GALLARATE – Margherita Silvestrini (Pd) lo dice senza troppo girarci attorno:«Subiamo l’ennesimo sgarbo da parte del presidente del consiglio comunale Marco Colombo. Che dimostra totale incapacità di gestire 4 sedute all’anno, figuriamoci se sarà capace di fare il sindaco». Mentre parla in Comune è già pervenuta la richiesta di revoca nei confronti dell’esponente di Fratelli d’Italia, da due anni chiamato a gestire i lavori dell’aula. A firmarla i consiglieri dei gruppi Partito Democratico, Città è Vita, Margherita Silvestrini Sindaco e Obiettivo Comune Gallarate, chiedendo che nella seduta convocata per martedì 14 luglio, venga discussa e votata, a scrutinio segreto.
Il motivo
Alla base della richiesta vi è la decisione di convocare il Consiglio il giorno successivo alle commissioni chiamate a esaminare alcuni dei provvedimenti più rilevanti all’ordine del giorno, tra cui l’assestamento di bilancio, le tariffe Tari e il dimensionamento scolastico. Secondo i firmatari, si tratta di «argomenti complessi e delicati», caratterizzati da «aspetti di carattere tecnico da approfondire e conseguenze pratiche sulla vita dei cittadini da esaminare con dettaglio». Per questo motivo contestano il calendario dei lavori, sostenendo che la vicinanza tra commissioni e seduta consiliare renda impossibile un adeguato approfondimento. Nel documento si legge infatti che «la fissazione del Consiglio Comunale il giorno successivo le Commissioni risulta dunque un grave comportamento pregiudizievole e lesivo della funzionalità ed efficacia del Consiglio Comunale», circostanza che, secondo le opposizioni, integra uno dei motivi previsti dal regolamento per chiedere la revoca del presidente. I consiglieri sottolineano inoltre come «la ristrettezza dei tempi tra Commissioni e Consiglio impedisce di fatto ai consiglieri di valutare il contenuto delle delibere esaminate in commissioni fissate proprio la sera prima del Consiglio». A loro giudizio verrebbe compromessa anche la possibilità di confrontarsi all’interno dei gruppi consiliari e di predisporre eventuali emendamenti nei tempi previsti dal regolamento.
La gestione dell’aula
Nel mirino finisce anche la gestione complessiva dei lavori del Consiglio. Le minoranze ricordano che l’ultima seduta risale al 25 maggio e sostengono che vi fosse «un tempo più che ampio per programmare un calendario dei lavori rispettoso delle prerogative dei Consiglieri comunali», evidenziando inoltre come «la conferenza capigruppo in questo caso come in molti altri in passato non è mai stata convocata». L’affondo politico arriva nelle conclusioni del documento, dove si afferma che «il modus operandi del Presidente del Consiglio comunale rappresenta una deliberata volontà di pregiudicare e ledere la funzionalità e l’efficacia dei lavori del Consiglio». Non solo. Secondo i firmatari, la condotta del presidente sarebbe «univocamente indicativa di parzialità e di assenza della neutralità richiesta dal suo alto ruolo istituzionale» e costituirebbe una violazione dei principi previsti dal regolamento comunale.
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