India e Pakistan, così vicini così lontani

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di Ivanoe Pellerin

Cari amici vicini e lontani, ad un mondo già alle prese con conflitti drammatici, scontri sanguinosi ed emergenti difficoltà economiche mancava un altro focolaio di una guerra molto pericolosa che minaccia di divampare lungo una faglia geopolitica particolarmente delicata. Per questo, il lancio dell’Operazione Sindoor, con cui l’India ha colpito diverse località in Pakistan e nel Kashmir, ha suscitato molta costernazione presso le cancellerie di tutto il mondo. Il governo indiano ha dichiarato di aver ordinato il bombardamento di nove siti in Pakistan e sul lato pakistano della regione contesa del Kashmir, in quella che ha descritto come una rappresaglia per l’attacco terroristico a Pahalgam, due settimane or sono, nel Kashmir amministrato dall’India.

Il sindoor è una sostanza tradizionale di colore vermiglio, utilizzata dalle donne hindu sposate. Simboleggia il matrimonio nell’induismo; è posta lungo la discriminatura dei capelli e la sua assenza è comunemente interpretata come segno di vedovanza. Il nome è stato scelto per fare giustizia sui maschi indiani uccisi modo scellerato, dopo aver loro chiesto a quale religione appartenessero. I pakistani hanno ucciso tragicamente gli induisti. Forse a causa della straordinaria vicenda dell’elezione di Leone XIV, a mio parere questo confronto militare fra due superpotenze nucleari è stato molto sottovalutato. L’India e il Pakistan si odiano da sempre, dal 1947 l’anno della “partizione” dei due Stati; nessuno dei due voleva avere come vicino l’altro e questo è già un problema poiché le due nazioni hanno in comune un confine lungo 3.000 Km.

L’India ha circa 1,5 mld di abitanti ed il Pakistan 200 mln. Povero, instabile e diviso il Pakistan è certamente meno definito sul piano strategico e politico rispetto all’India, una potenza globale emergente con un’economia in grande crescita ed una classe media sempre più numerosa. Risulta evidente che l’India è più potente e batte il paese confinante su tutti gli indicatori economici e politici fin dalla fondazione. Nella primavera del 1947 il subcontinente fu diviso in due Stati: l’India e il Pakistan ma il Kashmir rimase una realtà a sé, confinante con entrambi i paesi e reclamato da entrambi. L’inevitabile conflitto durò fino al 1949 quando si realizzò una debole linea di frontiera attraversata in un senso e nell’altro da dieci milioni di persone, i musulmani in Pakistan e gli induisti in India. Ma la scintilla della guerra rimase e rimane accesa, alimentata dai ricordi dei violenti massacri, perpetrati dagli uni e dagli altri lungo le linee del confine, soprattutto per motivi religiosi.

E il fuoco della violenza riprese vigore in tempi diversi. Nel 1965 il Pakistan iniziò a infiltrare i suoi militari nel Kashmir indiano. L’India ovviamente rispose. Il breve conflitto fu bloccato dagli Stati Uniti e dall’ Unione Sovietica. Cinque anni dopo le due potenze erano di nuovo in guerra per il Pakistan Orientale (l’odierno Bangladesh) dove nel 1971 le forze pakistane furono battute. Il 1972 vide la nascita dell’odierno Bangladesh ed una nuova linea di confine a ovest, pur sempre la stessa del 1949. Ancora nel 1998 il fuoco del conflitto si riaccese quando alcune unità militari pakistane penetrarono in India per conquistare la regione intorno a Kargil. Nel 2003 fu siglato un nuovo accordo ancora in vigore fino a “ieri”.

Se New Delhi non controlla del tutto l’India, Islamabad controlla ancor meno il Pakistan, con una identità nazionale meno forte, per via delle molte differenze linguistiche, religiose e culturali. Il Pakistan è geograficamente, economicamente, demograficamente e militarmente più debole dell’India, poiché è uno Stato islamico con una tradizione di governi autoritari e con una popolazione più fedele nei confronti della propria regione culturale che nei propri governanti. È di fatto una teocrazia islamica dove comandano le forze armate. É incapace di gestire uno sviluppo a favore della popolazione. L’attuale capo del governo è stato a lungo capo dei servizi segreti proprio quelli che sostengono ed addestrano i terroristi.

L’India invece ha costruito una solida democrazia laica con un senso unitario della nazione più solido e forte. L’India si è avvicinata sempre di più agli Stati Uniti e il suo premier Narendra Modi ha un’ottima relazione con Donald Trump. Il Pakistan ha un’economia fallita ed è diventato di fatto una colonia economica della Cina. L’India è in una situazione economica felice e molte aziende multinazionali stanno spostando le loro produzioni dalla Cina verso l’India; i casi più famosi sono quelli di Apple e Samsung. Di fatto l’elettronica di consumo ed i telefonini stanno conoscendo una nuova dislocazione geografica ed economica verso l’India. Occorre sperare che prevalga in Narendra Modi una certa moderazione poiché l’India non ha davvero interesse ad una nuova guerra e bisogna sperare che Usa e Cina, nonostante i loro rapporti molto tesi, vogliano fare un lavoro da moderatori e da paceri.

Il problema del Kashmir che divide i due paesi, luogo di montagne e di laghi meravigliosi, un tempo destinazione di un notevole turismo mondiale, non è solo una questione di orgoglio nazionale ma presenta alcune implicazioni strategiche. Il pieno controllo della regione darebbe all’India una finestra sull’Asia centrale ed un confine con l’Afghanistan ma negherebbe al Pakistan il confine con la Cina, riducendo così il valore di una relazione sino-pakistana che al governo di Islamabad sta molto a cuore. In più, il controllo della regione fornirebbe al Pakistan la sicurezza riguardo alle forniture idriche. Infatti il fiume Indo nasce nel Tibet himalaiano ma attraversa la parte del Kashmir controllata dall’India prima di entrare nel Pakistan; poi percorre il paese in tutta la sua lunghezza e sfocia nel mare Arabico a Karachi. L’Indo ed i suoi affluenti forniscono l’acqua ai due terzi del paese, all’industria del cotone e ad altri capisaldi della traballante economia del paese. Annoto che il confine indiano dista da Islamabad circa 400 Km, tutti in pianura. Questo significa che con un massiccio attacco convenzionale l’esercito indiano potrebbe arrivare alla capitale in pochi giorni.

Cari amici vicini e lontani come potete constatare ancora una volta, l’aspetto geopolitico di queste vicende riveste un’importanza fondamentale. Quando si parla dell’India si torna sempre al Pakistan e quando si parla del Pakistan si torna sempre all’India. India e Pakistan, così vicini e così lontani.

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