Insulti sui muri e politica degli insulti

scritte politica insulti
Sergio Mattarella: "Il rispetto delle regole è il sale della democrazia"

La canea politico/mediatica che si è scatenata per le scritte ingiuriose di qualche imbecille sui muri del municipio di Busto Arsizio può apparire del tutto esagerata. Al di là della doverosa solidarietà al sindaco Emanuele Antonelli e alle forze dell’ordine, oggetto degli inaccettabili improperi vergati con lo spray, la caccia ai mandanti morali di un simile, scellerato episodio offre lo spunto per polemiche che non fanno bene a nessuno. Il botta e risposta tra gli esponenti dei partiti, alla ricerca dei possibili colpevoli ideologici, non fa altro che accrescere il clima di contrapposizione che in Italia, in quasi tutte le città, in provincia di Varese, caratterizza negativamente il confronto tra le parti, fino all’incomunicabilità. Il dialogo diventa difficile, provocatorio, a tratti impossibile. E, questo, non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo, non è un bene per la democrazia.

Quanto accaduto a Busto Arsizio è un dettaglio rispetto a ciò che succede in giro per il Paese, con gli scontri tra gli antagonisti (o come in altro modo si possono definire) e la polizia. Gruppi di facinorosi che cercano la rissa per la rissa. Ma anche i dettagli sono importanti in un contesto più generale, dentro un clima d’odio, come sottolinea il sindaco Antonelli in una intervista. Che però non ha una sola matrice, che si estende da destra a sinistra, attraverso accentuazioni verbali e episodi che finiscono per disorientare l’opinione pubblica e stimolare le insane passioni di chi intende la politica non come un confronto, aperto alla dialettica, al ragionamento, alle proposte, ma come una continua zuffa. Qui, chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Bisognerebbe essere capaci, tutti, a cominciare da noi giornalisti sempre alla ricerca del sensazionale, di abbassare i toni. Ma chi chiede il rispetto del fair play rischia di essere deriso in una società che sembra avere in spregio la convivenza civile. E la politica, oggi, è proprio lo specchio di questa società violenta, aggressiva, maleducata, volgare. La demonizzazione dell’avversario è l’obiettivo primario. I messaggi che ne derivano vanno a segno, fomentano e producono gli effetti che purtroppo conosciamo, a tutti i livelli.

Un altro significativo “dettaglio” tra i tanti: soltanto alcuni giorni fa, a Roma, durante la proiezione del film dedicato a Enrico Berlinguer, alcuni ragazzi hanno fatto irruzione in sala al grido di “comunisti di merda”. Un fatto che, al pari delle scritte di Busto Arsizio, non ha nemmeno bisogno di commenti. Berlinguer e Aldo Moro, il compromesso storico, il desiderio e la capacità intellettuale di superare le contrapposizioni in favore dell’Italia. Altri tempi, altra politica e altri politici. Chi c’è rimasto? Sergio Mattarella, senza dubbio, e il suo accorato appello al “rispetto delle regole sale della democrazia”. Un monito alto, da viecolare attraverso gli esponenti istituzionali, da chi ci governa a Roma ai sindaci di città e paesi. Invece, ciò che ci fanno ascoltare, sono gli insulti.

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