GAZZADA SCHIANNO – Creare una “comunità diffusa” grazie alla quale le vecchie corti di via Italia Libera vengano ristrutturate per garantire ai giovani con disabilità intellettiva un futuro fatto di autonomia, sicurezza e senso di appartenenza. È questo il progetto più ambizioso di Magari Domani Onlus, la cooperativa di Gazzada nata nel 2014 e diventata – oltre dieci anni dopo – un modello virtuoso di inclusione.
Magari Domani
Nel 2014, Magari Domani ha iniziato il suo cammino partendo da un piccolo laboratorio per favorire le autonomie dei giovani con disabilità cognitiva. Nel tempo, da piccola iniziativa si è trasformata in una comunità solida e radicata. E anche i cittadini hanno imparato a conoscere i suoi ragazzi, impegnati ogni giorno in tante attività volte a migliorare la qualità della vita della comunità. In questi anni, la cooperativa è cresciuta; ha avviato diversi servizi diurni e abitativi (due “gruppi appartamento” nell’ex albergo Posta Vecchia e un “alloggio palestra” per allenare i ragazzi alla vita autonoma).
Il tavolo in Regione
Ma il progetto più ambizioso rimane quello della “comunità diffusa”. Una proposta che ha dovuto affrontare diverse questioni amministrative, legate in particolare al cambio di residenza. Gli oneri socio assistenziali, infatti, sarebbero ricaduti interamente sul Comune di Gazzada, rendendo il piano insostenibile. Ma con il lavoro del sindaco Stefano Frattini, è stato aperto un tavolo di confronto con l’assessore regionale Elena Lucchini. E così è stato definito un nuovo quadro normativo, che ha chiarito come gli oneri restino in carico al Comune di provenienza della persona assistita prima del trasferimento, rendono così sostenibile il progetto. La responsabile dei Servizi Sociali, Roberta Malaggi, è stata parte integrante di questo processo in stretta collaborazione con il presidente della cooperativa Cristiano Caravà, e il direttore Andrea Avila.
Sicuramente domani
«Si tratta di una conquista amministrativa che rappresenta un modello di collaborazione istituzionale a beneficio di tutte le realtà lombarde che desiderano avviare progetti simili per persone vulnerabili», spiegano da Gazzada. «Quella di Magari domani è una storia iniziata come un sogno, e che oggi vede quel “magari” diventare certezza. Se ieri era “magari domani”, oggi possiamo dire: “sicuramente domani”».
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