Egregio direttore,
crescente e sempre più visibile è l’importanza geo politica della regione Artica. Gli Stati Uniti che già dispongono di una base in Groenlandia stanno rivendicando l’utilizzo, nonché la proprietà, dell’intero territorio dell’isola che, allo stato degli atti, appartiene alla Danimarca.
Anche la Russia è impegnata nello sviluppo della sua zona artica, che è un quarto dell’intero suo territorio. La priorità è data al quadro logistico e dei trasporti. Sono in costruzione, dopo il primo, tre altri rompighiaccio a propulsione nucleare. Si estendono i collegamenti alla rete ferroviaria.
La cooperazione internazionale invece sta subendo sfide paralizzanti interrompendo discussioni e collegamenti finalizzati alla salvaguardia degli ecosistemi di tutta l’area.
Nelle mie letture di questi giorni riferite all’Artico ho scoperto, non certo dispiaciuta, che ci sono tre isole russe con i seguenti nomi: isola Bolscevica, isola Rivoluzione d’Ottobre, isola Komsomolec. Anche qui, durante la seconda guerra mondiale soldati e marinai russi si spesero eroicamente per respingere dal cielo e dal mare l’aggressione nazista.
Pure l’enciclopedia on line Wikipedia riferisce questi fatti arricchendo la memoria con la raccolta di firme che nel 2000 proponeva il cambiamento dei nomi delle tre isole in questione per dedicarle a principesse della dinastia Romanov. La proposta forse è ancora in piedi, l’obiettivo non ancora raggiunto.
E’ che gran parte dei russi non può dimenticare che un esteso pezzo della terra artica, l’Alaska, da sempre russo, fu venduto nel 1868 da uno zar Romanov, Alessandro II, agli Stati Uniti d’America per un pugno di dollari.
Maria a Pellegatta
lettera regione artica – MALPENSA24
