Gallarate, processo via Curtatone: «Mi autodenuncio. E’ un atto politico»

Nella foto Mario Macaluso

GALLARATE – «E’ un atto politico». Quale? «Quello di autodenunciarmi. Ho presentato un esposto alla Procura di Busto Arsizio per i fatti di via Curtatone. Ero lì. Pacificamente, ho manifestato per due mesi. Non volevo che quegli alberi fossero abbattuti». Mario Macaluso, cittadino varesino, era tra i manifestanti che per due mesi hanno bloccato il taglio degli alberi di via Curtatone a Gallarate per far posto a un nuovo plesso scolastico. Il 22 gennaio per gli altri manifestanti inizierà il processo a Busto. Non per lui. La sua posizione è stata stralciata e gli atti inviati a Varese.  Oggi il manifestante ribadisce le proprie ragioni. Si è autodenunciato, vuole essere a processo per ribadire i propri argomenti. E nei confronti del primo cittadino Andrea Cassani rincara: «Quel sindaco con il dito medio alzato – spiega Macaluso riferendosi al gesto proprio di Cassani, immortalato mentre davvero faceva il gesto – davvero le istituzioni, ribadisco le istituzioni, possono comportarsi così?». Macaluso, ex funzionario pubblico oggi in pensione, è un uomo di rigore assoluto. E questa è la sua dichiarazione di autodenuncia. Alle autorità il compito di valutarla. Giuridicamente e civilmente.

L’esposto

Il sottoscritto Mario Macaluso,  in riferimento alle note indicate in oggetto,

DICHIARA  quanto di seguito indicato:

Avendo appreso, a mezzo stampa, nei primissimi giorni del mese di agosto dell’anno 2024, che nel vicino paese di Gallarate, era in atto una protesta civile contro l’abbattimento totale di un’area boschiva di circa due ettari e sita in Via Curtatone del citato paese, mosso da sani principi  ambientalisti, mi sono recato (credo sabato 3 o domenica 4 agosto), presso il bosco in questione, dov’era in atto una pacifica protesta alla quale mi sono   subito aggregato. Perlopiù, erano persone che non conoscevo e con una fascia di età compresa tra gli 8 anni (di una bambina che si trovava li insieme ai genitori) e i 93 anni di un uomo che, in seguito ho scoperto, essere un abitante del vicino quartiere Caiello di Gallarate. In quella sede, venni a conoscenza di ulteriori informazioni che andarono ad integrare informazioni che avevo già appreso, seguendo on-line, gli scritti del “Comitato Salviamo gli Alberi di Gallarate”.

Con enorme stupore, appresi che, in sostituzione del bosco, il  Comune di Gallarate, aveva deciso di costruire un polo scolastico unico, dove sarebbero stati accolti circa 500 bambini in età da Scuola Materna e Scuola Elementare, proprio a circa 10 metri da una autostrada trafficatissima e inquinatissima e a pochi metri da una linea ferroviaria. Cose, per me, assolutamente inaccettabili. Con determinazione e passione, da quel giorno, cominciò la mia presenza costante ed il mio incondizionato appoggio, per ciò che ho ritenuto (e ritengo) una battaglia di civiltà, in difesa dell’ambiente sempre più cementificato e, soprattutto, in difesa e a tutele della salute delle bambine e dei bambini, che sarebbero stati depositati in quella insana struttura scolastica prevista, per una media di 8 anni (3 anni di Scuola Materna e 5 anni  di Scuola Elementare). Il tutto, senza aver predisposto, verificato e valutato  dei controlli sulla sanità dell’aria). Cose, queste, a mio parere, decisamente inaccettabili dal punto di vista etico e di semplice buonsenso.

Dall’inizio del mese di agosto  fino al 3 ottobre 2024 (giorno in cui è avvenuto lo sgombero del presidio autorizzato e dell’allontanamento delle persone che, per due mesi, notte e giorno, erano rimaste a difesa del bosco e degli animali che vivevano in quel bosco), il sottoscritto è stato sempre presente in tutti i giorni, e anche qualche notte, con la convinzione di sostenere una giusta e democratica battaglia di civiltà.   Convinzione che divenne più forte, allorquando ebbi “il piacere” di vedere per la prima volta, il sindaco di Gallarate, sig. Andrea Cassani. Infatti, credo il giorno 5 di agosto, il citato sindaco, si presentò in auto presso l’ingresso del bosco in questione e, rispondendo ad un applauso ironico (ma civile) delle persone presenti, reagì alzando il “dito medio” (a supporto di quanto ho scritto, esistono delle prove fotografiche e articoli della stampa che citano il “glorioso gesto” del Primo Cittadino di Gallarate). Un Rappresentante di una Amministrazione Pubblica, che dovrebbe avere senso del dovere, senso del rispetto per i cittadini e, soprattutto, la imprescindibile autorevolezza, poiché rappresentante dello Stato. Per una vita, ho lavorato per lo Stato, con senso di responsabilità e dovere e, in seguito al Giuramento previsto per i dipendenti della Pubblica Amministrazione, acquisendo quel senso di responsabilità, dovere, lealtà, dignità e consapevolezza di rappresentare lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che svolgevo. Questa percezione una volta acquisita, non ti abbandona più. Neanche quando smette il Servizio e si va in pensione, come me.

Ho appreso infatti la notizia relativa alla Richiesta di Rinvio a Giudizio di varie persone che come me avevano partecipato alale manifestazioni riguardanti il bosco di via Curtatone.

In virtù di “quel senso di responsabilità, dovere, lealtà, dignità e consapevolezza” che ho prima citato e, nell’osservanza di alcuni principi previsti dalla nostra Costituzione Italiana, in materia di dovere morale di un comportamento onesto; concetti etici fondamentali che si legano al rispetto delle regole, alla coscienza morale e al corretto adempimento dei doveri civici, così come richiesti da un sistema democratico, ritengo di dover essere giudicato e rinviato a giudizio.

Con piena consapevolezza, affermo che, anche il sottoscritto, ha posto in essere condotte identiche a quelle di molte persone che sono state rinviate a giudizio. Se, per la Legge, le persone che sono state rinviate a giudizio, dovranno essere giudicate per aver condotto una lotta di civiltà, mi ritengo colpevole anch’io e, come loro e insieme a loro, non mi voglio sottrarre al giudizio della Legge. Sono stato, sono e sarò sempre al fianco di tutte quelle compagne e quei compagni di lotta, quelle amiche, quegli amici, quelle figlie e quei figli… che non sapevo di avere. Grazie.

gallarate processo via curtatone – MALPENSA24
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