di Gian Franco Bottini
E’ iniziato l’autunno e insieme agli usuali allagamenti del Seveso, Milano si è trovata ad assistere ad una inattesa guerriglia urbana, di una violenza che, a quanto riferiscono le cronache, da tempo non si vedeva nelle nostre città. Era stata organizzata, da associazioni non partitiche, una manifestazione di protesta per quanto sta avvenendo nella Striscia di Gaza e, pur essendo l’argomento carico di contrasti politici, gli organizzatori avevano dato all’iniziativa un prevalente significato umanitario.
La manifestazione ha avuto in tutta Italia un importante riscontro di partecipazione, contrariamente a quanto avvenuto giorni prima per una analoga chiamata organizzata da una sigla sindacale, riferibile ad una parte politica. Questo aspetto oltre che sottolineare l’intendimento umanitario delle centinaia di migliaia di partecipanti, deve far riflettere i soloni della politica, di qualsiasi colore essi siano, sulla loro poca credibilità quando pensano di maneggiare argomenti dove la gente, percependone la gravità degli aspetti umanitari, non accetta alcuna strumentalizzazione, da qualsiasi parte essa provenga. Le immagini e le notizie che arrivano da quella disgraziata parte del mondo, sono infatti di tale gravità da toccare le coscienze e le sensibilità di moltissimi cittadini, spingendoli, come infatti pare sia avvenuto, a dimostrare una richiesta di umanità, avulsa da qualsiasi considerazione di tipo politico.
Che non si sarebbe trattato di una scampagnata domenicale era evidente, ma sinceramente dobbiamo dire che negli ultimi tempi era parso che, pur nel rispetto del diritto di esprimere le proprie opinioni, le tante manifestazioni di vario contenuto svoltesi nel Paese, erano restate entro accettabili binari di protesta o perlomeno non avevano dato luogo ad eclatanti episodi di violenza, tanto da farci illudere di una raggiunta maturità nel Paese. Per queste ragioni, nelle intenzioni degli organizzatori, la cosa si sarebbe dovuta svolgere secondo un copione aspro ma (con l’aggettivo usato in questi casi) “pacifico”, se non vi fosse stata l’infiltrazione di gruppi antagonisti, mascherati ed attrezzati per la guerriglia, oltre a gruppi di cosidetti maranza; individui preparati, insomma, a creare un clima di paura e disordine destinato ad allontanare dalla manifestazione chi avesse intenzioni più serie.
Pare che la manifestazione non fosse stata autorizzata (qualche giornale afferma addirittura vietata) e forse questo potrebbe essere stato un errore; come mettere del miele per attirare i moscerini.
E’ importante rilevare come tutti i leader politici siano prontamente intervenuti nello stigmatizzare gli episodi di violenza e in un certo senso dando risonanza anche alle altre manifestazioni distribuite nel Paese e alla moltitudine di cittadini che, senza bandiere di partito, hanno manifestato il loro disappunto. Di questo aspetto il Governo non potrà non tenerne conto, nelle sue future prese di posizione in materia!
E’ opportuno non enfatizzare le azioni criminose di gruppi di facinorosi rispetto alla presenza di migliaia di persone che hanno civilmente espresso il loro dissenso, ma non bisogna nemmeno sottovalutare la presenza di gruppi evidentemente organizzati, in grado di essere attrattori di altri gruppi, magari più improvvisati anche se ugualmente pericolosi e ben predisposti all’inquadramento. Crea sempre una certa apprensione la presenza di questi anonimi antagonisti che compaiono in certe occasioni, con un loro riconoscibile “dress code” (nero, maschera etc), per poi scomparire per qualche periodo e ricomparire (gli stessi, altri accoliti?) magari anche in altri Paesi.
Questi sintomi di organizzazione, se presi in considerazione, pongono delle domande che non devono essere ignorate in quanto presupporrebbero una regia e una capacità finanziaria necessaria per il sostegno di una organizzazione fatta da persone che devono comunque campare. In altri momenti queste preoccupazioni sarebbero potute apparire esagerate; in questi assurdi momenti odierni dovrebbero invece suggerire, senza inopportuni allarmismi, di non ignorare le suddette domande, che potrebbero trovare risposta anche fuori dai nostri confini.
Oggi la cosa più importante è che, nell’ardore delle compagne elettorali in corso, i nostri leader politici non comincino a scaricarsi addosso responsabilità e accuse di vario genere; per due ordini di ragioni che a loro non dovrebbero sfuggire.
La prima perché proprio le migliaia di partecipanti “laici” alle manifestazioni delle quali abbiamo parlato hanno dimostrato che su temi veramente rilevanti i nostri concittadini (e quindi i loro elettori) hanno raggiunto la loro autonomia di giudizio (se non vogliamo chiamarla “ le tasche piene dei loro inutili battibecchi.”)
La seconda perché in queste circostanze, hanno potuto constatare come il giochino di gridare “al lupo, al lupo” può divenire pericoloso. Ci riferiamo a quello sbandierato clima di “odio politico”/ “violenza politica” che ultimamente ci è parso più una forzatura della politica stessa che una realtà così presente. Le campagne elettorali si possono fare anche in altro modo, perché gli eventi dei quali abbiamo parlato hanno dimostrato che la gente, quando sente realmente un problema e non trova risposte dalla politica, sà decidere di andare in piazza piuttosto che recarsi alle urne. Purtroppo.
Corteo proPal, guerriglia a Milano. La testimonianza di Maria Chiara Gadda
bottini piazza violenti – MALPENSA24
