di Massimo Lodi
Perché dire, a proposito dei referendum dell’8-9 giugno: vado a votare, ma non ritiro la scheda? Perché dirlo celebrando la festa della Repubblica, nata grazie a un referendum? Perché dirlo da presidente del Consiglio, carica istituzionale che dovrebbe esimersi dallo scendere nell’agone propagandistico? Perché dirlo alla stregua d’un inopportuno La Russa, vicepresidente del Senato, sommerso dalle critiche dopo aver annunciato d’astenersi? Perché dirlo a una nazione (Nazione) che da anni s’è disamorata della classe politica e lascia ormai semideserte le urne in ogni circostanza, fatte salve alcune tornate amministrative che richiamano la voglia di partecipazione locale?
Giorgia Meloni delude. Delude moltissimo. Delude anche chi ne apprezza l’impegno, e ne condivide alcune scelte, pur non essendo delle sue idee. Mancanza di stile (1): butta lì il pronunciamento, pesante, con una battuta mediatica, mentre se ne va via leggera dalla cerimonia tricolore di Roma. Mancanza di chiarezza sul contenuto della dichiarazione (2): affermare che entrerai in un seggio non ritirando la scheda equivale a dire che non voti. E allora, se proprio lo ritieni così importante, dillo. Oppure non dirlo e fai come ti pare. Mancanza di sguardo lungo (3): queste son picconate alla democrazia, da chiunque sia oggi e domani presieduta in un ruolo-chiave. Pur essendo legittimo starsene a casa per un referendum abrogativo, è sconveniente che a promuovere l’intento sia l’inquilino/l’inquilina di Palazzo Chigi.
Se era decisa a scendere in campo, la premier poteva dare un giudizio sui cinque quesiti e argomentare le ragioni (evidentemente) a favore del no. Cioè: le norme che si vogliono cambiare van bene così, non cambiatele. Scegliendo un atteggiamento diverso, dà corpo all’ipotesi che abbia paura, lei e tutta la coalizione di centrodestra, del verdetto. Ma che paura sussiste quando si ritiene di fare il meglio a proposito di lavoro, diritti, cittadinanza agl’immigrati eccetera? E quando si è convinti, come dichiarato a ogni piè sospinto, che gl’italiani non sono mai stati così ben guidati? E quando un eventuale successo dei referendum, peraltro ritenuto improbabile, aiuterebbe a migliorare la propria rotta, la rotta governativa, anziché peggiorarla?
Giocare in difesa sgambettando un’iniziativa popolare forse potrà far venir meno il quorum, ovvero il numero necessario di votanti perché sia valida (50% più uno); ma non potrà far venir meno l’attacco di cuore politico, crepando quella speciale sensibilità verso le istanze della gente comune ricordata proprio ieri dall’arcivescovo di Milano Delpini durante il pellegrinaggio giubilare degli amministratori civici al Sacro Monte di Varese.
