La lezione di Emilietta, gli invisibili e tutti noi

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L'"appartamento" di Emilietta al Terminal 1 dell'aeroporto di Malpensa

La storia di Emilietta, la donna di recente scomparsa che, prima di essere ricoverata in una casa di risposo, ha vissuto per vent’anni all’aeroporto di Malpensa, è emblematica rispetto alla condizione dei cosiddetti invisibili, degli ultimi. Una condizione di fragilità doverosamente da commentare, questa volta cedendo lo spazio dell’Editoriale a due interventi ripresi dai social. Angelo Santino Colombo sottolinea gli aspetti umani della vicenda e Sarah Foti, sindaco di Ferno, ne contrappunta con un suo intervento la cifra istituzionale. Due post che ci sembrano più che significativi rispetto ad ogni altra considerazione che potremmo fare dal nostro punto di vista giornalistico.

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Angelo Santinio Colombo
Addio a Emilietta, “la signora dell’aeroporto”.
La sua storia ci commuove ma ci obbliga anche a riflettere.
Dietro il soprannome affettuoso c’è una verità scomoda: una donna che per vent’anni ha vissuto dentro un aeroporto, con una residenza “fittizia”, senza una vera casa. Una presenza diventata familiare per molti, ma che in realtà rappresenta il simbolo di una solitudine silenziosa e di una fragilità rimasta ai margini.
Ricordarla con affetto è giusto. Ma non basta. Dobbiamo chiederci come sia stato possibile che una persona abbia trascorso la propria vita in condizioni così precarie, invisibile agli occhi delle istituzioni.
La vera memoria di Emilietta deve essere questa: trasformare la sua storia in un monito. Non limitarsi ad accettare la precarietà degli altri come “colore di cronaca”, ma costruire reti di sostegno e inclusione che impediscano a chiunque di dover chiamare “casa” i corridoi di un aeroporto.
Solo così il suo ricordo sarà davvero rispettato e utile a tutti.
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Sarah Foti
Buonasera Angelo, molto lieta, sono il Sindaco di Ferno. Mi permetto solo un unico appunto alle sue considerazioni, naturalmente più che legittime. Per il Comune di Ferno, la Signora Ton, e come lei tanti altri, non è mai stata “colore di cronaca”, bensì una persona con la sua dignità e con il suo orgoglio. Si è sempre fatto il possibile per alleviare la sua precarietà fino a riuscire a darle negli ultimi anni una vita più comoda, agiata e confortevole.
Non è corretto generalizzare perché le reti di sostegno ci sono, magari non perfette, ma certamente animate da persone dotate di umanità, sensibilità e altruismo. Penso ai tanti volontari della Caritas, della Croce Rossa, ai servizi sociali comunali e, perché no, anche a tanti amministratori che non si voltano dall’altra parte.
Non sono situazioni semplici da risolvere, anche perché in alcuni casi, tali situazioni rappresentano una precisa scelta di vita da parte di persone cui è difficile fare cambiare idea. Ciò non toglie che l’impegno deve sempre essere massimo e puntuale.
emilietta malpensa lezione – MALPENSA24
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