La guerra tra Israele e Iran, se non ora quando?

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di Ivanoe Pellerin

Cari amici vicini e lontani, contro il conformismo obbligato di molti media occidentali circa le vicende attuali, cerchiamo di mantenere la mente libera dalle ideologie e gli occhi aperti sulla storia. A proposito della guerra tra Israele e Iran vediamo di fissare precisi punti di riferimento.

Il primo. Questa faccenda nasce molto lontana nel tempo quando, con la risoluzione 181 votata dall’Assemblea Generale dell’ONU il 29 novembre 1947, si proponeva la partizione della Palestina mandataria in due stati: uno ebraico e uno arabo, con Gerusalemme sotto controllo internazionale. Da allora: “due popoli e due stati”. Il piano fu accolto con favore dagli ebrei, ma fu fortemente osteggiato dagli arabi. Alla vigilia della scadenza del mandato britannico, il 14 maggio 1948, il presidente del Consiglio nazionale ebraico Ben Gurion proclamò la fondazione dello Stato di Israele. Il 15 maggio 1948 gli eserciti di Egitto, Siria, Transgiordania, Libano e Iraq attaccarono in forze il neonato Stato di Israele. Il segretario generale della Lega araba ‘Abd al-Rahmān ‘Azzām Pascià annunciò “una guerra di sterminio e di massacro della quale si parlerà come dei massacri dei Mongoli e delle Crociate“. Gli arabi volevano cancellare il nascente Stato d’Israele dal fiume al mare, esattamente come hanno sempre proclamato i terroristi di Hamas.

Il secondo. La storia dell’atomica iraniana viene da lontano. La rivoluzione islamica, guidata dall’ayatollah Khomeini protetto fino ad allora dal governo francese, rovesciò nel 1979 lo scià Reza Pahlavi che aveva tentato di modernizzare il paese. Fino a quel momento l’Iran aveva fatto parte di un folto gruppo di stati che aveva sottoscritto il “Trattato di non proliferazione nucleare”, in vigore fin dal 1970. All’epoca della “guerra fredda” le due super potenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, avevano cercato di bloccare la diffusione dell’arma atomica. Ovviamente quell’intenzione non ebbe un grande successo nel mondo. Il governo della repubblica islamica appena nata decise di puntare sulla tecnologia nucleare ostacolato in vario modo degli USA soprattutto con sanzioni che però non ebbero un grande rilievo.

Il terzo. Nel 2007 l’intelligence degli USA lanciò un vero e proprio allarme circa le ricerche e le sperimentazioni degli scienziati iraniani. Pensate che il 1º febbraio 2007 Zbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza di Carter, testimoniò davanti alla Commissione per le Relazioni Estere del Senato statunitense dichiarando che esisteva uno «scenario plausibile per uno scontro militare con l’Iran» a causa del probabile successo dell’Iran circa la costruzione dell’arma atomica. Arriviamo al 2015 quando, soprattutto sulla spinta di Obama venne firmato il “Joint Comprehensive Plan of Action”, un protocollo negoziato dal Consiglio di sicurezza dell’ONU. In base a quell’accordo l’Iran si impegnava a smantellare gran parte degli impianti impegnati nell’arricchimento dell’uranio in cambio della cancellazione di una gran parte delle sanzioni. Invece nulla di fatto.

Nel 2023 l’Agenzia per l’energia atomica rivelò che i tecnici iraniani avevano arricchito l’uranio tanto da avvicinarsi facilmente alla possibilità di costruire la bomba. Ci fu un po’ di rumore fra le potenze occidentali ma solo Israele iniziò a preparare la possibilità di intervenire. Anche Biden cercò di riagganciare il governo di Teheran ma senza alcun risultato. Siamo all’oggi quando, alcuini giorni or sono a Vienna, il consiglio direttivo dell’Aiea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) ha approvato una risoluzione piuttosto dura che evidenzia le «numerose mancanze» dell’Iran nel rispondere alle richieste dell’organismo sul proprio programma atomico. Il report dell’Agenzia parla di una «generale mancanza di cooperazione», rivela che Teheran non ha rispettato gli impegni presi circa il programma nucleare e che è ormai in possesso di uranio arricchito al 60% in quantità sufficiente per costruire ben nove testate nucleari.

A questo punto la notte fra giovedì e venerdì passati Israele ha lanciato l’operazione “Leone che si solleva” cercando di raggiungere almeno quattro obiettivi: l’eliminazione dei funzionari del regime iraniano e degli scienziati coinvolti nel progetto nucleare; l’attacco all’impianto nucleare di Natanz; l’attacco agli impianti missilistici terra-terra di Teheran; l’attacco ai depositi dei missili balistici nella parte orientale del paese. Nel pomeriggio è iniziato un attacco contro il sito nucleare di Fordo che ospita le centrifughe più evolute per l’arricchimento dell’uranio. Se il sito di Natanz è più vulnerabile poiché più esposto, Fordo è alloggiato in profondità nella montagna ed è poco raggiungibile dalle bombe israeliane. Occorrerebbero bombe di grande profondità che solo gli USA detengono. Trump vorrà fornire all’antico alleato anche queste armi?

L’operazione è stata progettata nell’ottobre ’24 e porta la firma del Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana che non è stata coinvolta del disastro del 7 ottobre. I servizi di sicurezza sono riusciti a identificare gli arsenali e i siti nucleari, i punti di maggior debolezza dei depositi missilistici, i personaggi chiave intorno a questi argomenti. Ogni buona operazione di questo genere ha bisogno dell’effetto sorpresa e pertanto necessita di un gioco politico all’altezza della situazione e Benjamin Netanyahu si è concentrato fino all’ultimo sulle questioni interne al governo. Persino Yair Lapid, leader del partito Yesh Atid, già ministro delle finanze del governo di Netanyahu III, tra il 2013 e il 2014, il principale oppositore politico del premier, sul Time d’Israel del14 giugno, dice l’Iran “… ci attacca da anni, è stato l’organizzatore morale e materiale del 7 ottobre, ci ha dichiarato guerra molti ma molti anni fa, … l’attacco di Israele è stato una necessità.”

Cari amici vicini e lontani, mettiamoci d’accordo. Non condivido per nulla la politica aggressiva che il premier israeliano sta operando su Gaza, ma per quanto riguarda la guerra all’Iran credo che l’attacco sia più che giustificato. Di più. Credo che le nazioni occidentali debbano ringraziare Israele per questo lavoro sporco che peraltro anche una gran parte del mondo arabo stava aspettando. Togliere i denti nucleari all’Iran poterà più tranquillità e sicurezza in tutto il Medioriente. Se non ora quando?

PS. Chi è che ha armato i terroristi di Hamas il 7 ottobre, chi è che arma gli houthi che nel Mar Rosso aggrediscono il naviglio occidentale, chi è che ha sostenuto Hezbollah in Libano, chi è che ha armato la repressione di Assad in Siria? Sempre l’Iran degli ayatollah.

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