Lance A, il verme marino e la nuova frontiera del doping

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Il verme marino, nuova frontiera del doping nello sport

Lance A, un criceto, e l’arenicola marina, un verme, sarebbero la nuova frontiera del doping. La “miracolosa” sostanza si chiama M101 e su questa starebbero studiando in alcuni laboratori di Minsk, in Bielorussia, e di Changchun, in Cina.  Di per sé la notizia non sarebbe neppure tanto nuova, avrebbe già almeno tre anni anni, ma in questi giorni il Corriere della Sera l’ha rilanciata con squilli di tromba e rulli di tamburo. Il doping, e l’antidoping, del resto muovono un mare di interessi. E di soldi. 

Ai criceti, ovvero a Lance A (con chiaro riferimento a Lance Armstrong), e tutta la sua stirpe, non si sa in quale laboratorio verrebbero fatte iniezioni di emoglobina, M101, estratta appunto da questo verme. Il vantaggio sarebbe che questa sostanza “trasporta 156 molecole di ossigeno contro le appena 4 dell’emoglobina umana…”. E si sa, negli sport soprattutto di endurance, più ossigeno significa performance migliore.  

Sempre secondo il Corriere “dopo un ciclo di iniezioni di M101 (sostanza scoperta da un’azienda francese e il cui unico scopo autorizzato per ora è la conservazione di organi) la capacità del sangue di trasportare ossigeno si moltiplica dieci volte, l’ipossia nei tessuti poco vascolarizzati diminuisce di colpo, potenza e resistenza crescono molto più di quando agli animali cavia venivano fatte punture di Epo o trasfusioni di sangue: topi normodotati trasformati in maratoneti, scalatori, triatleti dalle qualità straordinarie. Effetti collaterali? Nessuno di quelli prodotti dai farmaci equivalenti: nessun segno di ipertensione, vasocostrizione, disturbi dell’umore o altro, nessun rischio di trombosi. I super criceti stanno benissimo, anzi vedrebbero addirittura rinforzate le loro difese immunitarie per l’assenza di stress ossidativi e le qualità anti-infiammatorie di M101″.

La cosa ancora più interessante per gli sportivi sarebbe che legata al fatto che questa sostanza non viene rilevata ai controlli doping e non altera quei  parametri ematici (ematocrito, reticolociti, ferritina) che fanno suonare il campanello d’allarme del passaporto biologico.

Ma tutto questo sarà vero? Lo scopriremo con il tempo, anche se, secondo alcuni esperti, questa sostanza non sarebbe affatto così miracolosa. Di certo non saranno in pochi a fiondarsi in internet alla ricerca di questa sostanza sul mercato nero.  

Ma questa non è l’unica domanda che resta. Mi chiedo perché ricercatori bielorussi e cinesi i criceti dopati, invece che Lance, non li abbiano chiamati con i nomi di loro atleti. Dopati ovviamente, che ne hanno parecchi.

Oppure avrebbero potuto chiamarli Thomas, come Hicks, americano, maratoneta, primo caso di doping non sanzionato (stricnina a St. Louis 1904). 

Oppure Hans, come Lilyenwall, svedese, primo atleta a essere escluso dai Giochi (Messico 1968) per uso di sostanze illegali 

Magari Ben, come Johnson, canadese oro con record del mondo nei 100 metri a Seoul 1988

Forse Diego Armando, come Maradona, e tutti questo caso se lo ricordano. 

Poteva essere Marion, come Jones, americana, regina di Sidney 2000 prima di essere travolta dal caso Balco, ormoni simili a quelli umani

E Barry, come Bonds? Americano, il caso Balco nel baseball.

Andreas, come Krieger, nato nel 1966 ma fino al 1997 Heidi. Arrivava dalla Germania Est e i pesanti trattamenti ormonali la portarono al cambio di sesso.

Perché no Kim, come Jong Su, nord coreano, tiratore con la pistola a base di betabloccanti (Pechino 2008).

Oppure Alex, come Schwazer, il marciatore fermato per una doppia positività 2012 e 2016).

Chissà Maria, come Sharapova, russa, regina del tennis fermata per il Meldonium.   

I casi sono infiniti. Visto che l’Olimpiade di Milano-Cortina è prossima si potrebbero tirare in ballo i fondisti, sport travolto e riscritto dal doping, i saltatori con gli sci… Ma lasciate stare Lance e il ciclismo: non è l’unico sport che è stato vittima del doping. Ma è lo sport dove più si è fatto e si fa per combatterlo. Giù le mani quando non c’è motivo. 

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