di Gian Franco Bottini
Se parliamo di “Remigration”pensiamo sia noto a tutti di cosa si stia trattando, visto il clamore suscitato dal “summit europeo” di questo gruppo, dichiaratamente neonazista, che ha faticato a trovar casa dalle nostre parti, per poi approdare in una sala pubblica di Gallarate. Definirlo un gruppo di estrema destra con il solo obbiettivo del “rimpatrio forzato di tutti gli stranieri” (con particolare attenzione al colore della pelle) sarebbe pericolosamente riduttivo, visti gli altri intendimenti e dichiarazioni, a dir poco scellerati, che hanno volteggiato sopra questo summit. Importante sarebbe capire se (e nel caso di chi si tratti) vi sia stato un “basista” di questa operazione, considerata la pervicace ricerca nel cercare spazio proprio nella nostra zona geografica.
Di sicuro comunque ci sono stati dei simpatizzanti locali che nascondendosi dietro la “libertà di pensiero e di espressione”, interpretata senza eccessivo riguardo alla nostra Costituzione, hanno strizzato vergognosamente l’occhio al gruppo Remigration, assentendo alle sue idee ma, per la verità, mirando a conquistare lo spazio elettorale di quella estrema destra, che oggi Meloni sta cercando di scrollarsi di dosso. Questa simpatia l’ha certamente dimostrata la Lega, con Vannacci entusiasticamente allineato a Remigration così come i nostri concittadini Cassani e Tovaglieri (ognuno per il proprio ruolo). Il primo come discusso ospitante della manifestazione, ruolo da altri sindaci decisamente rifiutato; la seconda con la propria presenza di persona ma con un suo intervento digitale, una soluzione così particolare che qualcuno l’ha definita sintomo di una partecipazione un po’ timida, forse anche un po’ imbarazzata. E’ evidente comunque che i nostri due conterranei (loro come altri leghisti) hanno agito con l’autorizzazione o, assai probabilmente, con l’ordine perentorio del loro “capitano”.
Il summit ha avuto risonanza nazionale, con molte e giustificate rimostranze e con contestazioni di cittadini e di parti politiche di vario colore; contestazioni che hanno rischiato di venir sminuite,nei loro solidi contenuti, dalla solita e incontrollata “marmaglia rossa” che ha trovato più interessante riunirsi a Milano per fare il gioco che preferisce: quello di “menarsi” con la nostra Polizia. Non ha certo aiutato a calmare gli animi l’intervento del ministro degli Interni (matrice Lega) che interpellato sulla presenza del summit Remigration a Gallarate, ha risposto con una complicata “supercazzola” che sarebbe stata incomprensibile persino alla buonanima di Ponzio Pilato.
Ma in fondo non c’è da stupirsi. Tutto quanto avvenuto ha una sua logica che si inserisce perfettamente nell’attuale situazione del centrodestra, dove Giorgia Meloni cerca di ripulire il suo partito da quelle frange estremiste che, nel passato, l’hanno aiutata nella sua “adolescenza politica” ma che oggi rischiano di nuocerle, nel suo tentativo di consolidare quella dose di moderazione che molto le serve, per mantenere sia il suo elevato consenso in Patria che la sua conseguita innegabile credibilità internazionale. In sostanza: una affannata Lega, tenta di rallentare la frana del suo consenso, cercando di conquistare spazio nell’estrema destra, snaturandosi totalmente rispetto alle sue radici a favore di una fisionomia del tutto “vannacciana”; una cosa che prima o poi non mancherà di creare fratture interne.
Contestualmente, Fratelli d’Italia vede di buon occhio questo tentativo leghista nell’intento di conquistare una immagine che piaccia a quell’ampio spazio di consenso “moderato”, oggi astensionista, o addirittura di poter continuare ad erodere il campo di Forza Italia. Da par suo, la “nuova” Forza Italia (che al momento di nuovo ha solo le intenzioni), che comunque continua a rappresentare l’unico riferimento con una reale storia di moderazione liberale, come opera di contenimento dalle erosioni dei “Fratelli” non ha che da che strizzare l’occhio verso il centro ed in particolare verso quel centro “rosa” rappresentato da “Azione” che, obbiettivamente, al momento rappresenta l’unica forma di aggregazione politica che, in molte occasioni, dimostra di poter rappresentare il mitologico “centro”. Anche quest’ultima operazione pare essere ben vista da Meloni, perchè foriera di un allargamento (magari nella forma di appoggio esterno) della sua coalizione, nel caso che le evoluzioni leghiste della quali si è parlato prendessero una brutta piega. A supporto di questa ipotesi vale ricordare la inusuale, molto amichevole, quasi blandente partecipazione della Premier al recente congresso “calendiano”.
Eravamo partiti da un poco apprezzato summit per arrivare ad ipotizzare un complesso scenario di grande importanza per il Paese; tanto valga a dimostrare che in politica nulla avviene per caso ed anche episodi che paiono squallidi e limitati, come quelli descritti, non meritano alcuna sottovalutazione.
summit lega meloni – MALPENSA24
