Gallarate, 10 anni di Sala Arazzi. La prima mostra di Ottavio Missoni rivive al Maga

GALLARATE – Dal 1975 al 2025: Missoni e la macchina mago rivive al museo Maga di Gallarate. In occasione del decennale della Sala Arazzi, la Fondazione Ottavio e Rosita Missoni presenta il riallestimento della prima mostra personale di Ottavio Missoni avvenuta alla Galleria Navigliovenezia.

Il mito Missoni

L’esposizione rientra nel consueto appuntamento con Estate all’Hic Maga Majno, variegato programma di eventi che per il 2025 spazia dalla musica al cinema, dalle mostre d’arte ai laboratori creativi. Un calendario che si declina seguendo il programma della rassegna musicale promossa dal bando di Regione Lombardia Giovani SMART 2.0, della quarta edizione di Archivifuturi, e della kermesse cinematografica Cinema sotto le stelle.
Oggi – 13 giugno – alle 18. 30 ci sarà l’opening delle mostre. A partire dalla prima Personale del mito Missoni, che – in una nota del museo – viene raccontata con le parole di Guido Ballo (agosto 1975). Eccole:

Il fascino dei tessuti di Missoni, in un particolare momento di revival del Liberty, è nel valore materico che accentua l’origine artigianale e anche nel colore mittel-europeo. Missoni è di Zara, ha operato nell’area dalmata e triestina, attratto fin dalla prima formazione delle assonanze secessioniste di Vienna, anche se da tempo in ombra come stimolo critico ma ancora vive nell’atmosfera di tutto l’ambiente. Le variazioni in viola verde grigio rosa nero argento, con sottili freddi stridori, acquistano consistenza quasi tattile, più evidente negli schizzi dove i fili veri si accumulano in assemblages materici. Questo gusto artigianale fa sentire dunque il predominio della mano sulla macchina: la mano che agli inizi, come suggeriscono le radici, non era disgiunta dalla mente: mànus mâ mà-nam mente, come la macchina non lo era dall’idea di magia, màchina mechanè-magh mago la macchina-mago. Eppure Missoni è un designer che progetta, in migliaia di schizzi, le trame e gli accordi cromatici dei tessuti, che poi vengono eseguiti a macchina: ma con accortezza estrosa fa sentire il valore del tessuto a maglia, quasi fosse eseguito a mano. Insomma non distrugge le premesse artigianali, nella trama spesso larga, senza pedanterie anonime di macchina: la macchina stessa è per Missoni, ancora, una prosecuzione della mano, macchina-mago, come nei tempi in cui la rivoluzione industriale non era avvenuta. La tavolozza, e anche i disegni in nero, richiamano i tessuti di Mackintosch, Klimt e la Scuola Viennese, ma anche certo Klee e certo Kandinsky del Cavaliere Azzurro di Monaco: agli inizi della sua attività non aveva ancora una coscienza culturale così chiara come oggi, ma da anni nell’ambiente milanese Missoni frequenta artisti, mostre, ha potuto studiare meglio i rapporti con le fonti che hanno stimolato in lui affinità di simpatie. Occorre dire però che i suoi tessuti non restano un fatto autonomo, si animano nel taglio, nell’invenzione degli abiti, che hanno dato notorietà ai Missoni oltre i confini nazionali: la rispondenza del tessuto alla linea dell’abito – tessuto e linea concepiti da una stessa mente (sempre sorretta dalla attiva collaborazione di Rosita) – dà a tutto accenti originali, ormai non facilmente confondibili. In un periodo in cui le manifestazioni estetiche si sono allargate fino a straripare, questo valore della mano-mente e della macchina-mago non è un ritorno, un passo indietro: è semplicemente una presa di coscienza delle possibilità che le premesse artigianali, in piena civiltà tecnologica, possono ancora offrire con naturalezza

La mostra di Sangregorio

Inoltre, in occasione del centenario della nascita di Giancarlo Sangregorio (1925 – 2013), il museo Maga presenta le opere dell’artista parte della propria collezione.
Due sculture e un’opera a parete mettono in luce il dialogo tra materie e forme, caratteristico della poetica dell’artista, fatto di equilibri essenziali come quello tra la leggerezza della trasparenza e la solidità della materia. Si trova così, in mostra, incastri e intrecci tra vetro, legno e pietra, materiali organici e inorganici che parlano dell’armonia inaspettata della natura.
Il progetto espositivo ricostruisce e documenta anche la mostra personale che Giancarlo Sangregorio tenne nella Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate nel 1988, andando a completare il racconto delle relazioni storiche tra museo e artista.

Non solo musica. L’estate al Maga di Gallarate è anche Archivifuturi e cinema all’aperto

gallarate sala arazzi mostra missoni – MALPENSA24
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