La “via maroniana” alla sicurezza: più autonomia meno piagnistei

sicurezza bordonaro maroni

La “via maroniana” alla sicurezza. Interessante l’editoriale di Massimo Lodi riguardante la sicurezza delle nostre città, utile soprattutto per ravvivare un dibattito locale e d’opinione che – da qualche anno – si è un po’ perso tra le urla dei social, le manie di protagonismo e il deficit di attenzione che colpisce tanto i ragazzi quanto gli adulti.

No, non è necessario militarizzare le città, anche perché l’operazione “strade sicure” nasce soprattutto per presidiare, grazie ai militari, obiettivi e siti sensibili, più che per fare quello che normalmente fanno le forze di polizia: i militari sono certamente utili, ma serve trovare anche altre soluzioni strutturali.

Marco Bordonaro

Dire che ”…sia impossibile alle amministrazioni periferiche affrontare le devianze criminali senza l’aiuto primario dell’autorità centrale” è una dichiarazione di resa inaccettabile da parte di un amministratore di Ente locale, e so di farmi tanti nemici a voler “tirare per la giacchetta” alle amministrazioni locali; il controllo “palmo a palmo” del territorio non può che essere in mano ai sindaci, agli amministratori locali e alle polizie locali, il cui ruolo è cambiato notevolmente negli ultimi anni: non devono essere una fabbrica di multe ne’ dei semafori umani, tantomeno “impiegati con la pistola”, piuttosto professionisti esperti nell’ambiente urbano, nei quartieri e nelle periferie (che fine ha fatto il vigile di quartiere?), a strettissimo e diretto contatto con il cittadino.
Serve un movimento per la nobilitazione del loro ruolo, mentre la sinistra – allergica alle divise – li vorrebbe inermi (e in qualche città italiana li ha già disarmati); l’attualità richiede che siano dotati dei migliori strumenti – taser, bolawrap, cani antidroga, automezzi adeguati – per poter adempiere alle loro funzioni.

Parimenti, non è più pensabile avere piccoli comuni con micro-polizie locali, nei quali piuttosto sarebbe meglio propendere per gestioni associate intercomunali con grandi comandi dove possano fiorire professionalità e capacità, anche creando efficienze grazie alle economie di scala.

Tutto ciò senza nulla togliere al ruolo delle forze dell’ordine come polizia, carabinieri, guardia di finanza. Ma – come succede da anni, purtroppo, nel capoluogo Varese – il continuo appellarsi a “mamma Stato” è un brutto modo per far come Ponzio Pilato e lavarsene le mani, mentre ci sono situazioni di micro-degrado che una pattuglia di Polizia Locale attenta potrebbe stroncare in pochi minuti senza attendere l’arrivo dell’esercito, dei carri armati, dei supereroi.

Certo, qualche risorsa in più sarebbe sicuramente utile; ma anche una riforma della Polizia Locale (già depositata in Commissione alla Camera) e lo scorporo delle assunzioni di Polizia Locale dal computo dei limiti di spesa del personale dei Comuni virtuosi. È la “via maroniana” alla sicurezza, bellezze, ed è ora di iniziare a parlarne seriamente: più autonomia, meno piagnistei, più potere ai Sindaci, che devono passare dalla “vigile attesa” all’ascesa dei Vigili.

Proprio Roberto Maroni diede maggiori poteri ai sindaci in ambito sicurezza con la modifica dell’art. 54 del Testo unico enti locali. I sindaci, “capi della comunità” che non possono e non devono esimersi dal dare risposte ai loro concittadini sul tema della sicurezza, in particolare i sindaci dei Comuni capoluogo. Galimberti, se ci sei, batti un colpo. È ora.

Marco Bordonaro
sergretario Lega Varese

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