Giuseppe Leoni insiste: la Lega rispetti il volere di Umberto Bossi, basta rancori

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Umberto Bossi e Giuseppe Leoni

VARESE – Giuseppe Leoni, numero due della Lega al tempo della fondazione e amico fedelissimo di Umberto Bossi da allora in poi, ritorna con una testimonianza sul lascito morale-politico del Senatùr.

Dice Leoni. “Il 7 marzo scorso ero a Gemonio per il consueto affettuoso saluto. Lui accomodato nella sua solita poltrona, io di fronte. Parliamo. Mi dice: ‘Raduna tutta la nostra gente e riponila sotto una unica bandiera’. Ho capito immediatamente a cosa si riferiva, l’invito mi è stato subito chiaro. E poi di seguito: ‘Di questi tempi la dispersione dei voti porta alla morte della Lega, è questo quello che vuoi?’. Per la miseria, questa affermazione mi ha gelato il sangue!”.

Leoni venne via da Gemonio, rendendosi conto che “…il Capo mi aveva messo tra le mani una bomba ad orologeria, cui lui stesso aveva tolto la sicura. Due giorni dopo scrivo un articolo su La nuova Padania nel quale mi chiedo: ‘Per arrivare al compmento di questo desiderio, condiviso subito anche da me, servirebbe organizzare una Pontida, proprio sul pratone, tutti assieme, come negli anni gloriosi. Scorrendo gli annuali cercavo una data simbolica, sarebbe servito un po’ di tempo, qualche mese… Invece le cose sono precipitate, la scelta ancora una volta l’ha fatta lui. Il Padre Eterno lo accolga nel suo grembo”.

Bossi, guarda caso, se ne va non in un giorno qualsiasi, ma nel giorno della festa del papà. Continua Leoni: “Lui come San Giuseppe padre putativo di tutti noi . 19 marzo. È dunque Umberto che fissa la data per l’appuntamento a Pontida: sarà il 22 marzo, tutti insieme per salutarlo: una data più simbolica di cosi…Troppo poco il tempo che mi sarebbe stato necessario per organizzare tutto. Serviva un palco da dove sarebbero arrivati messaggi di riconciliazione, con proposte per trovare soluzioni giuste e durature e impegnarsi in un dialogo sincero. Con l’intento, ad esempio, di porre subito fine all’uso di un linguaggio carico di odio e vendetta come è poi echeggiato durante la funzione funebre”.

Un moto d’amarezza. Ancora Leoni: “Poi l’impegno di tutti per un dialogo sincero, in stretta collaborazione con le varie sigle locali, promuovendo la pacificazione. Oggi io sono pronto ad assumermi la responsabilità morale di fermare la spirale del disprezzo e del rancore che ho notato domenica 22. Me lo ha detto il Capo: prima che diventi una voragine irreparabile!“.

E dunque, conclude l’architetto di Mornago: “La riconciliazione non può essere rimandata. È una necessità urgente tradotta in decisioni responsabili da tutti, nessuno escluso”.

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