Kamala Harris, da “pulcino nero a cigno bianco”

pellerin kamala elezioni usa
Kamala Harris

di Ivanoe Pellerin

Cari amici vicini e lontani, riguardo alla campagna elettorale americana mi viene alla mente una bella giostra con le montagne russe, una giostra che presenta ad ogni saliscendi uno scenario completamente diverso: l’attentato a Trump, l’abbandono all’ultimo minuto del presidente Biden, l’endorsement a Kamala Harris e, ultimo, il ritiro dalla corsa elettorale di Robert Kennedy Jr. che, nipote di JFK e candidato indipendente, poteva togliere voti a Trump che vuole arruolarlo nella propria amministrazione. Quest’ultima faccenda ha suscitato un certo rumore proprio presso la famiglia (democratica) del presidente assassinato che ha già parlato di “tradimento dei valori”.

Cerchiamo di valutare ciò che è successo. Intanto noi non abbiamo nessuna idea di come si realizza e di come svolge un’enorme riunione come la kermesse democratica ed i nostri giornali non ci aiutano a comprenderla. Intanto è stato un vero e proprio show con annessi e connessi; colori e scintillii dappertutto; musica “a palla” con canti e balli e poi Springsteen, i Tre Tenori ed altri, un vero spettacolo quasi imbarazzante se pensiamo all’atmosfera paludata dei nostri politici. E poi il tifo, un tifo da stadio. La CNN (democratica) ha parlato del discorso della Kamala Harris con aggettivi come straordinario, spettacolare, meraviglioso e la Fox News (repubblicana) l’ha stroncato: un disastro, “peggio di così non si poteva”.

A mio parere due sono stati i punti fondamentali di questo avvenimento. Il primo: a Chicago il 22 agosto Kamala Harris ha completato la sua trasformazione, la propria metamorfosi. È in corso da parte dell’establishment democratica un vero e proprio lavoro di ridefinizione totale del personaggio. Questo significa ad esempio uno spostamento al centro delle sue posizioni politiche che tagliano i ponti con il passato nel quale aveva preso posizioni molto radicali su temi importanti come l’immigrazione (era stata a favore delle frontiere molto molto aperte), la criminalità e l’ordine pubblico (era stata lei a depenalizzare i furti nei negozi in California), la transizione energetica interpretata in modo piuttosto integralista. Su tutti questi temi la Harris si sta spostando su posizioni molto più moderate mentre adotta un linguaggio e un tono personale molto più rassicuranti. La parola d’ordine di questa sua campagna elettorale è diventata addirittura “la gioia”. Una vera genialata, se mi permettete l’entusiasmo.

pellerin kamala elezioni usa
Ivanoe Pellerin

È un’operazione complessa che va anche un po’ in controtendenza rispetta alla storia recente del partito democratico che dipingeva una società ingiusta, razzista, oppressiva. La maggioranza degli americani sia di destra che di sinistra pensano che la nazione sia su una cattiva strada. La reinvenzione di Kamala Harris è aiutata da un fatto singolare: lei è quasi una sconosciuta. I vicepresidenti per tradizione sono dei personaggi invisibili, hanno un ruolo minore, secondario. «Il lavoro del vicepresidente prende la forma che il presidente vuole che abbia», disse Dan Quayle, vicepresidente del Repubblicano George H. W. Bush tra il 1989 e il 1993. In effetti viene scelto dal candidato presidente soprattutto per raccogliere i voti da quella parte dell’elettorato che lui/lei pensa di non poter raggiungere.

Per la maggioranza degli americani Kamala Harris è un personaggio ignoto, un personaggio da definire, devono scoprire di chi si tratta, devono ancora formarsi un’opinione, questa è la sua grande fortuna che le consente di impostare una campagna elettorale non facendosi carico di tutta la vicenda dell’amministrazione Biden, quasi come un outsider. L’aiuta il fatto che dall’altra parte c’è un Trump che è capace di tanti insulti volgari e sessisti e meno capace di attaccarla in modo preciso, disciplinato, centrato su quelli che sono i suoi aspetti deboli. L’aiuta anche l’appoggio dell’establishment dei media, in grande maggioranza dalla sua parte, che non le fa domande scomode sul suo passato, non la incalza sul fatto che dall’inizio di questa campagna non ha ancora fatto e neanche rilasciato una conferenza stampa, un’intervista pur di non dover affrontare domande scomode.

Il secondo. La convention democratica ha avuto un altro attore fondamentale: Donald Trump, proprio lui. Non c’è stato un intervento, un commento, un dileggio che non riguardasse il nemico Trump. Il punto non è stato solo quanto è brava la Harris, che non ha governato fino ad ora, che fino a ieri non contava assolutamente nulla, che veniva addirittura nascosta dal presidente Biden, che aveva perso le primarie nel 2020, che di fronte all’incarico sull’immigrazione non ha ottenuto risultati, che non la guardava nessuno, che improvvisamente è diventata un mostro di bravura. Il punto è un’ossessione: Donald Trump. Ciò che conta è affermare in tutti i modi possibili che è impossibile immaginare un’America governata da un Trump senza guardrail. Nel discorso spettacolare, meraviglioso, straordinario di Kamala Harris il fuoco centrale è stato questo.

Un altro focus, più ovattato, quasi in sordina è stato il programma economico del quale i giornali italiani non hanno parlato. La candidata presidente vorrebbe tassare al 40% la plus valenza di un bene, sia esso una casa, sia esso un valore assunto in borsa, per il semplice fatto del possibile aumento di valore nel tempo. Questa tassa sulla ricchezza si basa su un possibile aumento del valore di un bene, un quadro, una casa, un’azione, tutte cose che possono aumentare di valore negli anni ma anche perdere questo valore. Il Los Angeles Time dice che questa è una fola, che questa faccenda vale solo per quelli che hanno un patrimonio enorme; sarà così? Ma il principio rimane? La Harris vuole aumentare il capital game che Trump aveva ridotto, vuole aumentare le tasse sulle imprese con una tassazione che passa dal 21 al 28% (in Italia è il 34%); per gli USA si tratterrebbe di uno sforzo enorme ed alcuni esperti, che hanno cominciato a fare i calcoli, parlano di alcune migliaia di mld di dollari. Sarà vero? Come vedete la faccenda si complica.

Cari amici vicini e lontani, credo che sia un bel rebus valutare e decifrare tutto quello che è successo ed è stato detto in pochi giorni a Chicago. Alla fine, mi resta nella mente solo la straordinaria (quella sì, vera!) trasformazione di Kamala Harris da “pulcino nero a cigno bianco”.

pellerin kamala elezioni usa – MALPENSA24
Visited 76 times, 1 visit(s) today