Il Disincanto degl’Italiani

disincanto inno italiani
La banda dei Carabinieri: l'Inno di Mameli perde il "Sì" finale. Giusto così?

di Massimo Lodi

L’Italia chiamò: “Sì!”. Lo esprimeva, forte urlato, l’inno di Mameli, in chiusura d’entusiastico assenso. Non sarà più a ‘sto modo. Il “Sì!” sparisce, a causa di ragioni autoriali-filologiche-burosaureggianti, che qui sarebbe complicato riepilogare. Ce ne dispiacciamo? Certo: vale per ogni abitudine, uso, costume che vengono meno, pur se entrati nel mood collettivo e individuale. Però.

Però, a scavare con la paletta nella sabbia dell’immaginifico, quel “Sì!” a una specifica allerta -la mobilitazione nazionale- pareva e pare in effetti una forzatura alla pratica vigente. Ovvero: se qualcuno/qualcosa chiama, spesso gli vien risposto “No!”. Per tornaconto, indolenza, viltà. In genere la motivazione non pare alta ed è la seguente: ma chi ce lo fa fare? Tuttavia neppure bassa: i disagi abituano a guardarsi intorno, al proprio calcoletto privato, anziché lontano, al beneficio pubblico. Dunque, cuccia lì: non vedo, non sento, non dico. Bisognerebbe godere d’una forte educazione civica, invece campiamo -salvo rare eccezioni- su un debole amor patrio. Alias: il deficitario sentimento d’appartenenza a una comunità. Leggero tal quale carta velina.

Perciò si capisce come possa diventare impegnativo concludere il Canto degl’Italiani con un “Sì!”. Più realistico porvi fine, se non con il “No!” opposto agli appelli della quotidianità socio-etico-politica, almeno col “Nì!” dell’aumma aumma menefreghiero. Cioè col silenzio. Assolutamente d’ordinanza nello scetticismo diffuso: io curo gli affari miei, e che m’importa d’altro ad essi estraneo. È il Disincanto degl’Italiani, roba cui non sono toccate musica e parole di magniloquente riguardo, ma di sicuro la preferenza popolare. Si crede poco/zero a chiunque, a qualsiasi cosa. Tanto da irrobustire, di elezione in elezione, l’esercito degli astenuti, ormai divenuto la soverchiante maggioranza del Paese.

Cerchiamo una colpa alla fantasiosa supposizione? Non serve. La realtà è lì ogni giorno per essere vista, letta, interpretata con scarso margine d’errore. Basti osservare quanto succede a proposito della legge finanziaria, un luna park o un circo che gli specialisti del ramo si sognano d’eguale imprevedibile/ghiacciante pathos. L’Italia convoca a un giudizio? Non convoca affatto. L’Italia goffo-pardesca, ove tutto cambia perché nulla cambi, incita alla rassegnazione. Simul stabunt simul cadent, insieme stanno insieme cadranno, scandisce la storica formula della disillusione tricolore verso i governanti del trasversalismo istituzionale che si succedono da una recita di fine anno alla successiva. Non circola ragione per affermare che “Sì!”, un giorno diremo “No!” a quest’andazzo. Applausi con fischi, qui in curva, tra le bandiere ammainate.

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