Gli ex di Forza Italia pronti a sostenere Maroni sindaco: «Ma parliamo con tutti»

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Nella foto l'ex Forza Italia Roberto Puricelli

VARESE – «In questo momento il centrodestra ha un candidato sindaco che non rappresenta la città. La Lega vuole mettere un suo candidato? Bene, ma tiri fuori il nome di un varesino». Roberto Maroni? «Ecco, Maroni è una candidatura che potrebbe unire il centrodestra. Non so la Lega». Roberto Puricelli, ormai ex esponente di spicco di Forza Italia, senza peli sulla lingua, parla di elezioni comunali e candidati sindaco a Palazzo Estense. Della possibilità, «sulla base di programmi concreti» di sostenere perfino il sindaco uscente Davide Galimberti, «qualora il centrodestra non sappia fare un nome che rappresenti i varesini». Ma anche della sua quasi trentennale militanza nel partito di Berlusconi, di Agorà e dell’amicizia con Nino Caianiello, «perché i rapporti umani sono cosa ben diversa dalla politica».

L’addio a Forza Italia non ha intaccato la sua passione per la politica e tra meno di un anno anche a Varese si vota. E Roberto Puricelli cosa farà? 
«Guarderò e valuterò con attenzione i programmi dei candidati. Anche se, insieme ad altri, stiamo lavorando per mettere insieme una squadra di persone che come me è demotivata dalla politica portata avanti dai propri partiti, ma ha ancora voglia di dare il proprio contributo alla vita amministrativa della città. E parlo di gente delusa da Forza Italia, ma anche dalla Lega e Fratelli d’Italia. Insomma non è che lì non ci siano mal di pancia».

Forza Italia quindi è per lei è ormai il passato? 
«Se parliamo della linea politica “a macchia di leopardo” che ci vede avversari della Lega a Luino e in alleanza in altri Comuni direi proprio di sì. In questa Forza Italia poco chiara e molto confusionaria non mi ci ritrovo più. Se invece guardiamo ai valori riformisti e liberali che si rifanno al PPE e che mi hanno portato per quasi 30 anni a sostenere il partito di Berlusconi, ecco, quelli non sono cambiati. Anzi sono ancora ben vivi e sempre validi».

Sta dicendo che sulla sua uscita (ma anche quella di altri) dal partito azzurro più che l’ostracismo, seppur mai dichiarato, nei confronti di Agorà dopo i fatti giudiziari del 7 maggio 2019 ha pesato la linea politica? 
«Io sono abituato a parlare per me. Credo che questo sia un discorso ormai chiuso. Come chiusa è Agorà. La quale non è certo il peccato. La parola “fine” l’ho messa io in qualità di presidente vicario dell’associazione. In ogni caso, tutti, o quasi tutti in Forza Italia facevano parte di Agorà, anche Giuseppe Taldone. Ma guardiamo avanti».

A questa “nouvelle vogue” civica che sembra aver affascinato gli ex azzurri?
«Ho letto questa storia della primogenitura dei civici. Argomento che non mi appassiona, nel senso che anche Cimabue è stato maestro di Giotto, eppure il grande artista è stato l’allievo. Detto questo Gian Franco Bottini sta lavorando su Busto, io su Varese. Se poi nasce un progetto a livello provinciale, va bene ed è chiaro che lui resta un interlocutore».

Guardiamo all’appuntamento elettorale. Chi oggi non è più di Forza Italia, come si muoverà nella corsa a Palazzo Estense? E chi appoggerà? 
«L’ho già detto i programmi prima di tutto».

D’accordo, ma dopo i programmi ci sono i nomi. E uno, la Lega, l’ha già messo sul tavolo. Quindi? 
«Quindi dico che ho grande stima per Barbara Bison come persona e professionista. Ma se la Lega intende sostenere lei come candidato per la poltrona di sindaco, aggiungo che non rappresenta i varesini. Però davvero dico che il programma avrà un peso determinante. Per assurdo, se quello che proporrà Davide Galimberti sarà concreto e convincente, non vedo perché non dovrei sostenerlo».

Lei dice “per assurdo”. Più di una voce, al contrario, sostiene che tra lei e l’attuale sindaco il dialogo sia in corso. Tanto che nel Partito Democratico qualcuno si è indispettito. E’ così? 
«Se qualcuno del PD se la sia presa non saprei dire. Galimberti, quando ci incrociamo, mi dice spesso di “passare con lui”. Ma la verità è che siamo a livello della battuta. Qualcosa di vero però c’è: ho parlato con Roberto Molinari, ma ero ancora in Forza Italia e ci si è fermati a uno scambio di vedute. Oggi però sono partiticamente libero e con la possibilità di avere una visione a 360 gradi. Però una cosa deve essere chiara, me lo consenta…».

Dica 
«Io continua ad auspicare che il centrodestra metta un nome in grado di trovare la quadra. Non è un problema chi lo mette. La Lega ha un candidato? Lo giochi, ma che sia un varesino e che abbia vissuto e conosca la città. Occorre una figura in cui la gente di Varese possa davvero riconoscersi. Altrimenti significa regalare la città a Galimberti per altri cinque anni».

Non è varesino varesino, ma la città la conosce molto bene. Insomma un nome ci sarebbe. E se fosse Maroni?
«Ha esperienza, Varese l’ha vissuta e la sta vivendo. Conosce la città e la gente. Potrebbe essere il nome giusto e fare da collante per tutto il centrodestra, che qualche difficoltà a stare insieme ce l’ha».

Maroni candidato però la costringerebbe a dialogare con i suoi ex compagni di partito. Insomma Forza Italia che “esce” dalla porta rientra, nella sua vita politica, dalla finestra. Non sarebbe un problema?
«Il problema semmai è che c’è un partito commissariato da oltre un anno. Ma se Forza Italia esprimerà i valori di cui ho parlato sopra non vedo poi così impossibile il dialogo».

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