Il Roberto Maroni privato raccontato dalla moglie Emilia Macchi a “Il Bobo”

Foto di famiglia. Questa è una delle immagini che accompagnano la lettera su Il Bobo

LOZZA – Il Bobo privato. Raccontato dalla moglie Emilia Macchi, che a tre anni dalla scomparsa di Roberto Maroni e dopo una vita accanto  a lui, il barbaro sognante, svela la parte più intima di un uomo che, a lungo al fianco del Senatur, ha interpretato sogni, visioni e aspettative socio politiche di tanta gente del Nord.

Una lettera preziosa, poiché Emilia Macchi e i figli, i Maroni, nonostante la fama e i ruoli di primo piano ricoperti dal marito, hanno sempre voluto vivere una vita da famiglia normale. E nelle parole, semplici, belle e sentite, di una moglie che sente la mancanza del suo uomo a tre anni di distanza, torna il Bobo che nella vita pubblica e politica magari si è visto a sprazzi. E che Emilia Macchi oggi, domenica 1 febbraio, sotto forma di lettera al marito, ha scelto di donare a Il Bobo, associazione voluta da un gruppo di leghisti, ma in modo particolare da Marco Pinti, supportato dal professor Stefano Bruno Galli. Un dono che, con la pubblicazione su Il Bobo può essere condiviso non solo dai leghisti, ma da tutti coloro che l’hanno incontrato e conosciuto.

La lettera di Emilia Macchi

Da più di tre anni ti vedo solo in fotografia e qualche volta in TV. Da più di tre anni non mi fai più ridere. Da più di tre anni non mi fai più vedere semplici anche le cose più complicate che la vita di ogni giorno ci mette davanti.

Mi manchi Robi, ogni giorno di più.

Dopo una vita avendoti, questa nuova vita è più triste, più vuota, più difficile.

A volte mi sembra ancora impossibile e mi aspetto di vederti arrivare a casa con il tuo zainetto e le tue cartelline di documenti che impilavi vicino al letto (i tuoi dossier).

Sei stato il mio compagno da quando avevo sedici anni e così è stato complicato immaginare la mia vita senza di te. Nonostante abbia passato tanta vita con te lontano, tu c’eri, sapevo di poter contare su di te, sul tuo supporto, sulla tua capacità di analisi, sul tuo contributo sempre originale anche negli ambiti che ritenevo miei (casa, famiglia, tempo libero).

Bastava uno scambio di opinioni e le idee mi si chiarivano, anche se rimanevano magari le mie iniziali.

Nei primi anni ti ho seguito di più in politica, poi ho capito che soffrivo troppo quando leggevo o sentivo chi ti era contrario e quindi ho messo filtri e barriere protettive.

Ma quanto mi piaceva stare ad ascoltarti nei ragionamenti, quando avevi voglia di parlare o quando ci raccontavi aneddoti della vita pubblica, della “vita romana”.

Eravamo il tuo porto sicuro, le tue ancorette, come dicevo io.

Con noi, nei weekend, ti rituffavi nella normalità, nella vita di un comune cittadino, con pro e contro. E questo bagno di normalità ti “disintossicava” dalle atmosfere dei palazzi romani e ti “riportava sulla terra” dandoti quelle caratteristiche di pragmatismo, concretezza, sensibilità che in tanti hanno apprezzato nell’uomo politico.

Ho vissuto per tanti anni tramite le tue passioni. I tuoi obiettivi diventavano i miei. Le tue battaglie mi caricavano. I tuoi successi mi inorgoglivano.

Non sempre però ti abbiamo seguito. Come famiglia spesso abbiamo fatto barriera alla vita pubblica, ai giornalisti, al palcoscenico, qualche volta anche con atteggiamenti ridicoli o per te imbarazzanti.

Certo, forse potevamo renderti la vita più facile, ma a noi piaceva essere una famiglia qualunque nella nostra città.

Ci hai comunque contagiato: il tuo modo di fare, la tua bontà, la capacità di ascolto, di dialogo, di mediazione sono caratteristiche che ritrovo nei tuoi figli, che pur non essendosi mai vantati pubblicamente del loro padre, ne vanno molto orgogliosi.

Adesso che sono adulti, anche di più.

Grazie Robi per tutto quello che ci hai dato e continui a darci.

bobo maroni macchi – MALPENSA24
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