanitario di qualità. Chi invece è di tutt’altra opinione, una frangia contraria alla chiusura del Sant’Antonio Abate sull’onda lunga della petizione l’opera.
«Sarà utilissimo», dice qualcuno. «Sono molto favorevole: nessuna recriminazione nei confronti della giunta che sta appoggiando la nascita si una struttura innovativa». E così altri, sostenendo che «ci vuole». E poi c’è chi respinge il piano: «Per me non serve», il commento ai microfoni. «Stiamo bene con il nostro ospedale. Meglio migliorare quello che c’è». Oppure: «Meglio mantenere due strutture». O anche: «Speriamo che Gallarate non chiuda. Ne abbiamo bisogno». Guarda gli interventi completi nel video:
Il cronoprogramma
Anche Daniela Bianchi, direttore generale di Asst Valle Olona, di recente è tornata a parlare di ospedale unico. Lo ha fatto in occasione della presentazione nella struttura di Gallarate delle attività di endoscopia, urologia e otorinolaringoiatria e della novità della elettrofisiologia. Ha ricordato che si punta a mantenere i reparti attivi in entrambi i presidi evitando però doppioni di servizi. Ha ribadito che «il cronoprogramma non è cambiato». E che la prima fase del concorso di progettazione si è conclusa, individuando i cinque finalisti che «sono studi di livello internazionale, anche al di fuori dell’Italia». Di questi ne rimarrà uno, che verrà deciso dalla commissione entro il 20 ottobre. «Subito dopo parte la progettazione esecutiva e i tre anni di lavori, che inizieranno se non ci saranno intoppi burocratici o di ricorsi entro la fine del 2027».
L’ospedale unico
L’opera si sviluppa su una superficie complessiva di quasi 168mila metri quadrati, una coperta di 25mila metri quadrati su cui ci saranno edifici fino a sei piani di altezza, per un totale di 110mila metri quadrati “calpestabili”. Il progetto prevede una struttura ospedaliera da 773 posti letto, di cui 661 ordinari, una dotazione di 1500 posti auto nei parcheggi multipiano e a raso e la riqualificazione della Cascina dei Poveri a scopi didattici. Sarà un ospedale “green”: il progetto conferma le previsioni delle coperture a verde dei posteggi (25mila metri quadrati), del verde attrezzato attorno alla struttura (52mila metri quadrati, tra cui un “bosco della salute” nella zona della Cascina dei Poveri) e delle “corti boscate” (altri 5mila metri quadrati di verde) negli spazi interni del nuovo ospedale.
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