GALLARATE – I maranza, giovani che “assediano” con i loro comportamenti fuori controllo le città, compresa Gallarate. Il sindaco Andrea Cassani ha dichiarato a chiare lettere che la sua amministrazione non intende tollerare oltre certe situazioni di disagio. L’ha detto in consiglio comunale, riscuotendo in città diversi consensi. Ma c’è chi non è d’accordo, come la psicoterapeuta Giuseppina Calvo, che scrive al primo cittadino la sua posizione in proposito. Ecco la lettera che, naturalmente, esprime un’opinione e apre, per chi lo volesse, il confronto.
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di Giuseppina Calvo*
Gallarate è una cittadina vivace e creativa, che presenta ancora oggi un senso comunitario e di solidarietà civile. Tante, infatti, sono le associazioni culturali e no profit che hanno come fine l’assistenza e il sostegno ai più fragili
L’attuale periodo storico ci pone davanti molte difficili sfide; è un momento di transizione sul piano tecnologico, culturale, sociale. I nostri ragazzi vivono, respirano questo clima di cambiamento che intensifica l’instabilità propria della loro fase evolutiva e diviene importante il posizionamento degli adulti: stabilire limiti e norme come possibilità per “il bene comune”, dialogando con le nuove generazioni, ascoltando la loro fatica nel trovare un modo autentico e personale di stare dentro questo caotico mondo.
Il padre è colui che con il proprio comportamento afferma non con la forza ma con la benevolenza e la compassione, un sistema valoriale che dia ordine e significato permettendo al figlio di confrontarsi, senza venire umiliato e sottomesso. Il rapporto con l’istanza superegoica segnata dal rispetto e da un atteggiamento pacifico e non belligerante, fornisce agli adolescenti un modello di vita basato sulla convivialità, sull’espressione del conflitto e della sua risoluzione senza la violenza e il sopruso.
“Il nostro obiettivo è combattere i maranza…”, afferma il Sindaco di Gallarate, laddove il verbo combattere rimanda a un contesto guerreggiante, di affermazione del potere con la forza… e questo non è proprio quello che chiediamo di non essere ai “maranza”?
“Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!” (Nanni Moretti)
Le parole che usiamo ci definiscono e identificano l’ambiente nel quale ci muoviamo.
Le Forze dell’Ordine hanno il difficile compito di monitorare, proteggere, disciplinare la comunità; la politica, invece, “tratta della convivenza e comunanza dei diversi” (Hannah Arendt ) per il bene comune; si occupa del passaggio dal caos degli impulsi individualistici all’organizzazione di un tutto per il soddisfacimento dei tanti. In questo contesto la cura delle categorie più fragili non può che essere basilare e i valori che la orientano devono essere chiari e lungimiranti.
Chi sono i “maranza”? Chi sono questi ragazzi pronti a spaccare, picchiare, urlare e con ciò attaccare il sistema delle norme civili del paese? E siamo certi che una risposta solo repressiva sia quella più adeguata? I ragazzi esprimono ciò che gli adulti hanno loro insegnato e manifestato sia nel linguaggio che nel comportamento. La simmetria tipica di un pensiero arcaico -“occhio per occhio, dente per dente”- genera un senso di espulsione e di giudizio che ha come diretta conseguenza la rabbia.
Gli adolescenti, maranza e non, hanno la necessità di essere contenuti per imparare a gestire la propria emotività; ma se gli adulti stessi mostrano come strategie educative l’accesso alla violenza verbale, come potranno i ragazzi bonificare il proprio mondo interno per trasformare la collera in energia?
Caro Sindaco, lei svolge un ruolo delicato, complesso e molto difficile. Guidare una comunità, coordinare le tante e diverse anime di un paese comporta una grande fatica che richiede il sostegno e l’appoggio di tutti noi cittadine/i. Il contributo degli operatori che si occupano della cura dell’anima consiste nel sollecitare una visione multifattoriale dei fenomeni e dei comportamenti umani: invece di “combattere”, accogliamo i nostri giovani, cerchiamo di comprendere che il vuoto lasciato dalla pandemia, il caos portato dalle guerre sempre più geograficamente vicine a noi, lo smarrimento per il futuro di un paese economicamente indebitato e povero hanno delle conseguenze sui ragazzi che cercano, anche sbagliando, un senso… perché anche se “un senso non ce l’ha/ domani arriverà lo stesso””(Vasco Rossi) e i nostri ragazzi erediteranno ciò che noi oggi stiamo costruendo, sia in termini concreti che di visione del mondo.
*psicoterapeuta
Gallarate, il sindaco Cassani: «I maranza sono un problema e noi li combattiamo»
gallarate maranza lettera – MALPENSA24
