BUSTO ARSIZIO – «Busto co-capoluogo? La destra regala titoli mentre la città arranca nei servizi». Il PD bolla come «l’ennesima boutade della destra» la proposta di legge della Lega per trasformare Busto Arsizio in co-capoluogo di provincia. «Una mossa che oggi assume i contorni della pura propaganda politica e della distrazione di massa dai problemi della città – tuonano i Dem – intendiamo fare chiarezza, mettendo in guardia da proposte giunte fuori tempo massimo».
La provocazione di Pedotti
Eppure era stato proprio il segretario del PD Paolo Pedotti, nel consiglio comunale di dicembre sul bilancio preventivo, a lanciare la provocazione di Busto Arsizio co-capoluogo di provincia. «Volevamo proprio far emergere una storica inerzia – fa sapere il Partito Democratico – ma la risposta a sei mesi della Lega non è un atto amministrativo serio, bensì uno spot elettorale tardivo». Questo perché secondo i Dem «diventare co-capoluogo non risolverà per “magia” nessuno dei drammatici problemi strutturali che i bustesi sono costretti a vivere ogni giorno. Oggi la città necessita, infatti, di risposte urgenti sulla gravissima carenza di personale che sta bloccando la macchina pubblica (comunale e non) e i servizi essenziali e non di titoli sulla carta».
Servizi carenti
Pedotti e C. elencano tutte le magagne. Dagli «organici del Tribunale e del Giudice di Pace allo stremo, con le cancellerie bloccate e i conseguenti rallentamenti per la giustizia di cittadini e imprese» ai «nostri asili nido», in cui «assistiamo alle conseguenze di scelte scellerate, con i servizi educativi che sono stati in parte esternalizzati per l’incapacità cronica di valorizzare le educatrici interne, penalizzando la continuità didattica e affettiva dei più piccoli». E ancora: «Sul fronte della sicurezza le Forze dell’Ordine operano sotto organico rispetto alle reali esigenze del territorio», e a questo «si aggiunge la paralisi quotidiana degli sportelli comunali, dall’anagrafe ai servizi sociali, fino all’ufficio tecnico ingessato dalla mancanza di geometri e ingegneri, con tempi d’attesa insostenibili».
La domanda
E dunque, la domanda dei Dem al centrodestra, «a cosa serve fregiarsi del titolo di co-capoluogo sulla carta, se le istituzioni non hanno le risorse umane per funzionare, e se mancano persino le infrastrutture sportive di base (vedasi la voce Piscina Manara) per servire non solo la città ma un intero circondario?». Per il Pd «la verità politica dietro questa proposta è che si tratta deliberatamente di un binario morto. Siamo ormai entrati nella fase finale della legislatura e i tempi parlamentari per l’approvazione di una proposta di questo tipo sono incompatibili con i pochissimi mesi rimasti. Presentare questo progetto di legge a Roma soltanto ora, sapendo perfettamente che non vedrà mai la luce prima dello scioglimento delle Camere, è un atto di ipocrisia politica e fumo negli occhi lanciato per nascondere la crisi dei servizi presenti in città». Infine, l’impegno del Partito Democratico: «Continueremo a batterci per una Busto che funzioni nei fatti e non nelle etichette, pretendendo che si assuma immediatamente il personale necessario nei servizi carenti e che si ridia una piscina alla città senza ulteriori perdite di tempo».
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