GOLASECCA – In una serata di reading letterario organizzata dall’associazione “Parole per terra” che avrà come moderatrice la professoressa Sissi Alparone, la sala polifunzionale di Golasecca, ospiterà alle 21 di oggi, venerdì 20 ottobre, un incontro (per maggiori informazioni: paroleperterra.golasecca@gmail.com, 351/9801743) con Maria Monica Gentili, autrice di “Stragi, banditi e povertà”.
Il romanzo vuole indagare l’intreccio tra Storia e storia, là dove la piccola storia privata, evenemenziale, incontra e si scontra con la povertà di un Paese e di una realtà rurale negli anni Trenta fino al secondo dopoguerra, denso di ansia di ricostruzione, ma anche malato di compromessi e lati oscuri che inaugurano in Portella un messaggio di strage e ricatti, sul crinale siciliano della guerra fredda.
Attraverso il commento di alcuni quadri si pongono questioni che il romanzo affronta quali l’incubo, il ruolo dell’artista nella società, la solitudine e dell’attesa, il mare di nebbia che avvolge i morti, novembre e la verità. Su una struttura che abbraccia il modello petroniano e quello manzoniano, lo stile insegue qualche volta Proust, convitato di pietra, e adotta l’indiretto libero con qualche accenno al flusso di coscienza.
La trama
Due sorelle si trovano a convivere in un monolocale di via Padova dopo una vita vissuta distanti. Sono in una senilità quieta in cui ciascuna rispetta il silenzio dell’altra. Per motivi diversi qualcosa scuote il loro equilibrio fragile e le spinge a muoversi, una nel passato, ad affrontare i suoi fantasmi, la sua fuga l’indomani del sequestro Moro, a cercare nella storia del padre, carabiniere sfuggito all’attentato di Bellolampo, il senso del suo essere nata e della sua vita; l’altra ad abbandonare Milano per raggiungere Palermo, dove trova, senza cercarle, realtà che la riportano ai tempi in cui suo padre fu lì, dopo la strage di Portella della Ginestra. In particolare Cortile Cascino.
Nei ricordi recuperati o ricostruiti della prima si incontra l’esperienza scolastica da studente e da docente della protagonista, in un paesino dell’Oltrepò, e quella del suo direttore, ex-sessantottino innamorato di Bloch e di Milena, con un nonno legato al fascismo. La riflessione sulla scuola è come un fil rouge che guida il romanzo: da quella degli anni Trenta di Primo, il padre, alle esperienze di “La casa del sole” al parco Trotter, al Parini di Milano ai tempi della contestazione a quella post-sessantottina della protagonista. È lei che svela al lettore i meccanismi narrativi del farsi del romanzo, della genesi nata a sua volta da una relazione sul brigantaggio e banditismo nell’Italia pre e post unitaria.
Nell’esperienza del viaggio della seconda si innestano luoghi dell’anima e dei sentimenti vissuti e vivi: Genova, Cefalù e Pozzallo. È lei che ritrova le tracce del padre in Sicilia. Insieme, su rette parallele, raccolgono emozioni legate al loro passato: una famiglia delle “Marche sporche” emigrata nel nord di Calindri e del Cynar. Ci permettono di ricostruire il contesto e la realtà sociale nella quale il padre nacque e dal quale si staccò, la prima da una casa di ringhiera della periferia milanese, l’altra da un tinello palermitano. Restituiscono esperienze familiari e uno spaccato di storia comune, che disegnano una parte di popolazione mossa dalla ricerca del pane e dall’opposizione alla povertà.

L’autrice
Maria Monica Gentili, nata nel 1959, ha studiato e insegnato nel liceo classico “S. Grattoni” della sua città natale, Voghera, accorpato poi nel liceo “G. Galilei” come sezione classica.
Insieme ad A. Piva ha scritto per i tipi della Nuova Italia “In viaggio con gli antichi”, antologia di brani tratti da autori greci e latini utilizzati come punto di partenza per una ricerca sul lessico, ripasso della grammatica e delle regole della lingua, ove ha curato l’antologia di autori greci.
Ha collaborato alla revisione di grammatiche latine e alla redazione di opuscoli di esercizi di ripasso e approfondimento e potenziamento della lingua latina per la casa editrice Le Monnier; “Stragi, banditi e povertà” è la sua prima opera di narrativa storica.
Il saluto di “Parole per terra”
«Abbiamo la presunzione di meritarci il nome che ci siamo dati – così il presidente dell’associazione – “Parole per terra”, “sunt omina”, come dice il vecchio adagio: “il nome è un presagio”. Sì. Perché siamo partiti dalle viscere della Terra con la riscoperta del territorio, la promozione di percorsi d’arte, salute del corpo e dello spirito, lingue straniere, cultura e scultura… Del resto, è la sorte ad averlo deciso…Golasecca è la culla della civiltà celtica e di tesori. Numerosi gli eventi evocativi. Costante l’impegno. Cos’altro? Ci chiediamo, tu che leggi, perché non aderisci al nostro progetto di crescita artistica, umana e spirituale. E magari per rivolgerti una domanda…: dunque?? Prima – però – prova a rispondere a quest’altra domanda che ti rivolgo, e confessalo a tutti noi…Tu, di che Vento sei? Tintinna aria tiepida, stasera / Ora sottile fessura di vento / ora alito di labbra di quercia / flabello a cullare anime inquiete / Ora spavento di foglie a destare un gatto sornione / Non c’è requie neppure per i folli che il respiro del lago invocano / come una madre / il vagito d’un pargolo smarrito / e tu…di che vento sei?».
