VARESE – In consiglio, ora, davvero, sono rimasti solo loro: i consiglieri della Lega con i 1.400 emendamenti ancora da discutere, oppure da cestinare nel nome di una mediazione che è già iniziata tra le parti. Tra tutte le parti. E il ritiro momentaneo delle truppe del centrosinistra ha congelato la partita e dato adito a diverse e opposte interpretazioni. Oltre che ad avere aperto a un momento di riflessione in tutta la politica varesina. Resta però il tema principale: da questo vicolo cieco come si esce? L’abbiamo chiesto a Marco Bordonaro, segretario cittadino del Carroccio, anche per cercare di capire la ragione della battaglia leghista.
Bordonaro, ora cosa succede?
«Chi governa la città si assuma le sue responsabilità. Noi siamo e continueremo a fare la minoranza. E continueremo a evidenziare che la maggioranza ha anche la responsabilità di dialogare con le opposizioni, che negli ultimi anni sono state vessate. Galimberti ha un modo di governare feudale, indegno per la democrazia e anche per la città di Varese».
Va bene, ma c’è un bilancio da approvare o bocciare e un consiglio bloccato. Cercherete quella mediazione che anche i vostri alleati hanno più volte e, inutilmente, chiesto?
«Intesa con le minoranze? È la maggioranza che ha il dovere di essere compatta. Le minoranze possono anche procedere in ordine sparso».
Scusi Bordonaro, forse non abbiamo capito bene. Un paio di settimane fa il centrodestra ha convocato una conferenza stampa in cui predicava, urbi et orbi, concetti quali: compattezza, condivisione, gioco di squadra, accantonando finanche la questione del nome del candidato e ora ci sta dicendo che potete andare in ordine sparso. Ci sta dicendo che siamo su scherzi a parte?
«No, no, non abbiamo nessuna intenzione di scherzare e l’abbiamo dimostrato. E aggiungo, quanto sta accadendo non ha alcuna ripercussione politica all’interno del centrodestra. Credo che i rapporti rimarranno inalterati».
Tutti hanno visto la spaccatura della coalizione. L’immagine dei banchi vuoti, tranne quelli della Lega, è la rappresentazione plastica di una coalizione che non c’è più. In tanti hanno percepito la presentazione degli oltre 2mila emendamenti come un’imboscata che però, vi ha isolato. Quindi?
«Che Fratelli d’Italia, Varese Ideale e Forza Italia hanno condiviso una posizione su quanto sta accadendo è un dato di fatto. Che, ripeto, non compromette i rapporti nel centrodestra varesino. Quella che stiamo portando avanti è una battaglia che ci siamo intestati perché noi siamo i più duri e fieri oppositori di Galimberti, con il quale abbiamo cercato un dialogo. Evidentemente però, questo sindaco capisce un solo linguaggio quello della Lega d’assalto. E aggiungerei, che quelli sfilacciati sono gli altri».
Cioè?
«Il centrosinistra senza Galimberti collassa. Lo dimostra il suo presenzialismo, al punto che è lui stesso a dare il parere sugli emendamenti e il fatto che, dopo due sedute hanno deciso di far mancare il numero legale. Sospettiamo che questa sia stata una scelta per tenere compatti i consiglieri che iniziavano a essere insofferenti davanti alla prospettiva di stare in consiglio a lungo».
Non è che la situazione sia migliorata, non crede?
«La Lega in consiglio ci andrà tutte le sere. Sono loro che non vengono».
Suvvia Bordonaro, duri a parole ma sotto sotto state trattando la mediazione. Qualcuno dice la resa. È così?
«I 1.400 emendamenti ancora da discutere sono tutti lì e non sono stati ritirati. E la Lega rimarrà continuerà questa battaglia….».
“…a meno che il centrosinistra non faccia un passo indietro sulla sicurezza….”. Un refrain che abbiamo sentito mille volte nelle ultime ore. Ma concretamente cosa significa?
«Il significato è molto semplice: Galimberti ammetta che qualcosa nell’atteggiamento della maggioranza non funziona e lavori per una mediazione seria che sappia accogliere le nostre istanze e che porti a risultati concreti per i cittadini e per Varese su un tema per noi cruciale. E tenga anche conto che sono tanti i varesini che ci hanno spinto a fare questa battaglia».
Appunto, veniamo a questa battaglia, che in molti non hanno capito. Qualcuno dice che in ballo ci sono due visioni: la vostra battagliera e quella di Fratelli d’Italia più dialogante. Oltre alla volontà di dimostrare che a “comandare” è ancora la Lega. È così?
«Ammesso che ci siano queste due visioni, dico che sono complementari. Dall’altra parte c’è il PD che è un monolite e tanti piccoli partiti “schiacciati” da una forza egemone. Nel centrodestra la situazione mi pare, evidentemente, differente».
A chi sostiene invece che tutto questo serve alla Lega per ritrovare l’antico spirito battagliero, ovvero che sia un passaggio catartico per ritrovare l’identità perduta tra ponte di Messina e Vannacci, cosa risponde?
«Dico che la Lega ha molte anime. Utilizzo l’esempio della bandiera di Venezia: c’è quella con il Leone che tiene in mano il libro aperto con la scritta “pace….” e quello con il libro chiuso, utilizzata quando erano tempi di guerra».
Un caso che l’esempio fatto riconduca a Luca Zaia e a una Lega differente dall’ultima versione?
«Pur stimando Zaia, dico che l’esempio è un omaggio al santo che ha lo stesso mio nome, Marco. Tornando invece a Varese e a Palazzo Estense, dico che queste battaglie avremmo dovuto iniziare a farle da tempo. Abbiamo atteso fin troppo».
Quindi, libro del Leone chiuso e tempi di guerra. Non promette nulla di buono?
«Decide Galimberti. La palla ora è nella sue mani. Noi in consiglio ci siamo già e non siamo mai andati via».
