La gioventù della vecchiaia

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Gian Franco Bottini e gli Umarells

di Gian Franco Bottini

Qualche mese fa Beppe Grillo uscì con la boutade di “castrare”, elettoralmente parlando, i cittadini al di sopra dei 65 anni, quasi che a quell’età le persone entrassero in una sorta di “impotenza civica”. Si dice che allora, negli appositi laboratori dei partiti, iniziò immediatamente una affannosa ricerca per individuare una sorta di pseudo Viagra atto a risolvere quel tipo specifico di presunta impotenza; poi non se ne fece più niente e fu Grillo a prendersi di ritorno i suoi proverbiali “vaffa…” ; quando ce ne fosse bisogno, la storica “pillola blu” resta l’unica e l’originale a disposizione degli ultra 65enni.

Lo stesso comico aveva precedentemente tentato il business con gli adolescenti, proponendo l’abbassamento del diritto di voto a 16 anni, ma anche in quella circostanza gli era andata male. I suoi più acerrimi avversari erano stati allora (guarda il caso!) i suoi attuali “compagni di mutanda” della Lega ed in particolare Salvini e Calderoli che avevano gridato allo scandalo per quella proposta che sapeva di “sterminio generazionale”. Ma purtroppo in politica si usa dire delle cose oggi e, con grande faccia di tolla, dire il contrario domani; dandosi dei cialtroni a vicenda ma facendo allegramente tutti la stessa cosa con la medesima faccia di cui sopra.

Diciamo questo perché recentemente il Presidente Attilio Fontana, compagno di merende di Salvini e Calderoli, ha sfogato il suo rabbioso disappunto per la sconfitta elettorale in Emilia –Romagna , con la sgangherata affermazione che i suoi avversari, per vincere, avevano portato a votare “persino gli anziani e i disabili”. Quasi a dire: il fondo raschiato della società civile. Siamo certi che non è nelle corde di Fontana un tale pensiero, ma non ci può sfuggire, oltre che una caduta di stile, una mancanza di tatto e di considerazione verso due categorie altrimenti meritevoli di attenzioni..

La discussione su questo tema, registrata in una delle nostre visite al bar degli Umarells, era tracimata in un più vasto esame e qualcuno dei nostri amici, non certo di primo pelo, aveva denunciato il suo crescente disappunto nell’osservare l’ utilizzo sempre più distorto degli aggettivi “anziano” e “pensionato”; un utilizzo per ora ancora semplicemente irridente ma con il sentore di una crescente tendenza allo sprezzante. Chi faceva questa osservazione era la Veneta, che con la sua sensibilità femminile andava oltre. “ L’età media aumenta e con lei un imprevisto cumulo delle pensioni. Non vorrei mai che con questo poco rispetto per l’anzianità si arrivasse a degli scontri generazionali, anche familiari. Se ci si rispetta, le cose si possono aggiustare, altrimenti… “. E l’Avvocato aveva alzato ancor più l’asticella del discorso chiedendosi se, in questa era di imperante “giovanilismo”, davvero è da considerare frusto ed obsoleto l’apporto che gli anziani potrebbero ancora dare alla società e alla cosa pubblica in genere. E non aveva mancato una puntuta battuta finale aggiungendo “visto il casino che stanno combinando i così detti giovani!”  

Il Professore era stato a questo punto invitato a nozze e, dopo aver scartabellato nel suo telefono, con il suo fare saccente aveva riportato un passo del fu-Cicerone : “Nulla di vero affermano quelli che dicono che il timoniere in navigazione non fa nulla, dato che altri salgono sugli alberi, altri corrono su e giù sui ponti, altri svuotano le sentine dell’acqua, mentre lui, tenendo la barra del timone se ne sta in riposo seduto a poppa! Non fa quei lavori che fanno i giovani, ma ne fa altri molto più seri e più importanti. gioLe grandi cose non si fanno con la forza o con la velocità o con l’agilità del corpo, ma con la saggezza, con l’autorità, con il prestigio delle quali virtù la vecchiaia di solito non solo non né priva ma anzi ne è arricchita.”

L’è vech chi meur ( ndr :è vecchio chi muore) aveva chiosato il Pensionato. Intendendo che la vecchiaia delle persone va misurata sulla data di morte e non su quella di nascita, nel senso che nessuno può sapere se deve considerarsi un giovane o un anziano, non sapendo, per fortuna sua, quando sarà la fine del suo percorso. Conseguentemente, se la salute lo consente, tutti hanno il dovere e il diritto di mettere a fattor comune le loro qualità, godendo del necessario rispetto. Questo ragionamento era risultato un po’ troppo arabescato per un Sempreverde già toccato dalle critiche precedentemente rivolte ai suoi compagni di partito leghisti e, con la sua usuale spontaneità, aveva così “sbroccato”:“Comunque l’Attilio (ndr: nel senso di Fontana) questa volta l’ha fada feura del vas! Lè mei che la suga su!” Una colorita immagine che suona come un invito rivolto al Presidente a fare le opportune scuse per la sua sciagurata “scivolata d’ala” e passare oltre, magari riflettendo lui stesso sul concetto di vecchiaia e gioventù, cosi’ come impostato dal nostro amico Pensionato.

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