di Matteo Bianchi*
Sport, parco urbano, innovazione e una nuova idea di futuro
L’Ippodromo delle Bettole è uno di quei luoghi che raccontano bene la Varese di ieri: una città ordinata, sportiva, costruita per grandi impianti immersi nel verde e con funzioni ben separate tra loro. Un modello coerente con una certa idea di pianificazione urbana del Novecento, efficace per molto tempo, ma oggi sempre più distante dalle esigenze delle città contemporanee.
Ed è proprio qui che nasce il nodo vero: non si tratta di un’area marginale o secondaria, ma di un grande spazio urbano che oggi appare poco permeabile, utilizzato in modo intermittente e ancora troppo chiuso rispetto alla città che lo circonda.
La conseguenza è una domanda inevitabile, che Varese non può più rinviare: che cosa può diventare l’area delle Bettole dentro una città che sta cambiando?
La risposta non può essere ideologica. Non può essere né una difesa nostalgica dell’esistente né una cancellazione del passato. Deve essere una risposta progettuale, capace di tenere insieme identità e trasformazione.
Una proposta chiara: equilibrio tra identità e trasformazione
Una possibile direzione di lavoro per l’area delle Bettole può partire da una scelta semplice da enunciare ma impegnativa da realizzare: costruire un equilibrio nuovo tra identità e trasformazione.
Non si tratta di cancellare la storia dell’ippodromo, né di cristallizzarla in una forma che rischia di diventare sempre più distante dalla città reale. Si tratta piuttosto di riconoscere che quella storia può continuare, ma dentro un disegno più ampio, capace di restituire all’area un ruolo urbano pieno, contemporaneo e continuo. In questa prospettiva, l’ippica può restare, ma come funzione specializzata e di qualità. Un centro tecnico e veterinario moderno, attività di ippoterapia e percorsi educativi, insieme a eventi selezionati di alto profilo possono rappresentare la nuova fisionomia di questa componente. Non più una funzione dominante che definisce da sola l’identità dell’area, ma un presidio riconoscibile, qualificato e coerente con la sua tradizione: una vera eccellenza sportiva e culturale, integrata però in un sistema urbano più articolato. Su questa base si innestano le altre componenti della trasformazione, che danno senso compiuto al passaggio da impianto sportivo a pezzo di città.
Il cuore quotidiano: lo sport come infrastruttura urbana
La parte più importante della trasformazione riguarda ciò che può diventare il cuore quotidiano delle Bettole: uno spazio che non vive più solo di eventi occasionali, ma che si apre stabilmente alla città. Una quota significativa dell’area può essere dedicata a un hub sportivo polifunzionale moderno, pensato non solo per l’agonismo ma soprattutto per l’uso diffuso. Qui trovano spazio lo sport giovanile e scolastico, cioè la formazione sportiva delle nuove generazioni, insieme a tutte quelle discipline urbane che oggi rappresentano il modo più immediato e accessibile di fare attività fisica: dal running al fitness all’aperto, fino al padel e alle attività outdoor.
Questo sistema non resterebbe isolato, ma si integrerebbe in modo naturale con il Palaghiaccio (necessaria e indispensabile una seconda pista!!!) e con l’intero sistema sportivo cittadino, creando una continuità oggi di fatto assente. Gli spazi, inoltre, non sarebbero rigidi ma flessibili, capaci di ospitare anche eventi sportivi regionali e nazionali. In questo modo le Bettole diventerebbero davvero il cuore sportivo contemporaneo della città: un luogo vivo tutti i giorni, non solo in occasione delle corse.
Il parco urbano: da spazio verde a spazio pubblico
Accanto alla dimensione sportiva si apre un’altra trasformazione fondamentale: quella del parco urbano e della viabilità. Oggi l’area è già caratterizzata da ampie superfici verdi, ma non può ancora essere considerata un vero parco urbano, perché manca di continuità, accessibilità e connessione con il tessuto cittadino circostante. L’obiettivo potrebbe essere quello di trasformarla in un grande parco pubblico attraversabile, con percorsi ciclopedonali che la collegano, spazi attrezzati per la socialità e il tempo libero e una fruizione quotidiana da parte dei cittadini anche attraverso parcheggi che sono carenti nella zona. La logica deve cambiare radicalmente: non più un’area sportiva chiusa e delimitata, ma un pezzo di città aperto, attraversabile e vissuto ogni giorno.
Università, formazione e innovazione: il salto di qualità
Infine, una parte più ridotta ma strategicamente decisiva può essere dedicata a università, formazione e innovazione. È qui che si gioca il salto di qualità più interessante per il futuro di Varese. All’interno o ai margini dell’area possono trovare spazio piccoli poli universitari decentrati, insieme a laboratori dedicati a sport science, salute, mobilità sostenibile e qualità della vita. A questo si possono affiancare incubatori per start-up legate allo sport, al benessere e al turismo, oltre a spazi di coworking e ambienti pensati per giovani imprese. Non si tratterebbe di un campus tradizionale, ma di un vero e proprio laboratorio urbano dove sport, ricerca e impresa si incontrano e generano nuove opportunità.
Da impianto sportivo a distretto urbano
In questa prospettiva, le Bettole non sarebbero più un impianto sportivo ai margini della città, ma diventerebbero un distretto urbano integrato, capace di tenere insieme sport, verde, socialità, formazione e innovazione.
Questa non è una somma di funzioni. È un cambio di paradigma.
Le Bettole oggi sono un impianto sportivo episodico. Domani possono diventare un distretto urbano continuo, dove si vive, si studia, si fa sport, si lavora e si incontra la città. È questo il passaggio decisivo: da spazio “speciale” a spazio urbanisticamente considerato come “quotidiano”.
La scelta vera
Il dibattito sull’ippodromo rischia spesso di ridursi a una contrapposizione semplice: conservare tutto o cambiare tutto. Ma la realtà urbana è più complessa. La vera scelta per Varese non è tra passato e cancellazione, ma tra due modelli di città: da un lato una città fatta di impianti separati, usati a tempo; dall’altro una città che integra sport, verde, formazione e innovazione nello stesso spazio. Le Bettole possono restare un recinto funzionale oppure diventare uno dei motori della Varese del futuro.
Si tratta di decidere che tipo di città vogliamo.
*consigliere comunale di Varese
