VARESE – Ha riportato serenità in un circolo, quello di Varese, noto per attriti e fratture che fino a un anno fa sembravano insanabili e pronte a riemergere a ogni giro elettorale. E già questo è “tanta roba”. Poi ha lavorato soprattutto sugli strappi, anche all’interno del centrodestra, per cucirli prima che si dilatassero. Leader silente, ma non silenzioso: nel senso che parla quando e dove serve, senza sbandierare problemi e successi sulla pubblica piazza della cronaca politica. Enrico Argentiero, segretario cittadino di Fratelli d’Italia, è un uomo di destra. Ma di una destra moderna, moderata e che predilige dialogo e confronto all’azione d’istinto.
Argentiero, dalla conferenza unitaria con tutti i capataz della coalizione a oggi, il centrodestra si è fatto notare più per gli screzi che per iniziative comuni. A che punto siete?
«Abbiamo lavorato e a febbraio faremo un approfondimento con la città dove porteremo le nostre proposte e ascolteremo il sentiment dei varesini. Voglio inoltre ricordare che il nostro programma ruoterà attorno a quattro punti cardine. Vogliamo una Varese: più bella, più sicura, più vivibile e più attrattiva. Concetti ripresi anche da Raffaele Cattaneo nella conferenza di novembre a dimostrazione che il centrodestra ha una visione condivisa della città».
L’appuntamento di febbraio sono gli Stati generali del centrodestra voluti soprattutto dalla Lega. Erano annunciati per gennaio, ma arrivano con un mese di ritardo. Dal momento che non proprio tutti concordano sull’utilità dell’iniziativa, sono slittati per problemi tecnici o di natura politica?
«La Lega li ha spinti, è vero, ma tutti li abbiamo sposati. Nella coalizione c’è la volontà di confrontarsi. Non dobbiamo avere l’obbligo di dare risposte immediate, ma abbiamo il dovere di avviare un percorso di confronto anche con la città. Poi saranno anche i varesini a dirci quale Varese vogliono per i prossimi dieci anni».
Scusi Argentiero, lei parla di unità di intenti e di identica visione. I 2.500 emendamenti della Lega però hanno messo in mostra ben altro, non crede?
«Sì, qualche problema c’è stato ed è inutile negarlo, ma credo si sia trattato più di un difetto di comunicazione tra i gruppi che di spaccature politiche. Abbiamo messo l’intera questione sul tavolo e ora posso dire che tutto è stato chiarito».
Torniamo alla conferenza stampa di novembre. Cattaneo che riprende gli stessi concetti sui quali ha impostato il suo mandato da segretario è qualcosa di più di una semplice coincidenza. Risponda secco: Cattaneo candidato sindaco del centrodestra, lei cosa ne pensa?
«Quello di Cattaneo è un nome importante. Anche se…».
C’è anche Luca Marsico, con “in tasca il passaporto” di civico e l’appoggio di Lombardia Ideale, ma che proprio civico non è…
(Argentiero ride) «Andiamo con ordine. E se parliamo di nomi, c’è Cattaneo, c’è Luca Marsico con il quale ho dialogato a lungo e poi ci sono anche i nostri Giossi Montalbetti e Luigi Zocchi. Insomma, i profili non mancano. Però mi creda, quello che emerge è che nel centrodestra non mancano persone competenti e con profili importanti. Oggi però l’intenzione di tutti i partiti è lavorare sui contenuti e trovare la sintesi. Dopo di che, faremo il nome di chi saprà interpretare al meglio le linee guida per Varese».
Tra i nomi fatti non c’è un potenziale candidato della Lega. Possibile che il Carroccio rinunci in partenza a giocare questa partita?
«Infatti non credo che la Lega rinunci ex ante a voler mettere un suo candidato. Anzi, mi aspetto che quanto prima portino anche loro uno o più profili, anche perché ne hanno. Vorrei ricordare, ad esempio, il nome di Matteo Bianchi, un ottimo profilo che però cinque anni fa ebbe poco tempo a disposizione».
Sta forse rimettendo in gioco Matteo Bianchi?
«Sto dicendo che il suo nome in una rosa di papabili non sfigurerebbe, ma non credo sia l’unica possibilità. In Lega ce ne sono anche altri».
Veniamo al suo partito. Un anno da segretario cittadino: come ha fatto in 12 mesi a pacificare uno dei circoli più frizzanti nel panorama di FdI?
«Devo dire che è un risultato raggiunto grazie al lavoro di tutti. Dialogo e confronto. Poi ci possono essere pensieri e idee differenti senza però perdere di vista la visione complessiva del partito. E poi discutiamo durante i direttivi. Caspita se discutiamo. Ora però voglio lavorare alla fase 2, ovvero aprire il nostro circolo anche a coloro che non sono iscritti, ma simpatizzano per Fratelli d’Italia. Allargare la cerchia degli iscritti è il mio prossimo obiettivo».
Anche se, vox populi, c’è chi dice che sta riflettendo se continuare o meno a guidare il circolo. Vero?
«Riflettere non significa che necessariamente debba accadere. Sarò franco. La filosofia del “dopo di me il nulla” non mi appartiene. E sto lavorando in questa direzione. Non è importante se un domani, quando accadrà, ci sia o non ci sia Argentiero. Quello che conta è far crescere un gruppo che sia in grado di dare continuità politica a Fratelli d’Italia nella città di Varese. Ecco, su questo sto lavorando. Il resto lo vedremo».
FdI oggi è la forza trainante del centrodestra. Candidato sindaco a parte, che potrebbe anche non avere la “vostra targa”, qual è l’obiettivo del partito in vista delle prossime elezioni amministrative?
«Vogliamo portare a Varese il buon governo che Fratelli d’Italia sta garantendo alla guida del governo con Giorgia Meloni e in tutte le amministrazioni regionali, sia quelle che guidiamo, sia quelle in cui siamo componente di giunta. Per fare questo serve avere grande visione del futuro e radici profonde nel tessuto sociale delle città. Varese, dopo 10 anni di centrosinistra, deve tornare agli antichi splendori».
Chiudiamo con un’ultima domanda. Dei quattro cardini del progetto politico, qual è secondo il più urgente per la città di Varese?
«Qualche mese fa dissi la sicurezza anche se penso che per garantirla non serva militarizzare la città, ma basti rendere più vivibili alcune aree del capoluogo. Oggi, invece credo che la vera emergenza sia l’attrattività. Mi sto rendendo conto che Varese, purtroppo, è diventata meno attrattiva soprattutto per i giovani. Fare di Varese una città attrattiva non significa “inchiodare” qui i nostri ragazzi, bensì dare loro l’opportunità di scegliere se restare a vivere qui o andare altrove. Oggi, invece ho la sensazione che andar via sia quasi un obbligo e non una scelta».
L’intervista rilasciata a Malpensa24 subito dopo la sue elezione a segretario FdI Varese (era il 21 marzo 2025)
M24 TV – «Siamo la generazione Meloni, dobbiamo ringiovanire i Fratelli»
