I meteorologi ci hanno informato in anticipo che le temperature anomale e canicolari di questo inizio d’estate stanno scendendo a livelli finalmente sopportabili. Allo stesso tempo, però, ci hanno allertati per il probabile manifestarsi di temporali violenti, quel tipo di temporali prossimi alle bufere tropicali che provocano danni un po’ dappertutto. Uno scenario non proprio tranquillizzante rispetto al clima e ai suoi cambiamenti. Peraltro negati da chi, sul versante politico, non vede o finge di non vedere la mutazione in atto.
Quali siano le motivazioni del negazionismo ciascuno le può trovare ai vertici dei posti di comando, a cominciare dal signor Donald Trump che, per la seconda volta (la prima nel 2016), si è ritirato dagli accordi di Parigi. Un modo plastico per affermare che il cambiamento climatico non è dovuto all’attività antropica, cioè dell’uomo. Che siamo invece in presenza di sconvolgimenti naturali e, quindi, normali, come era già accaduto in passato. Può essere, ma gli scienziati che studiano la materia, che non parlano a sproposito come i nuovi “padroni” del mondo, sono convinti che la mano degli uomini sia invece decisiva e, di più, lo sarà in senso molto negativo se non verranno prese alla svelta le necessarie contromisure.
L’Europa ha varato un piano per limitare le emissioni, ma non è, non sarebbe, un progetto efficace a fronte della prevedibile regressione economica che ne deriverebbe. Bruxelles è chiamata a rivederlo in molte sue parti. Una debolezza progettuale che scatena gli avversari della Commissione europea e della sua presidente, Ursula von der Leyen. Hanno ragione a contestarla sulla transizione ecologica? Diciamo che questioni come quelle climatiche non dovrebbero essere “girate” in politica, assegnando alla sinistra le preoccupazioni per il futuro dell’ambiente e alla destra le opposte opinioni riguardo alle cause del riscaldamento globale e di tutto quanto viene appresso. Il “forno” di queste settimane, i mari più caldi, i ghiacciai che si sciolgono, le montagne che franano, e, a seguire, i disastrosi improvvisi nubifragi, le inondazioni, i venti micidiali, la grandine e via elencando, non hanno origine né a destra né a sinistra. Ci sembra scontato, come si può capire, ma forse non è così chiaro per tutti.
Anche nell’Italia boccheggiante di questo periodo, paese che per primo subisce le conseguenze climatiche e che, più di altri, evidenzia le bagarre politiche persino in caso di cataclismi naturali, i pareri sono discordanti: tra catastrofisti, negazionisti e, finalmente, realisti. Mentre si litiga, avanza il dissesto idrogeologico senza che il governo o le singole amministrazioni locali si preoccupino sul serio di concretizzare interventi strutturali di prevenzione, magari e semplicemente gestendo il consumo del suolo. Tutte questioni riportate alla questione prioritaria del clima che muta e delle sue conseguenze sull’ambiente.
Nei giorni scorsi, Aldo Cazzullo, nella sua rubrica sul Corriere della Sera ha ricordato il pessimismo di Sebastião Salgado, che considerava oramai irreversibile il cambio climatico. Ma ha pure sintetizzato il pensiero di Dino Zardi, professore di Fisica dell’atmosfera all’Universtà di Trento. “A differenza di Salgado – scrive Cazzullo – il professor Zardi pensa ancora che si possa fare qualcosa, cominciando dall’educazione dei giovani. Nello stesso tempo avverte che di questo passo le temperature estive cresceranno nelle città europee di altri 5 gradi, arrivando a 50, vale a dire ai limiti della sopravvivenza. Zardi è un pericoloso pessimista? Magari fosse davvero così”. Sottoscriviamo.
