GOLASECCA – Tutto nasce da uno storico errore, uno di quelle che più informalmente potrebbe essere definita una “cantonata fortunata“. E molto fortunata, in questo caso: sono passati ben 200 anni da quel malinteso che ha permesso all’abate Giovan Battista Giani di marchiare a fuoco il suo nome per sempre. Fu lui a scoprire, involontariamente, la cultura di Golasecca. Un mare magnum, un passato che affonda le radici in un territorio culturalmente così ricco da diventare celebre a livello internazionale. Un focus che il Museo degli Studi Patri di Gallarate – presieduto da Massimo Palazzi – ha raccontato in una conferenza a più voci che si è svolta questa mattina, 30 novembre. Toccando più temi che riguardano l’arte e la storia del territorio.
«Uno storico errore»
Proprio Palazzi – l’ex assessore nella Città dei Due Galli che oggi mette le sue conoscenze a disposizione, guidando la Società Gallaratese degli Studi Patri – riassume quell’evento di 200 anni fa come «uno storico errore». Sì, perché «ha portato a una delle scoperte più importanti del territorio». Siamo nel 1824: l’abate Giovan Battista Giani «pubblicò la Battaglia del Ticino tra Annibale e Scipione, convinto di aver individuato il luogo dove si era svolto questo importante episodio della Seconda Guerra Punica». Non fu così. «In realtà – prosegue Palazzi – inconsapevolmente aveva scoperto una civiltà di 600 anni più antica, rispetto a quella battaglia». Insomma, «aveva scoperto la cultura di Golasecca».
La storia e la cultura di Golasecca è senza dubbio un gioiello incastonato nel Parco della Valle del Ticino, un percorso studiato e apprezzato a livello internazionale. Il motivo? «Rappresenta una facies protostorica specifica ed esclusiva del nostro territorio», racconta Palazzi. «Ha caratterizzato il passaggio commerciale tra il Sud e il Nord dell’Europa. Proprio nel punto in cui attualmente c’è Golasecca». Si tratta, quindi, di «un insediamento che testimonia anche i grandi rapporti, gli scambi commerciali fin dall’antichità».
Presente anche Giuliano Conconi, un giovane appassionato della vicenda dell’abate Giani che ha riassunto questa storia in un articolo che sarà pubblicato nella Rassegna Gallaratese. Insieme hanno portato avanti «una passione che si cerca di comunicare alle nuove generazioni».

La storia vista con «occhi nuovi»
Durante la conferenza sono stati affrontati anche altri temi, come la storia dei 100 anni dalla realizzazione del Monumento ai Caduti di piazza Risorgimento a Gallarate: «Abbiamo voluto abbinare entrambe le celebrazioni per dimostrare che non è solo il momento in cui si vuole ricordare una data. Ma un’occasione per fare cultura, approfondimento, avere maggiore consapevolezza. E riuscire a vedere con occhi nuovi la nostra storia».
Durante la mattinata sono intervenuti, oltre a Palazzi, anche Matteo Scaltritti della Società Gallaratese per gli Studi Patri, Cinzia Robbiati della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e Omar Cucciniello della Galleria d’Arte Moderna di Milano (Gam). Inoltre, è stato presentato il nuovo sito internet della Società Gallaratese per gli Studi Patri.
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