di Massimo Lodi
Messaggio di tatticismo a destra su orizzonti elettorali. Che senso ha, dopo aver vinto il referendum senza parteciparvi, scozzonarsi su terzo mandato degli amministratori, diritti agl’immigrati, fine vita? Non ne ha alcuno, se non quello d’alzare il tiro per abbassare le richieste altrui.
Quali richieste? Beh, si va verso elezioni regionali (sei colpi, Veneto e Campania i più attesi) e verso, un po’ più avanti, elezioni comunali in grandi città. Milano, per esempio. Allora la trattativa va cominciata subito, alzando i gomiti dell’astuzia e servendosi d’un realismo che sfiora il pianeta cinico. D’altra parte la politica d’aujourd’hui è il baratto, non i valori. Dunque disilludiamoci sui contenuti delle sortite/sparate qui e là. Il tutto ha l’aria di rientrare in calcoli di bottega, perché questo resta il Paese dove nessuno è fesso. O pensa di esserlo.
Ma non è neppure il Paese dove son tutti furbi. Mica è sagacia accantonare i problemi anziché risolverli. Prendiamo la questione della cittadinanza. Che capriola di scaltrezza rappresenta il deludere, irridere, umiliare una-due generazioni di giovani meritevoli di passare sic et simpliciter dall’italianità materiale all’italianità formale? Una boiata pazzesca, reciterebbe l’arcitaliano Fantozzi. Si dovrebbe guardare avanti, invece si guarda indietro. Stando fermi.
Conservatorismo? Reazionarismo. Per di più trasversale, visto che sulla storia dello ius rectae rationis (spirito del buonsenso, ce l’inventiamo qui) la pensano allo stesso modo quasi tutta la destra e un terzo della sinistra. Da non crederci. Difatti sono anni che i governi d’ogni colore si rimpallano temi di soluzione semplice, ovvia, responsabile. Quando tocca a me, rimprovero a te di non averlo fatto. E viceversa. Seguono, a tirarla in lungo, appigli cerebrali da azzeccagarbugli, che indignano i costretti a pagarne le conseguenze.
Risultato: siamo un Paese sempre meno ospitale. Meno attrattivo. Meno abitabile. Se ne vanno i giovani italiani prima dei giovani stranieri non italianizzati. Addio intelligenze, braccia, soldi da versare nelle casse pubbliche. Cioè tasse. A margine: chi le paga sempre/le paga tutte, vien preso ciclicamente per i fondelli, di condono in condono. Talché sembra di udir scendere dalle gradinate dei palazzi del potere il coro “scemi, scemi!” di solito intonato nelle arene sportive. Dove i neri con passaporto sbianchettato a pro della maglia azzurra abbondano. Toh.
Visto che ormai il quadro delle garanzie istituzionali pare un simulacro indefinito, dovremmo dotarci d’un commissario tecnico della nazione, non della nazionale. Che so, l’aggiornato anarchico conservatore alla Prezzolini, alla Montanelli, alla Longanesi. Uno cui sia data mano libera di far strame delle chiacchierose illusioni, di stendere un manifesto della sopravvivenza al tempo delle ceneri valoriali, di poter sentenziare (tra i boatos astensionisti) che una democrazia così conciata per le feste, anche no grazie. Meglio un Signore post-rinascimentale d’illuminata fama modaiola: lo clicchiamo subito, gli mettiamo file di sorridenti faccine e allegramente andiamo a fondo. Allegramente, ecco. Perlomeno così.
