Giorgia, Elly: sogno d’un applauso

meloni schlein guerra
Il dramma ucraino meriterebbe unità d'intenti anche in Italia

di Massimo Lodi

Non stiamo dando un bello spettacolo sulla ribalta della politica estera. Diviso il centrodestra, con Salvini che incalza Meloni e Tajani: no a ulteriori invii d’armi agli ucraini. Diviso il centrosinistra, con Schlein incalzata da Conte: lasciamo che sia l’asse Trump-Putin a decidere il destino di questo fronte bellico. È il remake, casuale e deleterio, dell’intesa gialloverde, cui dobbiamo le rovinose sorti dell’esecutivo nato nel ’18 e caduto nel ’19.

Esiste un concetto chiamato unità nazionale. Vale riesumarlo in situazioni d’emergenza. Questa è una di tali situazioni. Perciò: 1) la maggioranza dovrebbe far blocco, discutere fin che le pare al suo interno, assumere all’esterno posizioni di compattezza, indispensabili all’occhio degli alleati europei e tanto più all’occhio del trumpismo-putinismo, che si fa beffe del Vecchio Continente. Figuriamoci di noi, potenza minore rispetto a non poche maggiori, per esempio Francia Germania e Inghilterra, uscendo formalmente dall’Ue. Perciò: 2) L’opposizione, oltre che far pace con sé stessa, dovrebbe tendere all’appeasement verso la maggioranza, riconoscersi nello spirito nazionale, e anzi -preso atto dei dissidi sul versante avversario- raccomandare che d’un tale afflato si facesse portatore il governo al completo, senza defezioni, presunte o vere, di propaganda o convinzione, di strumentale calcolo o radice ideologica. Insomma, se di là s’intravede scarsa avvedutezza, di qua la si dovrebbe richiamare nell’interesse generale.

Né l’uno né l’altro punto risultano al momento rispettati. Ciascuno va per la sua strada, e non gl’importa quale sia il giovamento pubblico. Soprattutto quale sia l’aplomb internazionale guadagnato dal Paese: cosa mai si penserà di gente che vanta a ogni piè sospinto la Costituzione più bella del mondo se poi, di questa Costituzione, non si attuano in concreto in princìpi? Nello specifico, il ripudio della guerra d’aggressione e dunque la solidarietà attiva verso gli aggrediti: che significa mandargli, sì, generi di conforto se ne han bisogno, ma anche armi qualora servano a difendere libertà/giustizia e impedire al tiranno di turno d’espandere la sua dispotica azione.

Domani, 14 dicembre, Giorgia Meloni ed Elly Schlein tengono un confronto a distanza, GM chiudendo la festa di Atreju, kermesse di Fratelli d’Italia, ES presiedendo l’assemblea del Pd, organismo-top del partito. Anziché dirsene di ogni -come si prevede che accada- a proposito d’argomenti vari del solito carnet politico, sarebbe una meravigliosa sorpresa se dicessero all’unisono: al netto di quanto ci divide, siamo legate dall’urgenza, dall’allarme, dalla criticità della situazione mondiale. E ci pare l’opportuno caso d’offrire rappresentazione armonica/istituzionale dello Stato italiano, assumendo una condivisa responsabilità nelle scelte strategiche che ci attendono. Oggi più impegnative di ieri. Vi informiamo sicure d’interpretare nell’unico modo possibile l’anima popolare che vi appartiene. Che ci appartiene. Così finalmente dando un bello spettacolo sulla ribalta della politica estera. Applausi. Applausi? Mah. Teniamo di scorta i fischi.

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