BUSTO ARSIZIO – Non solo red carpet e superospiti: il B.A. Film Festival proporrà una settimana densa di appuntamenti che avranno come epicentro soprattutto l’ICMA, la scuola di cinema di villa Calcaterra intitolata al maestro Michelangelo Antonioni. A partire dalla masterclass che il direttore artistico Giulio Sangiorgio dedicherà ad Abel Ferrara, la prima “superstar” del festival, sabato 21 marzo alle quattro del pomeriggio, poche ore prima della serata di gala di apertura al teatro Sociale. Ma tra gli eventi da non perdere ci sono anche l’omaggio al documentarista Frederick Wiseman, il libro di Gianni Canova sul “fenomeno” Checco Zalone, la masterclass del regista americano Kevin B. Lee e la proiezione del folle “Hundreds of Beavers“ di Mike Cheslik, un caso cinematografico costato appena 150mila dollari e diventato film cult.
La masterclass di Abel Ferrara…
Anche quest’anno il palinsesto del BAFF 2026 propone una ricca serie di Masterclass e incontri di approfondimento, in ossequio alla linea “formativa” che è una delle colonne portanti della manifestazione, come dimostra la giuria giovane, seguita dal direttore artistico Giulio Sangiorgio e composta da studenti provenienti da tutta Italia e allievi dell’Antonioni, che assegnerà un premio al termine del festival. Come da tradizione, il primo degli appuntamenti (sabato 21 alle 16) è una lezione eccellente sull’ospite di apertura del festival, Abel Ferrara, tenuta dal direttore artistico, pensata per gli studenti ma aperta a tutti gli appassionati che vogliano “prepararsi” per la serata con il regista statunitense.
…e le altre
Già domenica 22 marzo previste altre due Masterclass. Alle 10 proiezione de “Il gesto delle mani” di Francesco Clerici, che segue il processo di creazione di una delle sculture dell’artista Velasco Vitali, dalla cera al bronzo, nella Fonderia Artistica Battaglia di Milano, a seguire incontro con l’autore che racconterà il suo lavoro di documentarista e formatore, responsabile di molti progetti realizzati all’interno delle scuole. Alle 16, in occasione degli 800 anni dalla morte del Santo Patrono d’Italia, proiezione di “Francesco, Giullare di Dio” (1950) di Roberto Rossellini, commentata dal regista Michelangelo Frammartino, già ospite del BAFF nel 2025, sul cinema di Rossellini.
Lunedì 23 marzo alle 10 è in programma l’omaggio a Frederik Wiseman, uno dei più grandi documentaristi della storia del cinema, scomparso il mese scorso. Del regista verrà presentata l’opera di esordio Titicut Follies, che riprende l’inferno del manicomio criminale di Bridgewater in Massachusetts. Al termine della proiezione Masterclass su Wiseman curata da Luca Mosso, direttore di Filmmaker Festival Milano.
Uno dei maggiori autori di video essays del mondo – ne ha prodotti oltre 360 – è invece Kevin B. Lee, regista USA e docente alla USI di Locarno, che sarà al BAFF con il suo primo lungometraggio, Afterlives, che affronta in modo critico le tracce storiche e digitali della propaganda estremista, interrogandosi su come le immagini di violenza circolino, mutino e persistano. Appuntamento il 26 marzo alle 15. «Un’occasione straordinaria – sottolinea Sangiorgio – per vedere il film di esordio di un artista che riflette con le immagini sulle immagini, all’interno di un festival che si occupa di audiovisivo in tutte le sue forme».
Tra videoarte, fiction e cinema del reale si muovono invece i registi torinesi Gianluca e Massimiliano De Serio che presenteranno a Busto Arsizio il loro “Canone effimero“, già selezionato alla Berlinale. Attesi il 27 marzo alle 15. Il documentario è una sorta di archivio di un’Italia che sta scomparendo, tra riti, luoghi e culti musicali che si stanno perdendo. Immagini suggestive e un cinema inteso come riserva e memoria.
BAFF in libreria
Un’altra sezione immancabile nel programma del festival è “BAFF in libreria”, che offre occasioni preziose per ragionare e discutere di cinema insieme a scrittori, autori e giornalisti. Tre i saggi proposti quest’anno:
Flashback. Il cinema americano come riflesso politico culturale degli anni ‘80 di Matteo Inzaghi (De Piante Editore) descrive film, serie TV, registi, sceneggiatori e attori che hanno caratterizzato il periodo, e approfondisce il legame tra approccio artistico e peculiarità politiche, storiche e culturali. Un libro che permette di riscoprire un decennio di sperimentazioni estetiche, innovazioni narrative e personaggi indimenticabili, e che invita il lettore a guardare il cinema non solo come spettacolo, ma come specchio della società e della storia.
Checco Zalone – Da Cado dalle nubi a Buen Camino. Di cosa ridiamo quando ridiamo di lui (Sagoma Editore), scritto dal critico cinematografico Gianni Canova, analizza il fenomeno comico di Checco Zalone e il suo enorme successo nel cinema italiano contemporaneo. Ripercorrendo i film che hanno segnato la sua carriera, dal debutto fino alle opere più recenti, Canova cerca di capire cosa renda la sua comicità così efficace e popolare. Tra analisi cinematografica e riflessione culturale, il libro esplora il modo in cui Zalone racconta l’Italia, i suoi vizi e le sue contraddizioni, attraverso una risata capace di parlare a un pubblico vastissimo.
La fine della fine, saggio del regista e scrittore Davide Ferrario (Einaudi), è una riflessione sul modo in cui oggi raccontiamo e consumiamo le storie. In un’epoca dominata dalla serialità e dalla fruizione immediata dei contenuti, Ferrario si interroga su cosa significhi ancora dare una “fine” a un racconto. Attraverso ricordi personali, episodi di vita e considerazioni sul cinema e sulla cultura contemporanea, il libro esplora il rapporto tra narrazione, tecnologia e immaginario collettivo, chiedendosi se la nostra epoca abbia ancora bisogno di finali o se sia ormai destinata a vivere in un presente continuo.
Il film (cult) di chiusura
A chiudere il festival, il film cult “Hundreds of Beavers“, di Mike Cheslik, una delle opere prime maggiormente entusiasmanti degli ultimi anni, finalmente in Italia per merito di Parthenos. «Sono felice – dice il direttore Giulio Sangiorgio – di chiudere il festival con una proiezione a scuola, all’ICMA, e con un film che sa inventarsi una forma nuova guardando al passato: un film in cui si incontrano le comiche del cinema muto, i cartoni animati dei Looney Tunes, l’estetica e le dinamiche da videogame. E un film che fa scuola, perché è un caso di studio che può insegnare tanto ai giovani, a cominciare dal fatto che sono le idee, e non soltanto i soldi, a fare la differenza»
Premio Chiara: omaggio a Bambi Lazzati
Venerdì 27 marzo in apertura di serata il BA Film Festival ricorderà Bambi Lazzati, recentemente scomparsa e per lunghissimi anni anima del Premio Chiara con un omaggio a sorpresa. Il Premio Chiara, istituito a Varese nel 1989, è dedicato allo scrittore luinese.
Si svela il Baff 2026: a Busto Abel Ferrara e la prima da regista di Kristen Stewart
