Giorgia Meloni l’equilibrista

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Donald Trump e Giorgia Meloni

di Gian Franco Bottini

Se ben ricordate, dopo le due ravvicinate visite iniziali della nostra Première al “ciuffettone” Trump, non era stato difficile ipotizzare che, in un futuro non lontano, per la “nostra” sarebbe arrivato il momento di emulare la Brignone, nel mettere in campo tutta l’abilità necessaria per “slalomare”, senza “inforcare”, fra i paletti che inevitabilmente avrebbe trovato sul suo scivoloso percorso destinato a tener dietro ad una nuova America amica/nemica, ad un’Europa presa a calci nel sedere e a qualche presumibile smania di protagonismo leghista. Operazione di per se politicamente encomiabile, quella di cercar di far da “ponte” fra America ed Europa, cercando di salvare il concetto di Occidente che Trump aveva, in quattro e quattr’otto, smontato.

Pare proprio che quel momento sia arrivato, ma la volonterosa Meloni piuttosto che una impegnativa discesa fra i paletti si sta trovando di fronte alle difficoltà di una forse poco prevista “asse di equilibrio” dove, pur prescindendo dalle malevoli spintarelle di quel “pierino” di Salvini (redarguito dall’autonominatosi “capoclasse” Tajani), le tocca di fatto, da una parte non farsi distrarre dalle quotidiane minacciose esternazioni trumpiane, e dall’altra dalle “volonterose” (ma come spesso disaggregate) iniziative europee.

Restare in equilibrio diventa sempre più complicato per la Giorgia nazionale, dato che la ipotizzata sciata, per complicata che fosse, avrebbe avuto una via tracciata per un unico traguardo, mentre l’”asse di equilibrio” presto finisce e da una delle due parti si dovrà pur scegliere di scendere.

Far da “ponte” fra America ed Europa, come intelligentemente Meloni ha deciso di operare, oltre che utile sarebbe per lei (e per noi) politicamente qualificante, se si avesse la certezza che le due parti avessero riconosciuto il suo ruolo; cosa che con il passare del tempo appare sempre più un interrogativo.

La solerzia con la quale, all’inizio della storia, Meloni si era precipitata alla corte di Trump aveva fatto pensare ad un particolare rapporto fiduciario fra i due, cosa che però fin’ora non ha dato luogo a tangibili segnali successivi. Tant’è che la Première, assentendo, fra l’altro, alla definizione di “parassiti” riferita all’Europa (da quel gentiluomo del vice-presidente Vance) è sembrata voler ansiosamente riconquistare una sfuggente simpatia americana. Vien da chiedersi se quel paio di circostanze accennate fossero formali inviti a corte o sopportate imbucate!

Certo è che anche l’innegabile posizione di prestigio che in sede europea la Première si è meritoriamente conquistata, viene ad essere sempre più compromessa da questi suoi ammiccamenti verso la sponda americana e dalla sua tiepida partecipazione alle iniziative franco-inglesi dei cosidetti Volonterosi europei.

Nel suo ruolo ponte ha correttamente (a nostro avviso) proposto la presenza americana ai prossimi incontri dei Volonterosi, non essendo però ben chiaro se di sua iniziativa o con l’assenso, se non la sollecitazione, degli americani stessi. La fredda accoglienza sull’argomento, di ambo le parti, fa temere che non ci sia una gran voglia di incontrarsi intorno a quel tavolo e la cosa, soprattutto da parte americana, avrebbe una sua logica. Infatti, mentre gli americani progettano una pace russo-americana (con l’Europa manco interpellata) e un “dopo” con la presenza a stelle e strisce in Ucraina per una interessata protezione di “terre rare” e fonti energetiche (assecondando la richiesta russa di assenza Nato e quindi Europa), i Volonterosi europei discutono, e si dividono, unicamente su un progetto per il “dopo”che prevede la presenza militare europea a salvaguardia dell’indipendenza ucraina. In parole povere, l’Europa discute su qualcosa che va in netto contrasto con i progetti americani e che quindi allarga la frattura fra le due parti.

Diventa quindi fondamentale comprendere se la proposta Meloni ha o meno l’input americano perché se così non fosse, la nostra Première sarebbe ferma con le vele mosce ed in piena bonaccia, nell’oceano tra le coste europee e quelle americane; e noi con lei. Il ruolo encomiabile, e potenzialmente utile anche al nostro Paese, che Meloni si è scelto, sta presentando tutte le sue difficoltà , col timore che per non molto ancora potrà consentire il classico un colpo al cerchio e un colpo alla botte. L’”asse di equilibrio” ha una lunghezza limitata ed è sperabile che la inevitabile discesa della nostra Première possa essere una specie di atterraggio morbido e non il frutto di qualche spinta inattesa.

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