Ritorniamo su un argomento che tiene banco in alcuni ambienti politici del nostro territorio: l’indipendenza dei giornalisti. Siamo obbligati a ritornarci sulla spinta di una serie di opinioni e giudizi anche aspri, spesso insulti, che, in senso trasversale, mettono in dubbio la correttezza dell’informazione di Malpensa24 e cercano di delegittimarci. Questo, sulla base di notizie che offuscherebbero l’operato dei singoli o dei gruppi attivi sulla scena pubblica. Notizie che, come direbbe Vittorio Feltri, corrispondono a questioni fattuali, cioè vere. E, proprio perché vere, danno fastidio.
Qual è la contestazione più diffusa? Che ci siano dei “suggeritori” a cui si presta fede, così da condizionare chi scrive. Naturalmente i giornalisti hanno le loro fonti, ci mancherebbe. Ma un conto è la raccolta delle notizie attraverso “persone informate sui fatti”, un altro è il bere ingenuamente tutto quanto viene servito. Succede così che, in una chat di Forza Italia, si parli del “suggeritore” che avrebbe ispirato l’articolo di Gabriele Ceresa sul tesseramento a Gallarate in vista del congresso cittadino del partito, accusandoci di essere al servizio di colui che, invece di seminare zizzania “dovrebbe – testuale – occuparsi delle questioni amministrative ancora irrisolte nella nostra città e delle vicende politiche del suo partito in evidente difficoltà”. Se non fosse sufficientemente chiaro, chi ci comanda, secondo l’estensore della nota social, sarebbe il sindaco leghista Andrea Cassani.
Situazione esattamente inversa a Busto Arsizio dove, a detta della maggioranza di centrodestra, saremmo guidati da una mano più o meno ignota per disprezzare il primo cittadino e la giunta. Non sprechiamo altro tempo per smentire una tale convinzione, che offende la nostra professionalità e cerca di farci passare come utili idioti di chissà quale “potere forte”, al di là della oggettività dei fatti che abbiamo sempre raccontato senza essere smentiti e che continueremo a raccontare e nonostante certe malignità messe in giro ad arte. Che mai comporteranno censure o rivalse rispetto all’attività amministrativa nel suo complesso.

Esattamente quanto accade a Sesto Calende dove, dal locale Partito democratico, ci arrivano cannonate ad alzo zero per ogni articolo di pura cronaca che riguarda l’opposizione all’esecutivo municipale di centrosinistra. Il Pd non tollera le critiche, che fanno comunque parte del gioco delle parti. Non le nostre critiche, ma quelle del centrodestra. Fermo restando che mai abbiamo vanificato il diritto di replica. Nonostante le ingiurie gratuite e la calunnia che, a Sesto, i nostri giornalisti sarebbero a libro paga di un esponente facoltoso della Lega. Una cattiveria incommentabile, che meriterebbe, dato che se ne conosce la fonte, una presa di posizione giudiziaria. Che però non attiene al nostro modo di fare, al netto di querele anche risibili e sorprendenti che ci sono arrivate negli ultimi tempi da altre località. Sono i rischi del mestiere, che comportano l’esposizione ai rigori di un contesto politico oggi dominato da parecchi scappati di casa, che purtroppo gestiscono le sorti della collettività.
Scusate lo sfogo, ma ci è sembrato necessario mettere i puntini sulle ì, per una serie di scontate motivazioni. Certi atteggiamenti nei confronti della stampa derivano anche dalla militanza di numerosi colleghi, soprattutto ai piani alti della professione ma non solo, costretti a prendere posizione per conservare il posto di lavoro. Militanza a cui seguono testate schieratissime, a seconda delle opportunità editoriali. Ciò fa credere che tutti gli operatori dell’informazione debbano per forza essere intelletualmente disonesti. Per fortuna, Malpensa24 ha un editore (Fabrizio Iseni) che, per citare De Gaulle, a chi gli chiede se sta a destra o a sinistra ha facoltà di rispondere: io sto sopra. Infine, per rimanere nell’alveo delle citazioni, ricordiamo ancora una volta il grande Indro Montanelli: “Il mio giornale ha un proprietario, ma in redazione non ha padroni”. Chiaro, no?
