di Ivanoe Pellerin
Cari amici vicini e lontani, come molti di voi avevo investito sull’incontro Putin – Trump in Alaska davvero molte speranze sulla possibilità che la guerra in Ucraina si avviasse ad un epilogo, magari non immediato ma tuttavia possibile nel tempo. Mi devo ricredere, non sarà così. Con il passare dei giorni appaiono sempre più chiari i segnali di un possibile alleggerimento del conflitto che provengono dai governi impegnati nel confronto militare sono pallidi, molto pallidi. Trump ha riconfermato il suo sostegno alla causa ucraina solo attraverso le armi fornite alla NATO e quasi contemporaneamente ha dichiarato che Zelensky è un grandissimo venditore perché ogni volta che va negli USA riesce a portare soldi a casa per armare le truppe e difendere il paese completamente paralizzato.
Paolo Mieli sul Corriere della Sera del 26 agosto sottolinea come Trump “Lasciò circolare notizie contradditorie circa la sua intenzione di continuare a proteggere l’Ucraina e fece trapelare l’indiscrezione che presto Zelensky avrebbe visto Putin a tu per tu. Tutte fandonie.” Anche l’ottimo Alessandro Sallusti sul Giornale del 26 agosto conferma le ragioni di Giuliano Ferrara, da sempre dichiaratamente anti-trumpiano, che sul Foglio scrive che non ci si può fidare delle dichiarazioni di Trump e commenta come ha dichiarato in un tempo lontano l’incredibile Churchill che: “La Russia è un rebus avvolto in un mistero che sta dentro ad un enigma.” Io credo che lo stesso Trump per narcisismo e per il suo ego ipertrofico stia portando a spasso l’Europa e l’Ucraina con alterne proposte e non voglia ammettere che i russi lo stiano “menando per il naso” e che i russi siano più capaci di comprendere qual è lo scenario internazionale nel quale si stanno muovendo le due super potenze. Come ha ricordato la premier Giorgia Meloni al meeting di Rimini, la proposta italiana circa la sicurezza dell’Ucraina raccordata all’articolo cinque della NATO con altri stati occidentali della quale ho accennato in un precedente commento, è sul tavolo delle cancellerie di tutti i paesi europei.
Al di là di ciò non dobbiamo perdere di vista il complessivo scenario degli USA del quale l’ottimo Mario Sechi propone un’interessante valutazione in cinque punti della quale vi proporrò (scusandomi con l’autore) una breve sintesi. Finanza. La politica di Trump prevede un dollaro debole contro un euro rafforzato, questo per facilitare le esportazioni. Il licenziamento della consigliera Lisa Cook e la recente nomina di Steve Miran (consigliere economico del presidente) nel board della banca centrale va nella direzione di un cambio delle strategie della Federal Reserve. Difesa. L’Europa comprando le armi made in USA potrà continuare a sostenere Kiev e potrà avviare la costruzione di una industria bellica europea che ora è assente. Tecnologia. In questo campo il mercato è dominato da Nvidia e dai giganti della Corea del Sud e da Taiwan. Gli americani stanno tentando di costruire una “sovranità del silicio” di pari passo agli investimenti sull’Intelligenza Artificiale. La competizione è fra America e Cina; l’Europa è completamente fuori dal gioco.
Immigrazione. Secondo Sechi la stretta americana sull’immigrazione è “impressionante” e l’ondata del cambiamento arriverà in Europa. La popolazione straniera negli Stati Uniti è in netto calo. “In giugno la popolazione straniera è diminuita di oltre 1 mln di persone, segnando il primo calo dal 1960.” Energia. In gioco ci sono i più grandi giacimenti di gas del Mediterraneo Orientale, il petrolio libico e nigeriano, le terre rare dell’Africa, i barili dell’Arabia Saudita. In questo ambito l’autore inserisce la capacità militare e politica di Israele di ridisegnare la mappa della regione ed io mi permetto di ricordare, come ha fatto la premier Meloni sempre al meeting di Rimini, la politica dell’Italia con il piano Mattei indirizzato a rafforzare e rinnovare la cooperazione con il continente africano attraverso un approccio paritetico, superando la logica donatore-beneficiario. Il commento di Sechi termina con: “Tutto è energia, niente esiste senza energia”.
A proposito di una visione allargata sulla politica americana, a me pare che i media occidentali non abbiano dato una grande importanza alla recente firma dell’accordo di pace tra Azerbaigian e Armenia mediata dagli Stati Uniti. In sostanza con questo accordo è stata affermata una Trump route for international peace and prosperity (Tripp) che rappresenta una svolta geopolitica di notevole importanza che indica la volontà americana di inserire un importante tassello geografico e politico nel cuore dell’Eurasia. Di fatto questa presenza blocca la continuità dell’influenza sino-russe in queste zone impedendo la formazione di un blocco euroasiatico unificato.
Secondo il parere di Francesco Galietti, esperto di scenari strategici, il corridoio Tripp che comprende lo sviluppo di infrastrutture ferroviarie, energetiche e di telecomunicazioni, crea un’alternativa occidentale alla Belt and Road Initiative, la via della seta cinese e, posizionandosi fra il Mar Nero e il Mar Caspio, si pone in modo molto strategico fra la Cina e l’Iran. Non di poco conto, vi è la possibile espansione degli accordi di Abramo verso l’Asia Centrale, per esempio con l’Azerbaigian, il Kazakistan e potenzialmente anche con l’Uzbekistan, cosa che creerebbe un’importante entità politica e strategica dal Mediterraneo Orientale ai confini centroasiatici. L’Iran ha subito capito la minaccia e si è già posta di traverso per impedire la creazione di un “corridoio” americano nell’area.
Sechi e Galietti concordano nel ricordare, mi pare opportunamente, colui che è considerato uno dei padri della geopolitica: Arnold J. Mackinder, britannico, vissuto a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento. È conosciuto per la sua celebre teoria geopolitica dell’Heartland, che si può tradurre come “Cuore della Terra”, un’area geografica collocata al centro dell’Eurasia, il cui controllo consentirebbe di dominare il mondo. Infatti affermava: “Chi controlla l’Est Europa comanda l’Heartland: chi controlla l’Heartland comanda l’Isola-Mondo: chi controlla l’Isola-Mondo comanda il mondo.” In questo scenario anche il Pakistan assume un ruolo importante diventando di fatto uno snodo fondamentale tra Asia Meridionale, Asia Centrale e Medioriente. È importante a tal punto ricordare che la Cina ha investito ben 65 mld di dollari nel Cina-Pakistan Economic Corridor (Cpec) per penetrare l’Heartland.
Cari amici vicini e lontani, come potete constatare la strategia americana tiene conto di una visione complessiva attenta non solo all’Indopacifico (Cina e d’intorni) ma concentrata anche sull’Eurasia. Chi pensa che Trump sia solo un clown, un venditore di fumo, uno sbruffone che dice una cosa un giorno ed il contrario il giorno dopo, probabilmente sbaglia. I confini della politica americana sono un po’ come il gioco della dama: sono il bianco e il nero.
trump politica americana – MALPENSA24
