di Massimo Lodi
Un favore alla Schlein. Questo garantisce la sfida scissionista Grillo-Conte. Esito probabile: la dispersione d’ulteriori voti dell’M5S. Un po’ a destra, come già accaduto in passato, un po’ a sinistra, come successo di meno e potrebbe succedere di più. Se Grillo intendeva sfiduciare Conte, era meglio ci pensasse prima, assai prima. Oggi rappresenta una minoranza nel partito che fondò e cui sovrintende l’ex premier, piaccia o meno all’Elevato. Fu Conte a salvare i Cinquestelle dalla sparizione, quando due anni fa la si dava per sicura. Fu Conte a prender voti dal radicalismo meridionalista, terrorizzato all’idea di perdere il reddito di cittadinanza. Fu Conte a non spezzare, qui e là, fili d’alleanza col Pd, pur fra distinguo e capriole, in varie elezioni amministrative. Pretendere che ora si faccia da parte è una chimera.
Conte vincerà il duello con Grillo. La Costituente prevista dall’Avvocato del popolo per la metà di ottobre lascia poco spazio a illusioni diverse. Gl’iscritti diranno la loro su nome e simbolo dell’ex Movimento, bendisposti a cambiarli se necessario, e sul doppio mandato, da abolire nel nome dell’esperienza/ della competenza. Così mettendosi la situazione, Conte otterrà un partito tutto suo. Ma che partito? A sinistra sarà più credibile Schlein, a destra Meloni/Salvini, al centro Tajani e perfino Renzi, per quanto valga adesso Renzi. O chi in gara con lui, il solito Calenda. Dunque, quale identità assegnare al futuro M5S o come si chiamerà? Questo è il punto. Forse non lo sa neppure Conte, certo non lo sa Grillo, prigioniero di un’epoca dai sogni rimasti irrealizzati. Aveva la chance d’indirizzare diversamente le sorti della sua creatura, ha preferito picconarla (“Ha preso più voti Berlusconi da morto che Conte da vivo”, dichiarò dopo l’ultima tornata elettorale. E in precedenza: “Scelsi Conte perché parlava e non si capiva. Perfetto nella politica”).

Perfetta la demolizione del totem scelto illo tempore. Ma al di là delle questioni personali, resta la questione politica: un vuoto di consenso nell’area degl’insoddisfatti, degl’indecisi, degl’indifferenti. Difficile immaginare che il nuovo soggetto espresso dalla Costituente catturerà il favore delle masse, facile pronosticare la fuga dei simpatizzanti. Se Elly saprà cogliere il momento, riuscendo a dar voce a istanze non soddisfatte dal Pd, rafforzerà il ruolo egemone conquistatasi alle europee e alle amministrative di fine primavera. Operazione da condurre con speciale sensibilità politica perché l’obiettivo è non perdere l’alleato del campo largo (quel che resta del contismo) e insieme vincere la riluttanza a cambiare cavallo di qualche milione d’italiani, quasi il 10 per cento. Sapendo che il secondo obiettivo fa aggio sul primo: Conte ha dimostrato di saper giostrare -disinvolto/cinico- fra sinistra e destra, e non va scartata l’ipotesi dell’ennesima giravolta. Perciò i suoi elettori rivestono maggior importanza di lui. La realpolitik suggerisce d’avere ben presente il passato, guardando al futuro.
