Giro d’Italia: la maglia rosa e una storia di emozioni, record e imprese

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La maglia rosa è il simbolo per eccellenza del Giro d’Italia, una delle tre grandi corse a tappe del ciclismo mondiale insieme al Tour de France e alla Vuelta a España. Introdotta nel 1931, deve il suo colore al quotidiano sportivo La Gazzetta dello Sport, stampato appunto su carta rosa.

Il primo corridore a indossarla fu Learco Guerra, che vestì la maglia di leader il 10 maggio 1931 vincendo la prima tappa di quel Giro, la Milano-Mantova. Da allora, in 90 edizioni della corsa, l’hanno vestita 268 corridori di 30 nazioni: in testa c’è Merckx con 78 maglie davanti a Moser con 57 e Bartali, 50. La Rosa è diventata l’obiettivo principale di ogni corridore: portarla anche solo per un giorno significa entrare nella storia. L’ultimo vincitore del Giro d’Italia è Simon Yates, protagonista di un’impresa memorabile nella tappa del Colle delle Finestre, dove è riuscito a ribaltare la corsa e conquistare la classifica generale. Quest’anno la maglia rosa celebrerà gli 80 anni della Repubblica con una scritta sul colletto che recita: “Lo Sport che unisce, l’Italia che ispira. 1946 – 2026 – 80 anni della Repubblica Italiana”

Nel corso della storia, pochi campioni sono riusciti a dominare la corsa rosa per più edizioni. Il record di vittorie, cinque, appartiene a tre leggende: Alfredo Binda, Fausto Coppi e Eddy Merckx. Subito dietro troviamo altri grandi nomi con tre successi: Giovanni Brunero, Carlo Galetti, Gino Bartali, Fiorenzo Magni, Felice Gimondi e Bernard Hinault. Vincenzo Nibali è ancora l’ultimo vincitore italiano: 2016. Campioni che hanno contribuito a costruire il mito della maglia rosa, rendendola uno dei simboli più prestigiosi dello sport mondiale.

L’ultima edizione è stata ricca di colpi di scena. Dalla partenza in Albania alla favola del giovane Isaac Del Toro, fino al crollo finale del messicano sulle montagne piemontesi, il Giro ha confermato la sua natura imprevedibile. Tra i protagonisti c’è stato Mads Pedersen, che indossò la prima maglia rosa. Primoz Roglic era il favorito iniziale per la vittoria finale e Richard Carapaz il suo rivale. Ma è stato Simon Yates, con l’aiuto indispensabile di Wout Van Aert nella tappa del Colle delle Finestre, a scrivere la pagina decisiva: impossibile non ricordare la sua gioia, quando a Roma si mostrò al pubblico con il simbolo rosa della vittoria.

Che cosa dobbiamo aspettarci quest’anno? Jonas Vingegaard è il grande uomo da battere. Vincitore del Tour de France (2022, 2023) e della Vuelta 2025, punta a entrare nel club della Tripla Corona (impresa ancora non riuscita al suo rivale Pogacar) e arriva in forma straordinaria dopo i successi alla Parigi-Nizza e al Giro di Catalogna. L’assenza di Pogacar lo rende, sulla carta, ancora più dominante. Il danese non ha però la vittoria già in mano e avrà avversari che cercheranno di rendergli più complicata la vittoria. Giulio Pellizzari è il giovane italiano, è in forte crescita (6° al Giro e alla Vuelta nel 2025, vittoria al Tour of the Alps) e può essere la sorpresa per riaccendere le nostre speranze. C’è poi Adam Yates, che guiderà la Uae in assenza di Almeida: il britannico rappresenta esperienza e libertà tattica. L’austriaco Felix Gall è invece lo scalatore puro, molto pericoloso nelle grandi salite della terza settimana. C’è il ritorno del vincitore del Giro 2021, Egan Bernal. Il colombiano è in grande ripresa dopo l’incidente che lo ha visto rischiare la vita nel 2022 e ora sogna un ritorno al vertice.

Attenzione all’olandese Thymen Arensman, due volte sesto nel 2023 e 2024, che può inserirsi nella lotta per il podio, e al canadese Derek Gee, quarto nel 2025, che deve ritrovare un po’ la condizione ma che ha già dimostrato di poter sorprendere. Tra le incognite, infine, lo spagnolo Enric Mas, al debutto sulle strade del Giro. Talento indiscusso, ma condizione fisica tutta da verificare.

La maglia rosa non è solo un simbolo sportivo: è un’icona della cultura italiana e della storia del ciclismo. Dal primo leader Learco Guerra fino all’ultimo vincitore Simon Yates, ogni edizione del Giro racconta una storia unica. Quest’anno sembra esserci un copione già scritto, quello che annuncia il trionfo di Vingegaard. Ma il bello del Giro è proprio questo: la maglia rosa non si assegna sulla carta ma sulla strada, tra fatica, montagne e imprevedibilità.

Articolo a cura di Tuttobiciweb.it

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