La nevicata dell’ 85 e la neve che non c’è più

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Quarant'anni esatti dalla "nevicata del secolo"

Quarant’anni fa, il 13 gennaio dell’85, nevicò così tanto che le nostre città furono letteralmente sommerse. Chi c’era ricorda il paesaggio fiabesco, il fascino e il silenzio irreale delle città, la felicità dei bambini, i disagi per gli spostamenti e per tutto il resto. Non esisteva ancora lo smart working ma, nonostante i tanti problemi, le attività non si fermarono del tutto. Quei settanta centimetri e, in certe zone della provincia di Varese, anche più di un metro di neve non ci obbligarono a rinchiuderci tutti in casa.

Per ironizzare, anche allora c’era chi sosteneva che non serviva spalare la neve: va via da sé. In redazione, alla Prealpina, un collega esortava il caporedattore a non fargli scrivere articoli inutili: “Nevica – diceva – che notizia è? Lo sanno già tutti”. Le amministrazioni civiche erano in un altro senso sommerse dall’urgenza di ripristinare almeno la viabilità. I centralini dei Municipi e dei giornali furono intasati dalle telefonate dei cittadini che reclamavano sgomberi immediati del manto nevoso che impediva la mobilità, interventi per i quali e in quelle condizioni nessun ente pubblico era preparato. A Gallarate, il sindaco di allora e il direttore della municipalizzata a cui competeva la pulizia delle strade risposero alle proteste invitando i giornalisti a un tour in auto per la città. “Vedete, è tutto a posto e in un men che non si dica” spiegò orgoglioso il primo cittadino. Tutto a posto? Fu proprio la sua vettura che richiese l’intervento del trattore per trarla da un impiccio, diciamo così, nevoso. Quasi un contrappasso.

Ricordi, frammenti di ieri. Ma se capitasse adesso? Innanzitutto quanto tempo è che non nevica più in modo consistente dalla nostre parti? Anni, ci pare. C’è chi spiega sia un segnale inequivocabile del cambiamento climatico in atto: infatti, nevica al Sud. Le amministrazioni civiche come reagirebbero a un’emergenza come quella dell’85? Abbiamo la sensazione che non tutte abbiamo postato in bilancio le onerose somme necessarie per pagare un così massiccio intervento di sgombero. Con le immaginabili conseguenze.

E noi, cittadini? Siamo diventati più intolleranti, i contesti sociali sono diversi, meno efficienti, più rognosi, i disservizi sono all’ordine del giorno in tutti i settori. Questo ci rende nervosi, aggressivi, poco propensi alla sopportazione. Forse oggi ci salverebbe lo smart working, forse. Ma non siamo del tutto sicuri che sia sufficiente per placare disagio e rabbia collettivi. Morale: meglio che non nevichi più come quell’anno.

Benché, diciamolo sottovoce, la neve ci manca. L’inverno non è l’inverno con le temperature costantemente sopra lo zero. Gli esperti sono convinti che un evento simile, oggi è molto improbabile: “La stagione fredda è più corta e le medie delle temperature più basse”. Rassegnamoci. Anzi, accontentiamoci. Nella splendida “Nevicata del ‘56”, Mia Martina evoca una città “candida, tutta pulita e lucida/Tu mi dici di sì/ L’hai più vista così?/Che tempi, quelli”. Già, che tempi, almeno c’era la neve. Almeno, dopo esserci arrabbiati, potevamo ancora sognare. Sarà pure una banalità, ma certi cambiamenti inducono alla malinconia. E non è soltanto colpa della neve che non c’è più.

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