Fabio Roia, presidente del tribunale di Milano, chiede scusa a Mario Mantovani, l’europarlamentare di Fratelli d’Italia prima condannato e poi assolto con formula piena da una serie di accuse perché “il fatto non sussiste”. Vicenda giudiziaria che a suo tempo riempì i notiziari, vicenda clamorosamente smontata in Appello, dopo sette anni di pesanti procedure, con una sentenza che escluse qualunque reato di concussione, corruzione e turbativa d’asta in un primo tempo addebitati a Mantovani, attualmente anche sindaco di Arconate.
Fino a prova contraria, chi parla di malagiustizia e di errore giudiziario è nel giusto: lo conferma con autorevolezza lo stesso Roia, il quale, durante un confronto pubblico sulla riforma della giustizia, ha riconosciuto all’europarlamentare di essere rimasto vittima del sistema. E per questo gli ha chiesto scusa. Un fatto a suo modo eclatante nel mezzo delle polemiche tra politica e magistratura, tra favorevoli e contrari alla separazione delle carriere e all’istituzione della cosiddetta Alta Corte. Scuse che arrivano, tra l’altro, da un magistrato che la pensa in modo opposto a Mantovani, schierato quest’ultimo per il Sì al referendum, per il No Fabio Roia.
“Credo sia un episodio più unico che raro che venga riconosciuto pubblicamente un errore giudiziario, tra l’altro da un importante addetto ai lavori che la pensa diversamente dal sottoscritto” sottolinea l’onorevole Mantovani con una punta di comprensibile soddisfazione. Roia, dal canto suo, un po’ minimizza considerando il suo gesto “spontaneo, sentito, ma privato”. Poi aggiunge: “Mi sembrava però naturale porgere delle scuse, l’ho fatto per solidarietà umana per una persona che ha ingiustamente sofferto una vicenda giudiziaria dalla quale è stato totalmente assolto”.
Rimane però un rammarico. Mario Mantovani, che all’epoca dei fatti (2015) era vice presidente della Regione Lombardia e prima ancora sottosegretario alle Infrastrutture, trascorse una quarantina di giorni in carcere e altri 142 ai domiciliari per accuse poi rivelatisi infondate, non si è visto riconoscere il risarcimento per ingiusta detenzione. La richiesta (516mila euro) presentata dai suoi legali è stata rigettata da un’altra sezione della Corte d’Appello milanese che ha ritenuto insufficienti le motivazioni addotte. “I giudici hanno perso un’occasione per riaffermare giustizia e libertà” ribadisce l’europarlamentare. Che tiene in evidenza un altro aspetto della stessa questione: appunto le ingiuste detenzioni. Ascoltando quanto dice Fabio Roia, lo specifico problema presuppone un uso più attento delle misure cautelari detentive e, di conseguenza, un maggiore approfondimento sul piano probatorio. Un aspetto che apre altri, sostanziali capitoli della riforma della giustizia, destinata a restare un prima pagina per chissà quanto tempo ancora.
Assolto, ma risarcimento negato a Mantovani dopo 183 giorni agli arresti
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