VARESE – «Ero teso e mi avete sciolto», ha detto ieri, domenica 11 ottobre, Fabio De Luigi dopo essere stato accolto a Varese, al suo ingresso in scena, dall’applauso di una sala da tutto esaurito, subito seguito da tanti cori di auguri per il suo compleanno. «Un teatro pieno di gente per vedere me: questa è l’Italia, la deriva…», si è subito ricomposto l’attore, comico e regista romagnolo, che all’Intred ha portato “Biol – In carne ed ossa”, spettacolo che ha inaugurato la stagione 2026/27. «Sono venticinque anni che non salivo sul palco. E io nasco a teatro».
Se fossero tutti vivi
Nonostante la serata sia sviluppata seguendo i ricordi via via raccontati da De Luigi, non sono mancate incursioni nei suoi personaggi più famosi, a partire dall’Ingegner Cane – «lo dovevo fare. Lo sentivo, ce lo chiede l’Europa» – per poi passare ad accenni di Medioman e del pagliaccio Baraldi.
Circondato da una scenografia essenziale, formata da un leggio, qualche animale posticcio, quinte e fondale «in filo di Scozia, tessuto-non tessuto. Si apre e non c’è niente: che c@%%o di tensostruttura abbiamo messo su!», ha ripercorso diversi episodi della sua vita, come lo stallo alla messicana dopo la caduta in bagno del padre per una polmonite subdola, per arrivare a riflessioni sulla vita e sulla morte.
«“Ah, se fosse ancora vivo”. Pensa che bello se fossero tutti vivi, che cenoni di Natale». Oltre a parenti in arrivo dal Rinascimento e dal Medio Evo, «pensa ai ristoranti, son già pieni adesso. Lo dico per voi, eh, io sono famoso». Una certezza subito incrinata pensando più a fondo, in particolare alla concorrenza nelle prenotazioni di gente come Sordi, Tognazzi, Troisi, Gaber e Vianello: «Meno male che si muore: se fossero tutti vivi quelli bravi, pensa che vita di m&£§a per noi mediocri».
Intervallo con piadina
Tra la parabola del peluche prodigo e una teoria su come i delfini si siano evoluti da un cane portato in spiaggia, è stata anche offerta una possibile spiegazione sulla scelta di vita del poledrico De Luigi, dovuta probabilmente all’essere stato dimenticato, a otto anni, a una partenza in macchina, in seguito al fallimento del «rito della sicura» con una Fiat 131 beige: «Se sono qui stasera sapete chi dovete ringraziare? Mio padre, mia madre e la città di Genova. Si dice che per chi da adulto faccia questo lavoro, come gli attori o i cantanti, insomma, salire sul palco, ciò succeda perché da piccoli hanno subito dei cali di attenzione».
I riflettori si sono poi spostati più a est, con il racconto della colonna di fuoco generata dal padre in giardino, una «focarina» andata fuori controllo, ma soprattutto con l’intervallo, invocato dall’artista a sua tutela perché «il comico è un lavoro usurante. È una norma che hanno inserito nel Milleproroghe, quindi devo fare una pausa di dieci minuti ogni quarantacinque. Spazio di tempo in cui ha preparato dal vivo una piadina, che «è niente senza il controllo», poi spezzata in più parti lanciate nel pubblico: «Questo è il corpo della Romagna, dite “amen”».
L’omino della sabbia e la sua favola
«Siete aridi, sembra di essere a Como», ha rimproverato De Luigi il pubblico dopo aver declamato “Il passero solitario” di Leopardi. Per poi svelare che «quando pensavo tornare in scena mi sono venuti molti dubbi, quindi sono stato a provare qui vicino»; a questo riguardo l’attore ha chiesto alla chiusura un applauso per il Caffè Teatro di Verghera, «dove sono nati un sacco di bravi comici, tranne me». A fugare ogni esitazione è stato il ritrovamento in cantina – «sono stato travolto dai ricordi e da un odore di maiale morto» – del registratore «di uno spettacolo che facevo, era il corso di difesa personale su cassetta. È stato il mio primo pezzo in assoluto, con cui a un concorso di comici sono arrivato quarto. Su quattro».
Verso il finale alcune rivelazioni, come il nome del tour, che richiama il suo soprannome da ragazzo – con tormentone allegato – “Biol”, preso da un detersivo e contrazione da Fa-bio, che gli diede Palmiro Benvenuti dei Bulldogs Sant’Arcangelo, o dove sia andato a finire chi, da bambini, ci conciliava il sonno: «Siete stanchi? No? È arrivato l’omino della sabbia. Crescendo diversi omini spariscono, per esempio l’omino che vive sotto la pancia. Da adulti quello della sabbia è diventato l’omino della m&%§a: te la tira e tu non dormi più, finisce così la sua favola. Buona notte a tutti, se ci riuscite». Ma dei veri saluti è stato incaricato «il solo artista – così la voce di Marco Mengoni – che mi fa paura, capace nel 2001 di essere in classifica con i Pink Floyd»: il cantante Olmo che, accompagnato dai battimani, ha eseguito “Dimmi cosa pensi di me” per il pubblico entusiasta.
“Il battito delle emozioni” al Teatro Intred di Varese, apre la stagione Fabio De Luigi


